Secondo alcune fonti del Financial Times l’Europa sta lavorando a un piano di sicurezza in vista di una possibile pace tra Ucraina e Russia. Questo piano di sicurezza dovrebbe coordinare la pace tra i due Paesi e mettere al sicuro il Vecchio Continente. Il piano è suddiviso in quattro punti. Punto uno: un avvertimento diplomatico entro 24 ore verso la Russia. Secondo punto: qualsiasi azione necessaria da parte dell’esercito ucraino per fermare la violazione. Se questo non dovesse bastare, nel terzo punto è previsto l’utilizzo di forze militari fornite da una “coalizione di volenterosi”, che comprenderebbe molti membri dell’Ue, assieme a Regno Unito, Turchia, Islanda, Norvegia. Se entro ventiquattro ore i Russi non dovessero cessare i loro attacchi, il quarto punto autorizzerebbe una risposta militare coordinata da parte di una forza sostenuta dall’Occidente, con il coinvolgimento dell’esercito americano.
Questa è la versione del piano raccontato dal Financial Times, che funzionari ucraini, europei e americani avrebbero ideato verso i primi di dicembre a Parigi. Al governo di Kiev il piano piace, ma la vera questione è se ai russi possa piacere un progetto simile. Difficilmente il Cremlino accetterà condizioni simili. Ma più che un piano di elaborazione di pace, le forze dell’Occidente dovrebbero interrogarsi di più su come arrivare a questa pace, e soprattutto come arrivarci senza che l’Ucraina ci rimetta. L’Europa da tempo sembra aver abbandonato qualunque prospettiva di vittoria verso l’aggressione russa: manca un vero piano strategico in grado di portare la risoluzione al conflitto senza che Kiev ne esca perdente. C’è inoltre da considerare che, finita la guerra, l’Europa dovrà porsi il problema sulla ricostruzione dell’Ucraina. Da parte degli europei e dell’Ucraina c’è rigetto totale per il piano dei 28 punti per il raggiungimento della pace promosso da Donald Trump. In estrema sintesi il piano prevede la cessione di territori ucraini in cambio di sicurezza.
In tutto ciò la coalizione dei volenterosi, tanto promossa nell’autunno precedente, non sembra affatto decollare. Italiani, tedeschi e polacchi non sono per nulla intenzionati a mobilitare delle truppe militari. È un segnale politico che non lascia significati equivocabili: molti paesi europei non vogliono assumersi delle responsabilità. Senza girarci intorno, un reale impegno europeo che possa far tentennare il Cremlino, e farlo cedere sulle sue posizioni, dovrebbe avere alla base la possibilità di mandare al fronte migliaia di soldati europei, con la naturale implicazione che questi possano morire. L’Europa non vuole minimamente prendere in considerazione una prospettiva simile.
Le fragilità di Bruxelles sulla guerra in Ucraina sono lampanti, Vladimir Putin lo sa e ne trae beneficio. Il vero problema è che gli europei stessi più volte hanno confessato di non poter garantire la sicurezza né degli ucraini né dei confini europei senza il supporto americano. Le continue affermazioni del Segretario Generale della Nato Mark Rutte, in cui più volte ha bollato come fantasie le ipotesi che l’Europa possa farcela senza il supporto di Washington, potranno anche essere obiettivamente realistiche, ma restituiscono uno scenario drammaticamente desolante per gli europei. La verità è che a Bruxelles sono ormai convinti, se non arresi, che per compensare il ritardo tecnologico che l’Europa ha sulle proprie infrastrutture e risorse militari – caccia di quinta generazione, tecnologie satellitari, intelligence ecc – avrebbe bisogno di un tempo che oramai non ha.
Brutalmente, la guerra in Ucraina ha rivelato tutte le debolezze, di cui molte ingiustificate, dell’Europa su un tema che dalla sua fondazione è sempre stato dibattuto e ritento necessario per una crescita della casa comune europea: la difesa. Non bisogna lasciarsi andare ai disfattismi e ipotizzare realmente una guerra su scala continentale contro la Russia, ma non ci si può non scontrare il peso ineluttabile della verità. E la verità dice che, se sarà necessario, l’Europa, con i suoi limiti e le sue difficoltà, dovrà essere in grado di difendersi anche senza l’appoggio americano.

