mercoledì, 04 Agosto 2021

Un Draghi silenzioso, un’Italia protagonista

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Manuela Scognamiglio
Napoletana doc, vive a Milano e lavora nell'ambito del Digital Engagement e Intrattenimento. È appassionata di lingue e comunicazione. Apprezza le sfide, il coinvolgimento internazionale e la conoscenza, così come il confronto con le persone. Crede nella condivisione delle esperienze, nella creazione di opportunità e nel cambiamento.

«La cosa più vicina che c’è in Inghilterra alla Costiera Amalfitana» ha detto Johnson a Draghi, con ironia, in riferimento alla Cornovaglia dove si è tenuto il G7 terminato domenica 13 Giugno.

È stato il primo G7 di Mario Draghi, in seconda fila nelle foto istituzionali, come prevede il protocollo per chi è arrivato dopo; eppure, è stato preso in considerazione come un interlocutore privilegiato, tanto che Biden e Johnson hanno chiesto un incontro bilaterale con lui, per confrontarsi direttamente sui temi che poi avrebbero portato al tavolo.

La reputazione del salvatore dell’Euro

Con Biden, il nostro premier ha sottolineato che «europeismo e atlantismo sono i nostri pilastri […] siamo d’accordo su molti temi: donne, giovani, difesa degli ultimi, diritti umani, diritti civili, diritti sociali e tutela dell’ambiente, che è il tema chiave della nostra presidenza del G20». I due leader hanno inoltre ribadito la solidità del rapporto Stati Uniti-Italia e che lavoreranno insieme sulle priorità di politica estera condivise, tra cui Cina, Russia e Libia.

Johnson, il padrone di casa, ha messo in risalto quei tratti speciali che distinguono “Super Mario”: banchiere, economista, professore, grande protagonista dell’uscita europea dalla crisi. «Mi ricordo che c’ero anche io quando hai salvato l’euro, ora dacci la tua prospettiva».

Insomma, un G7 da leader senior, altro che protocollo.

Anche gli altri capi di governo internazionali e più di una testata giornalistica (il New York Times lo definisce «un gigante dell’Europa»), sembrano convenire che l’arrivo di Draghi sia un’ottima notizia. Il nuovo premier è riuscito, in nome dell’unità, a mettere d’accordo quattro quinti del Parlamento, posizionandosi al terzo posto per voti favorevoli, dopo Monti e il Governo Andreotti IV (1978). Nella sua squadra c’è molta politica ma anche molta competenza, soprattutto nelle aree strategiche per il rilancio.

Ricordiamo alcuni punti cardine del suo discorso nel giorno della fiducia al Senato: «senza l’Italia non c’è l’Europa […] ma fuori dall’Europa c’è meno Italia. Non c’è sovranità nella solitudine […] vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta»

Un discorso d’impatto ma puntuale, il suo, che dà il via a una modalità di comunicazione nuova.

Prima si costruisce, poi si comunica

Un leader pragmatico, potremmo definirlo; e il pragmatismo si evince anche dalla comunicazione. Draghi segna un cambio di rotta: siamo passati infatti da una comunicazione sempre più strillata, molto intensa, che prevedeva uscite più che quotidiane, ad avere improvvisamente un leader di governo che si permette il lusso di non avere i social e di comunicare unicamente tramite stampa. Questa modalità ha inizialmente disorientato l’opinione pubblica – qualche critico ha storto il naso, ritenendo che un leader debba essere più vocal, costante nella comunicazione, manifestando la sua leadership in modo convincente – ma poi si è rivelata una modalità che ha accresciuto il fattore di serietà e professionalità che Draghi si portava dietro.

Sì, Draghi è della scuola “comunicare poco ma in modo efficace”. Qualcuno ha detto che è perché è più tecnico che politico, ma io credo che invece la sua esperienza a capo della BCE dimostri il contrario. Quella dichiarazione che rimarrà nella storia, il famoso «whatever it takes», è stata una prova di sensibilità politica fuori dal comune; i calcoli c’entravano ben poco, si trattava di fiducia, empatia, vicinanza. Forse, quindi, gli ultimi anni ci hanno raccontato una politica distorta, più ricca di tweet che di decisioni portate avanti.

In ogni caso, l’opinione pubblica sembra essere dalla parte di “Super Mario”: secondo questo recentissimo sondaggio realizzato da Tecnè con Agenzia Dire, il consenso del premier supera il 60% ed è in continua crescita. D’altronde, Stephen Hawking diceva che le persone silenziose sono quelle che hanno le menti più rumorose.

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