Siamo al quarto anno di guerra tra Ucraina e Russia. Il conflitto cominciato il 24 febbraio del 2022 da Vladimir Putin sembra essersi incasellato dentro uno stallo che non vede nessuna delle due parti prevalere. Quattro anni fa Kyiv riuscì a sventare l’attacco lampo di Putin con l’intento di detronizzare il presidente Volodymyr Zelensky; adesso l’esercito ucraino resiste nel Donbass e per ora un’avanzata dei russi è da scongiurare. Tuttavia, la fine di questo conflitto non si vede, e Kyiv non nasconde le proprie stanchezze. Zelensky supplica Donald Trump di sostenerlo nel conflitto, nel mentre gli europei stentano a dare un contributo significativo. Le opposizioni interne di Viktor Orban e Robert Fico – schieratisi apertamente con Putin – minano l’azione di supporto dell’Ue per cui fatica a deliberare il prestito da 90 miliardi di euro che servirebbe a sostenere lo sforzo bellico ucraino; come se non bastasse entrambi rifiutano l’adesione dell’Ucraina all’Ue. Senza troppi giri di parole, è palese che il conflitto russo-ucraino ha rivelato tante delle debolezze dell’Ue, per cui mai come ora si avverte la necessità di nuove basi da cui Bruxelles deve ripartire.

Intanto né sul ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, né sul prestito di 90 miliardi è stato raggiunto un accordo per essere approvati. Sono comunque arrivate rassicurazioni da più leader europei: “Il primo versamento sarà effettuato al più presto” ha detto il Ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot. Ci ha tenuto a dire la sua anche Ursula von der Leyen: “abbiamo diverse opzioni e le useremo”. Zelensky però insiste per sapere una data precisa per l’adesione del suo paese: “Non si tratta di un semplice desiderio, ma di una chiara comprensione di come agisce Putin. Se non c’è una data, se non c’è una tale garanzia, troverà il modo di bloccarvi per decenni dividendovi”, ha così detto il presidente ucraino in una videoconferenza al Parlamento europeo. Zelensky sa bene che all’interno dell’Ue ci sono forze alleate di Putin che ostacolano il processo d’integrazione ucraino dentro la Ue.

La volontà dell’Unione Europea si scontra con la realtà dei fatti. Il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa ha promesso il suo sostegno all’adesione, e si augura che entro il prossimo anno possano esserci progressi significativi. Ma senza l’unanimità l’Ue non può far entrare un nuovo stato membro, e per l’appunto Orban è contrario. Tuttavia, le cautele sul percorso d’integrazione provengono anche da chi è in prima linea sul sostegno all’Ucraina: il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha escluso una possibile adesione dell’Ucraina entro il 2027, viste tutti gli iter processuali previsti per un paese nel momento in cui si candida per aderire alla Ue – iter spesso lunghi e complessi da raggiungere nel breve termine.

La guerra in Ucraina poteva essere un’occasione per l’Europa di darsi i mezzi di essere autosufficiente militarmente, ma questo proposito lo sta fallendo sotto ogni punto di vista. Il secondo mandato Trump ha messo l’Ue davanti alle sue responsabilità, ma fatica a prendersele. L’ombrello della Nato non è più una certezza, a Bruxelles ormai lo hanno capito ma sembrano far finta di nulla. In tutto questo il doppio gioco di Trump, che rimbalza tra l’alleanza atlantica e il Cremlino, non dà certezze alla difesa ucraina, che si sente sempre più abbandonata. Nel mentre, nell’opinione pubblica europea prende sempre più vigore la necessità di una pace negoziata. Non importa a favore di chi: ciò che conta è la fine della guerra.

Che fare? L’Europa margine di azione lo potrebbe avere, per esempio privare uno dei suoi membri del diritto di voto sui provvedimenti pro-ucraina, ma non sembra affatto intenzionata a muoversi in questa direzione. All’orizzonte non appaiono strategie di lungo periodo che possano condurre a un qualche scenario europeo favorevole. In realtà Bruxelles in questi quattro anni si è mossa a fronte dei mutamenti del conflitto, senza mai provarlo a “governarlo” verso una traiettoria che possa portare l’Ucraina vincitrice. I più disfattisti vedono in ciò la debacle europea a favore di Putin, mentre i più ottimisti vedono in questo “tentennamento” un voler prendere tempo, giocare sulla stanchezza, nella speranza che la prima parte a stancarsi sia quella russa. È un azzardo, eppure è l’unica parvenza di strategia che si intravede da parte dell’Unione Europea. Sempre se di strategia si può parlare.

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