domenica, 27 Novembre 2022

World’s new shape

Da non perdere

È già in corso una diversa (ed instabile) configurazione del mondo. In pochi possono fregarsene o ridurla ad una favoletta: quelli che non sopravvivono ai 280 caratteri di twitter (o che si laureano sulle card di Canva), e quelli che, pensando che la storia sia finita con noi boomers, propongono uno sfibrante replay nostalgico, con le disgrazie degli altri. Qualche esempio?

  • Certi generali italiani (mai ex come gli onorevoli) che siedono mesti davanti al tabellone dei Risiko per dire quel che hanno sempre negato: “chi resiste e combatte per la patria, (degli altri) esagera”. Stellette e medaglie qui valgono come e quelle dei generali nordcoreani allineati su LinkedIn (dove si cerca lavoro) ma nei Folk-Show;
  • Gli eternauti: come Kissinger che ancora ce l’ha un po’ con Gorbačëv perché è stato, per lui, quel che Renzi è stato per Bersani. Un rottamatore dell’ordine della guerra fredda. Tanti a sinistra considerano la caduta del muro un imperdonabile disordine. “Aridatece Bréžnev” accomuna la destra alla sinistra europea, con “aridatece er Nord Stream”.
  • I profeti dell’estinzione-di-tutto, meno-che-Putin (mentre nel medio periodo è ipotizzabile persino il contrario) sono anche quelli che rifiutano il gas di casa e lo ri-vogliono russo: “meglio russi e sporchi”. Sopportano che, nel frattempo, le rinnovabili (sempre che le pale gli girino bene nei selfie) ci costino come il gas, (sempre di Putin, o dell’Oman)
  • I velleitari della pace, emuli dei partigiani della stessa, sono piano-pacifisti, rosso-bruni-gialli, i “si-affermisti” del dialogo; pronti anche a subire il pernacchio dell’invasore non dialogante, per diventare “si-ri-affermisti”.

Spiace perché guardare ancora l’ombelico delle proprie (presunte) audience elettorali. Questo strabismo nostrano occulta la semplice realtà europea, atlantica e mediterranea: perché mai dobbiamo subire un ricatto ed una guerra odiosa come quella del grano senza reagire, come contro il terrorismo? Abbiamo paura?

Intanto non guardiamo l’Asia dove si sta definendo la nuova configurazione dell’ordine. Per fortuna gli USA ci sono e, nonostante il ritiro dall’Afghanistan, non da soli: la Cina è stressata ed infelice per ciò ha provocato la Russia e per i propri incredibili errori su pandemia ed economia. Pechino rischia la chiusura ed il rilancio del nazionalistico vittimismo. Emerge uno scontro, generazionale e sociale, senza precedenti. Xi Jinping è per un maggiore ripiegarsi all’interno, un rattrappimento locale con meno crescita. I giovani dirigenti che hanno guidato il fantastico sviluppo di questi anni vogliono evitare un arresto economico, degli investimenti, dell’espansione tecnologica e commerciale (crollano investimenti, scambi, e-commerce, Pil). La prima linea al congresso del PCC potrebbe portare ad un processo similputiniano; con conseguenze gravi per Taiwan, Giappone, e persino per l’India, dove è in corso la ri-militarizzazione dell’area himalayana contesa.

Per questo dopo il patto tra Cina Isole Salomone, Biden e Bilken hanno lanciato forte monito, ma hanno riattivato il Quad (o QSD Quadrilateral Security Dialogue) cui si è aggiunto il nuovo quadro di cooperazione Indo Pacifica.

«Il futuro dell’economia del 21° secolo sarà in gran parte scritto nell’Indo-Pacifico – nella nostra regione», ha detto Biden a Tokyo riunendo 12 Paesi, senza la Cina.

Quando parliamo di nuovo sistema di relazioni internazionali e di sicurezza dobbiamo assumere due novità: che la sicurezza fondata sulla deterrenza non è finita, e che la cooperazione economica va accompagnata da principi e reciprocità chiare.

Decoupling, sanzioni, protezione militare, capacità di intervento locale sono solo una parte e sono una “reazione” alle crisi. La costruzione di un ecosistema collaborativo è lavoro lungo all’interno dei valori delle regole proprie dei sistemi aperti (a chi pensa solo siano scontri muscolari suggerisco di guardare a quante barriere all’import cinese stia rimuovendo Biden)

I sistemi autocratici hanno estimatori ed emuli anche nelle democrazie, ma falliscono o inciampano anche laddove esercitano un controllo militare e tecnologico ferreo: sia che si tratti dell’aggressivo neonazionalismo russo che del più prudente, ma non meno pervasivo sistema tecno/militare cinese. Oltre a pensare che la democrazia è meno peggio, comincia ad emergere che la società aperte e democratiche sono piene di errori e ingiustizie, ma possono provare a correggerle, mentre quelle autoritarie e chiuse non li ammettono neanche di fronte alle tragedie. Altro che ricchi contro poveri.

Articolo a cura di Massimo Micucci, Direttore Merco Italia

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