L’asse franco-tedesco è di nuovo in crisi e l’Europa sembra non avere più una guida politica. Il problema è che non pare esserci un sostituito alla leadership storica dell’Unione Europea: in questo stato di cose l’Ue appare un “grande insieme” senza forza decisionale e priva di direzione politica. Certo questo momento potrebbe rivelarsi passeggero: l’Ue ha già attraversato momenti di tensione tra Parigi e Berlino, e una svolta potrebbe avvenire nel 2027 con le elezioni presidenziali in Francia. Ma se l’elettorato francese confermasse la sua deriva antieuropea, l’Ue metterebbe a rischio davvero la sua sopravvivenza. Ed è ciò per cui fanno il tifo Donald Trump e Vladimir Putin, da sempre interessati a indebolire l’Europa. L’asse franco-tedesco serve a entrambi paesi, lo sanno sia Emmanuel Macron e Friedrich Merz, anche perché senza una loro convergenza l’Europa è letteralmente ferma. Per quanto i rapporti allo stato attuale sono tutto meno che semplici. Tema su cui si scontrano è evidentemente la difesa: l’intenzione comune della Ue è quella di non voler più dipendere dall’imprevedibilità di Trump, il difficile è trovare una strategia comune che metta d’accordo i Ventisette paesi membri. A questo dovrebbe pensarci l’asse franco-tedesco, se non fosse per l’appunto per le loro divisioni. In realtà è da Parigi che si propone di andare oltre la Nato e di spingersi in un confine di sovranità europea, mentre Berlino, militarmente parlando soprattutto, resta ancorato a logiche nazionali, per quanto sia tra i primi ad ammettere che l’Europa debba andare oltre l’ombrello difensivo statunitense. Il risultato è un Europa percepita debole e divisa davanti al dover decidere su dei progetti comuni tanto delicati.

La verità è che Bruxelles è orfana di una linea guida che raccordi Francia e Germania. Questo compito delicato e cruciale lo aveva svolto con grandi risultati Jean-Claude Juncker, tanto che la sua presidenza nella Commissione era stata letta come una ver a e propria “infrastruttura di connessione” tra Berlino e Parigi. Il punto è che questo ruolo di mediazione la presidente attuale Ursula von ver Leyen non è affatto in grado di svolgerlo. Si può dire che il deterioramento dell’asse franco-tedesco si è amplificato con l’uscita di scena di Angela Merkel. Il rapporto tra Marcon e l’ex cancelliere tedesco Olaf Scholz non è mai stato troppo idilliaco, al contrario. Con l’arrivo di Merz nel 2025 si respirava aria di ottimismo per il futuro dell’asse, dato che Merz aveva più volte ribadito la necessità di rendere la  Germania centrale nel progetto europeo e di distaccarsi sempre più dall’amministrazione Trump. Dopo un anno queste aspettative non sono state così mantenute. Da dichiarazioni ufficiali, Merz ci ha sempre tenuto a ribadire che il rapporto con Macron è decisamente buono. Nei fatti però non decolla. In realtà le interlocuzioni sono piuttosto fredde, con i disaccordi che si moltiplicano – dal commercio alla difesa, dalla linea politica da adottare con Washington sia su come l’Europa dovrebbe finanziarsi e come dovrebbe strutturare le sue politiche di coesione. Il bilancio che rimane della presidenza di Macron, a conclusione del suo mandato, è quello di essere stato un oratore sicuramente brillante ma che si è trovato a gestire un paese con importanti limiti economici; d’altro canto, Merz appare un uomo piuttosto titubante, non capace di rispingere le spinte nazionaliste della Germania.

Fonti diplomatiche francesi fanno sapere che sta diventando sempre più difficile costruire posizioni comuni tra Francia e Germania. Macron sperava che con Merz potesse strutturare una leadership politica europea condivisa, ma nei fatti non c’è stato nulla di ciò finora. Sembra che Merz abbia ancora difficoltà a muoversi all’interno del perimetro europeo; e come se non bastasse non gode della piena fiducia dell’elettorato tedesco, sempre più esposto a derive nazionaliste. Sicuramente le difficoltà dell’asse riflettono i problemi interni che i rispettivi leader hanno nel guidare il loro paese, quel che è certo è che senza la governance franco-tedesca l’Europa è nulla sotto il profilo politico.

Leave a Comment