giovedì, 08 Dicembre 2022

Trattato Italia-Francia: Macron e Draghi verso l’Europa del futuro

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Manuela Scognamiglio
Napoletana doc, vive a Milano e lavora nell'advertising. È appassionata di lingue e comunicazione. Apprezza le sfide, il coinvolgimento internazionale e la conoscenza, così come il confronto con le persone. Crede nella condivisione delle esperienze, nella creazione di opportunità e nel cambiamento.

Mi è venuta voglia di scrivere del trattato firmato tra Francia e Italia il 26 novembre perché, nel guardare quelle immagini, ho provato una certa emozione. Vedere il Paese che in un certo senso mi ha cresciuta, la Francia, e il mio Paese natio andare nella stessa direzione sì, mi emoziona; vedere Emmanuel Macron e Mario Draghi stringersi la mano, mi emoziona. Fatta questa premessa, andiamo avanti.

Venerdì 26 novembre Francia e Italia hanno firmato a Roma un trattato di cooperazione bilaterale rafforzata. Esistono, essenzialmente, tre possibili motivi per cui due nazioni firmano un trattato:

  • per stringere un’alleanza;
  • per porre fine ad un conflitto;
  • per far fronte comune contro un nemico.

In questo caso, valgono tutti e tre.

Un trattato per stringere un’alleanza

La volontà del trattato è quella di rafforzare una cooperazione bilaterale già esistente tra Francia e Italia, che storicamente viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda.

Concretamente, il trattato prevede una maggiore cooperazione per quanto riguarda la diplomazia e la difesa, le transizioni digitali e ambientali, la cultura e l’educazione, la cooperazione economica e industriale e lo spazio. Stabilisce un servizio civile comune per i giovani, prevede l’invito regolare dei ministri ai rispettivi consigli dei ministri e il confronto tra i due paesi prima di ogni G20 o incontro internazionale per disegnare una linea di azione comune. La Francia e l’Italia rappresentano la seconda e la terza economia della zona euro dopo la Germania. Insieme, rappresentano quasi un terzo dei cittadini e del PIL dell’UE.

Questa alleanza in chiave filoeuropea si somma e non si sostituisce a quella storica, firmata nel 1963, tra Francia e Germania. Nell’anno in cui però Angela Merkel lascia la guida del suo paese e viene sostituita da un uomo di un altro partito, Olaf Scholz, e mentre a capo del Ministero delle Finanze si accinge ad arrivare un falco dell’austerity, Christian Lindner, l’alleanza tra Francia e Italia potrebbe tornare molto utile, specialmente perché sia Macron che Draghi si sono promessi di lottare contro il rigorismo sfrenato e di rinnovare l’impegno ad avere un debito comune europeo, specie per il Next Generation EU.

Un trattato per porre fine ad un conflitto

Il trattato rinnova l’amicizia tra i due paesi che negli ultimi anni era stata a più riprese compromessa. Abbiamo vissuto contenziosi in ambito economico-finanziario: acquisizioni industriali strategiche, ma anche forti tensioni quando per molti anni la Francia si rifiutava di estradare ex terroristi che l’Italia voleva processare.

La crisi è culminata all’inizio del 2019, quando l’allora vicepresidente del Consiglio italiano, Luigi Di Maio, ha incontrato un leader dei “gilet jaunes” francesi. Poco prima, Matteo Salvini, all’epoca Ministro dell’Interno, aveva chiesto le dimissioni del presidente francese. Per protesta, Parigi aveva temporaneamente richiamato il suo ambasciatore in Italia, Christian Masset, dando così vita forse alla più grave crisi diplomatica tra i due vicini dal 1945. L’accordo, non a caso, era stato annunciato già nel 2017 ma poi congelato dopo la formazione del governo Movimento 5 Stelle-Lega nel 2018.

Un trattato per far fronte ad un nemico comune

Agli occhi di Macron e Draghi è il populismo il nemico comune da combattere. Un populismo che Draghi cerca di arginare tutti i giorni; e un populismo che per Macron è impersonato da Marine Le Pen e che sarà chiamato a sconfiggere alle prossime elezioni presidenziali.

Mario Draghi, durante la conferenza stampa congiunta con Emmanuel Macron dopo la cerimonia della firma, ha affermato che è da considerarsi «un momento storico nelle relazioni tra i nostri due paesi. «Le istituzioni che abbiamo l’onore di rappresentare si basano sugli stessi valori repubblicani, sul rispetto dei diritti umani e civili, sull’europeismo (…) Da Stendhal a Umberto Eco, da Mastroianni a Belmondo, a Claudia Cardinale, abbiamo molti ricordi e riferimenti comuni». Per Emmanuel Macron, il trattato «sigilla una profonda amicizia. (…) Era quasi un’anomalia non avere questo trattato del Quirinale, perché tante cose ci uniscono, le nostre storie, le nostre culture, i nostri artisti. (…) Come membri fondatori dell’Unione e primi firmatari dei trattati (…), difendiamo un’Europa più integrata, più democratica e più sovrana», ha sottolineato il Presidente francese.

Non si può correre in Europa senza Berlino

Come ha detto Romano Prodi sul Mattino è un trattato molto importante in quanto recupera il breve periodo di contrasto italo-francese, ma non paragonabile al trattato franco-tedesco del ’63, che recuperava invece un conflitto secolare molto più profondo e turbolento.

Se però vogliamo correre in Europa, non possiamo lasciare dietro Berlino: bisogna fare uno sforzo per includere la nuova dirigenza tedesca per fare passi avanti veramente degni di nota.

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