Se è per noi una novità della fragilità delle infrastrutture dell’Unione Europea, non lo è di certo per la Russia di Vladimir Putin. La Russia ha sabotato la linea ferroviaria tra Varsavia e Dęblin, un collegamento fondamentale per gli aiuti umanitari a Kiev. Il Primo ministro Polacco Donald Tusk non ha usato mezze parole, accusando la Russia di aver sferrato un attacco diretto agli europei. Ha poi incalzato Kaja Kallas, alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, sugli attacchi di Mosca: “La Russia ci sta mettendo alla prova, per vedere fino a che punto può spingersi, e ogni volta va oltre. Cerca di seminare paura nelle nostre società. Dobbiamo essere fermi, Questo attacco sottolinea l’importanza delle infrastrutture strategiche e la necessità di proteggerle, perché dobbiamo permettere alle nostre forze di essere nel posto giusto al momento giusto”. È bene sottolineare che la Commissione europea non ha competenze sul dispiegamento delle forze militari e della loro mobilità, sebbene disponga di strumenti per facilitarla. Ma in realtà sono gli Stati membri e la Nato, l’Alleanza, ad avere voce in capitolo su questi aspetti.

Fino ad ora la Nato ha identificato più di 500 progetti infrastrutturali critici che necessitano di rafforzamento: porti, ponti, strade, aeroporti. Il corridoio più delicato europeo collega i porti dei Paesi Bassi – Rotterdam e Amsterdam – alla Polonia. Poi attraverso la Germania e termina al confine tra Polonia, Bielorussia, e la Regione di Kaliningrad, ossia un territorio russo all’interno dell’Ue. Durante il vertice di Washington del luglio del 2024 i 32 paesi Nato, di cui 23 membri dell’Ue, hanno messo l’attenzione sulla necessità di rafforzare la capacità di spostare, rafforzare, rifornire le proprie forze, per rispondere così alle minacce a cui l’Alleanza è esposta, anche e soprattutto attraverso una logistica efficace che faciliti lo sviluppo e i corridoi di mobilità.

Purtroppo, negli anni precedenti la Commissione ha investito poco sulle proprie infrastrutture: durante la presidenza di Jean-Claude Juncker ci fu una forte opposizione da parte dei paesi frugali, che ridussero drasticamente le voci di spesa riguardanti il rafforzamento delle infrastrutture europee. Inoltre, con l’arrivo di Ursula Von der Leyen vennero fatti dei tagli alle linee di finanziamento per la difesa, soprattutto per quella militare che venne ridotta da 6,5 a 1,7 miliardi di euro nel periodo 2020-2027. In sostanza furono stanziati meno di 250 milioni, una cifra davvero bassa. Le conseguenze sono state inevitabili – e logiche – : la Francia nel 2022 non è stata in grado di trasportare carri armati in Romania via terra e ha dovuto farlo via mare. Al giorno d’oggi ci vorrebbero più di 45 giorni per inviare e dispiegare nei paesi confinanti con la Russia le forze necessarie per scongiurare una sconfitta in caso di attacchi di russi. Eppure, queste scelte poco lungimiranti non hanno avuto conseguenze politiche, al contrario: Mark Rutte è diventato segretario generale della Nato, mentre Ursula von der Leyen ha ottenuto il secondo mandato per la presidenza della Commissione europea.

Sempre durante il vertice di luglio, i membri della NATO, fatta eccezione della Spagna, si erano ripromessi di portare le proprie spese per la difesa dal 2% al 5% del PIL, di cui 1,5% soltanto per la mobilità. Inoltre, la Commissione ha annunciato che i fondi per la coesione potranno essere utilizzato anche per la mobilità militare, senza contare il programma di spesa SAFE che dispone di 150 miliardi per investimenti nella difesa.

I Soldi non sembrano affatto un problema, ma come già osservato i corridoi militari e la gestione delle capacità di rientro nei piani stabiliti dalla NATO sono per l’appunto di competenza dell’Alleanza, per cui tutto ciò che può fare la Commissione è cofinanziare i lavori e rimuovere tutti gli ostacoli amministrativi. Nel mentre l’Alleanza ha voluto posizionare unità e armamenti nei paesi del suo fianco orientale: sono otto raggruppamenti tattici multinazionali dispiegati in Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Bulgaria e Romania. Forse però non c’è molto tempo: un attacco russo contro un membro NATO nella regione baltica, secondo i servizi di intelligence, si verificherà nei prossimi 3 o 4 anni. Come visto per la linea ferroviaria tra Varsavia e Dęblin la Russia non esita davanti le debolezze dei propri nemici.

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