La questione che preme l’Europa adesso, più di tutte, è quella di impedire a Donald Trump di annettere la Groenlandia agli Stati Uniti. L’Europa non sembra capace di frapporsi in quello che è un braccio di ferro tra l’inquilino della Casa Bianca e il leader cinese Xi Jinping, che non paiono affatto intenzionati ad arrestare la loro voglia di dominio ai danni dell’Europa. Trump sembra fare sul serio dato che al Congresso ha presentato un disegno di legge che traccia una roadmap per l’annessione del territorio. C’è da dire che contrastare queste spinte neocolonialiste non è affatto semplice, come non lo è ragionare con Trump, data la sua impulsività e il suo ritenersi al di sopra del diritto internazionale. Discorso applicabile anche al dragone rosso, che non vuole cedere margini agli Stati Uniti in questa caccia alle fonti energetiche e terre rare. Trump azzarda sulla Groenlandia perché è certo che l’Europa non riuscirà a fermarlo: se l’annettesse potrebbe controllare, quindi anche chiudere, il passaggio tra L’Artico e L’atlantico settentrionale.
La posizione geografica della Groenlandia è strategica: se la Cina riuscisse a costruire infrastrutture e acquistare terreni, come ha già tentato di fare, comporterebbe forti problemi per l’alleanza transatlantica. A questo punto non può che essere presa sul serio l’iniziativa di Trump: l’account ufficiale della Casa Bianca su X ha pubblicato un fotomontaggio che ritrae Donald Trump osservare una mappa della Groenlandia, con all’interno una didascalica che recita “è necessario seguire la situazione”. Trump non fa giri di parole: “Se non prendiamo la Groenlandia, lo faranno Russia o Cina. Non lo permetterò”. Recita così il testo di legge in discussione al Congresso: “intraprendere le azioni che potrebbero rendersi necessarie, inclusa l’apertura di negoziati con il Regno di Danimarca, per annettere o acquisire in altro modo la Groenlandia come territorio degli Stati Uniti”. Il testo non lascia ambiguità: “Chi controlla la Groenlandia controlla le principali rotte di navigazione artiche e l’architettura di sicurezza che protegge gli Stati Uniti. L’America non può lasciare il proprio futuro nelle mani di regimi che disprezzano i nostri valori e cercano di minare la nostra sicurezza”.
L’Europa fatica a ritagliarsi un ruolo da protagonista in questa vicenda. Il problema principale è che non riesce ad avere una voce unica che rappresenti tutti i Ventisette membri. Sono state pubblicate due dichiarazioni di sostegno alla Danimarca contro le mire espansionistiche americane, a firmarle sono stati Francia, Germania, Italia, Polonia, Svezia, Finlandia, dopodiché si sono aggiunti Regno Unito e Norvegia – non membri UE -, ben lontani dalla maggioranza quindi, per quanto molti governi successivamente hanno mostrato il loro appoggio. Tante parole da parte degli europei, ma pochi fatti per adesso. C’è chi però avanza proposte decisamente radicali, ed è il caso di Gabrielius Landsbergis, ex Ministro degli Esteri lituano, che ha suggerito di “Invitare la Groenlandia a rientrare nell’Unione Europea, offrendole così le garanzie dell’articolo 42(7) del trattato Ue”. Si è ipotizzato anche il dispiegamento di una forza militare europea al fianco delle truppe militari danesi mandate in Groenlandia con l’intento di impedire un’eventuale annessione americana. Nessuna di queste due opzioni ha trovato seguito, non avendo trovato un ampio consenso nell’Ue.
La verità è che gli europei sono paralizzati dal terrore di fronte alla paura che Trump si ritiri davvero dalla Nato – come più volte ha detto – e che interrompa il sostegno all’Ucraina. Questo fa sì che l’Europa cerchi costantemente compromessi, incapace totalmente di qualunque tipo di azione politica. Agli occhi di tutti, l’Europa appare debole. Landsbergis è stato ancora più severo commentando lo stato attuale dei fatti: “ Sappiamo di essere in un vicolo cieco. I nostri amici e i nostri nemici lo sanno. Nessuno dovrebbe quindi aspettarsi che la pressione sull’Europa diminuisca finché non avremo capito che il rispetto si conquista, non si mendica”.

