Emmanuel Macron e Friedrich Merz rappresentano i leader più influenti dell’Unione Europea, ma hanno divergenze su tutto e prospettano il rilancio dell’Ue con soluzioni diverse, che spesso li ha fatti scontrare e farli apparire in disaccordo su tanti temi davanti l’opinione pubblica, restituendo un’immagine di un’Ue sempre più frammentata e divisa. Macron vuole una politica di preferenza europea che metta al centro un piano di finanziamento che renda strutturali gli eurobond, Merz invece chiede di dare maggior risalto alla loro agenda sulla competitività, che potrebbe tirar fuori l’Ue dalla sua palude stagnante. Ciò che li accomuna è l’impopolarità che hanno nei rispettivi paesi: nel 2027 in Francia si voterà il successore di Macron, e tanti cittadini francesi sono tentati di votare una figura antieuropea. La Francia potrebbe rappresentare l’inizio di un pericoloso effetto domino.

Si può dire che la crisi dell’Ue comincia nel 2017 con l’uscita del Regno Unito. Da lì in poi l’Europa ha sempre faticato a trovare uno slancio per azioni politiche concrete. Infatti, è vero il contrario: l’Ue ha sempre fornito risposte davanti alle crisi (Covid, guerra in Ucraina), per cui si può tranquillamente dire che i suoi passi sono dettati dalle difficoltà del caso, non da una progettualità a lungo termine concordata tra i Ventisette. Come se non bastasse, le forze sovraniste in Europa sono cresciute e hanno preso sempre più popolarità, con l’Ungheria di Viktor Orban che si è posta come polo attrattivo dell’euroscetticismo.

Su una cosa sia Macron che Merz sono d’accordo: l’Europa non può restare ferma. Con il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump e la sua politica dei dazi la pressione per gli europei è aumentata, senza contare la concorrenza spesso sleale della Cina. Le pratiche coercitive che l’Europa subisce non possono essere più tollerate e questo richiede un’azione forte. Il rapporto sulla competitività di Mario Draghi avvertiva di un potenziale scenario che lentamente si sta concretizzando: l’Europa non è più competitiva industrialmente, e le domande se sarà in grado di recuperare il tempo e il terreno perduto stanno sempre più lasciando spazio a delle certezze.

Per rimediare alle sue lentezze e ai suoi leader indecisioni Macron propone la cooperazione rafforzata. Ma molti leader europei non condividono affatto questo approccio: la Francia si fa portavoce e promotore di proposte troppo radicali, troppo ambiziose, che molti paesi non sembrano voler seguire. Inoltre, l’attuale asse difficile franco-tedesca non offre una leadership credibile capace di trainare l’Ue verso spazi nuovi o progetti ambiziosi. Il problema è che oltre al difficile rapporto Merz-Macron l’Ue ha zero proposte, zero idee.

Ma non bisogna esagerare nelle preoccupazioni. La tutela del mercato unico è interesse di ogni paese membro, l’Europa ha ancora delle carte da potersi giocare. Il vero quesito è: come lo farà? La crisi dell’alleanza franco-tedesca è la crisi della politica europea: se lo storico asse scricchiola, l’Ue è inefficace e non produce risultati. Il punto è che le ombre sulle presidenziali francesi sono la grossa partita che l’Europa si gioca per il suo futuro.

I ventisette hanno elaborato una tabella di marcia che illustra iniziative da adottare rapidamente, un piano che partirà da marzo. Ma si tratta di apportare “piccole correzioni” all’Ue per così com’è, nessun progetto di stravolgimento o di un programma che miri a un “federalismo pragmatico” che Draghi di recente ha evocato. Anziché dire che il tempo sta esaurendo bisognerebbe dire che di tempo per l’Europa non ce n’è più, e allora c’è da chiedersi come si possa invertire come ineluttabile declino europeo che prosegue oramai da troppi anni. Sconsolatamente, una certezza rimane, e non è una certezza che restituisce un futuro promettente e incoraggiante: senza un cambio di paradigma l’Europa non avrà più nulla da dire.

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