martedì, 28 Giugno 2022

Uno scienziato – robot ha condotto 100.000 esperimenti in un anno

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Traduzione di Giorgio Galeazzi

 

La scienza è in teoria eccitante, ma può anche essere terribilmente noiosa. Alcuni esperimenti richiedono centinaia o migliaia di ripetizioni e prove: un’eccellente opportunità di automazione. È proprio quello che hanno fatto gli scienziati del MIT, creando un robot che esegue un certo esperimento, ne  osserva i risultati e pianifica dei follow-up successivi 

E ora ha svolto questa operazione 100.000 volte nell’anno in cui è stato operativo.

Il campo della fluidodinamica coinvolge molte forze complesse e imprevedibili, e talvolta il modo migliore per capirle è ripetere le verifiche ancora e ancora fino a quando non emergono schemi. Si tratta di un meccanismo ​​più complesso di così, ma non è interessante qui approfondire i misteri generali della fluidodinamica.

Una delle tante osservazioni che devono essere eseguite nell’ambito della ricerca in questo settore è quella della “vortex-induced vibration”, una sorta di disturbo che conta molto per la progettazione di navi che devono viaggiare nell’acqua in modo efficiente. Implica l’osservazione ravvicinata di un oggetto che si muove nell’acqua innumerevoli volte.

Si scopre così che è un compito perfetto per un robot, lasciandogli il controllo completo. L’Intelligent Tow Tank, come è stata chiamata questa piattaforma di sperimentazione robotica, è progettato non solo per svolgere il lavoro meccanico di trascinamento di qualcosa nell’acqua, ma è in grado anche di osservare in modo intelligente i risultati ottenuti, di modificare in conseguenza l’impostazione  per ricercare ulteriori informazioni e continuare a farlo fino a quando non ha qualcosa che considera utile segnalare.

“L’ITT ha già condotto circa 100.000 esperimenti, essenzialmente completando in due settimane l’equivalente di un intero dottorato di ricerca di uno studente”, affermano i ricercatori nel loro articolo, pubblicato su Science Robotics.

La parte difficile, ovviamente, non era progettare il robot (anche se senza dubbio era un compito non facile) ma la logica che gli permetteva di capire, a livello di superficie, per così dire, le correnti e i flussi del sistema fluido e condurre in seguito il follow-up degli esperimenti al fine di produrre risultati utili.

Normalmente un essere umano (come uno studente laureato) dovrebbe osservare ogni prova – i cui parametri possono essere anche casuali – e decidere come andare avanti. Ma questo è un lavoro noioso, non un impiego con cui un ricercatore ambizioso vorrebbe trascorrere il proprio tempo.

Quindi è una benedizione che questo robot, e altri simili che sicuramente verranno, possano presto occuparsi di questi tipi di lavoro cosicché gli umani si possano concentrare su concetti e idee di alto livello. L’articolo di Scienze Robotics cita infatti altri esempi simili presso la CMU e altrove che hanno dimostrato come l’automazione di questi sperimentazioni potrebbe ancora procedere .

In conclusione il team di ricerca ha scritto: “Ciò costituisce un potenziale cambiamento di paradigma nella conduzione di ricerche sperimentali, in cui robot, computer e umani possono collaborare per accelerare la scoperta e per cercare in modo rapido ed efficace spazi parametrici impossibili da calcolare con l’approccio tradizionale”.

 

Devin Coldewey 

Articolo originale: TechCrunch

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