Donald Trump ci mette direttamente la faccia nella campagna elettorale in Ungheria, confessando pieno sostegno per la rielezione del suo amico Viktor Orbàn. Il leader ungherese conta su una risorsa importante come il presidente degli Stati Uniti per salvarsi da una potenziale sconfitta elettorale il 12 aprile, per quanto appare in testa nei sondaggi. Orbàn guida l’Ungheria dal maggio del 2010 e sta puntando al sesto mandato consecutivo, giocandosi tutte le sue carte per ottenere la rielezione: una di queste è proprio il presidente degli Stati Uniti. Intanto sul fronte est non sono novità gli apprezzamenti rivolti dal Cremlino nei confronti del premier ungherese, con il presidente Vladimir Putin che si augura di poter contare ancora su un prezioso amico all’interno della famiglia europea. Sia Washington che Mosca sono allineate comunemente sul fronte ungherese. È sicuramente una convergenza interessante e decisamente preoccupante. Intanto Budapest ospita la più importante riunione dei partiti dell’estrema destra europea di stampo sovranista, una grande “assemblea patriottica”: all’evento sono presenti sia partito filorussi che filo-trumpiani: dalla francese Marine Le Pen, leader di Rassemblement National, e l’italiano Matteo Salvini, capo della lega e vicepremier del governo di Giorgia Meloni – entrambi filorussi – oppure l’olandese Geert Wilders, molto vicino alle idee MAGA di Trump.Molti dei partiti che saranno presenti fanno parte dei “patrioti d’Europa”, il partito che ha creato Orbàn all’interno del Parlamento Europeo per imprimere una svolta sovranista all’interno dell’Ue, fino a cambiarla radicalmente e ridimensionare la tecnocrazia che ha come sua massima espressione la Commissione Europea a Bruxelles. Sabato scorso, infatti, Orban ha ospitato a Budapest l’edizione del CPAC Hungary, la controparte europea del raduno del conservatorismo americano, diventato un forum trumpiano. Trump ci ha tenuto a mandare un messaggio di sostegno al premier ungherese uscente: “Spero che vinca. Condividiamo lo stesso desiderio di vincere, ma vogliamo vincere in modo equo, in modo decisivo” ha dichiarato.

Intanto il Washington Post rivela qualcosa a dir poco scottante: il ministro degli esteri ungherese Péter Szijjarto è accusato di aver rivelato in tempo reale il suo omologo russo Sergel Lavrov sulle discussioni all’interno della Ue, fornendo aggiornamenti in tempo reale durante le pause delle riunioni. Accuse respinte al mittente da parte di Szijjarto, che su X ci ha tenuto a smentire quelle che sono delle fake news volte a destabilizzare il governo ungherese. Il primo ministro polacco Donald Tusk, tra i più diretti detrattori di Orban, ha detto su X che non ci si dovrebbe sorprendere se i collaboratori di Orban informano nei minimi dettagli Mosca sulle riunioni dell’Ue. Se così fosse, l’Ungheria avrebbe violato una delle regole fondamentali che tutela la sicurezza europea: la segretezza delle riunioni. Per tanto tempo Orbàn ha trovato protezione tra i leader europei, adesso però questa tolleranza sembra essersi trasformata in impotenza, con l’Ue che finora non ha previsto la possibilità di poter espellere uno dei suoi membri, questo soprattutto perché non c’è mai stata la maggioranza tra i Ventisette per farlo. Conscio della posizione di forza che si è ritagliato, Orban più volte ha posto dei ricatti che hanno ostacolato la politica europea – basti pensare al fatto più recente, il blocco dei 90 miliardi a favore dell’Ucraina proprio ostacolati dall’Ungheria -. Tuttavia, la tolleranza sembra essersi esaurita. Durante l’ultimo consiglio europeo del 19 marzo Orbàn ha ricevuto forti critiche da parte del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, inoltre il cancelliere tedesco Friedrich Merz lo ha accusato di grave slealtà nei confronti degli altri stati membri.

Eppure, Orbàn sembra non curarsi di questi ammonimenti, forse perché sicuro della protezione che Putin e Trump gli garantiscono. Ciò che attualmente desta qualche pensiero a Bruxelles è la reazione che Orban potrebbe avere qualora perdesse le elezioni e non riconosca l’esito delle urne. Come potrebbe reagire in questo caso? C’è da inoltre pensare che Trump si allineerebbe alle sue proteste, denunciando dei brogli elettorali. Tra i ventisette, per ora, non sembra esserci una posizione comune e concordata davanti a uno scenario simile.

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