martedì, 18 Gennaio 2022

Tra blackout e auguri natalizi

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Noel Angrisani
Laureato in Scienza della Politica, ha completato il suo percorso di studi con un master in Relazioni Istituzionali, Lobby e Comunicazione d'Impresa. Per due anni si è occupato di progettazione europea, successivamente ha lavorato presso un'agenzia di eventi corporate e B2B per il No-Profit. Dopo essersi cimentato nel public affairs, oggi lavora come consulente in ambito organizzazione e pianificazione.

«Un blackout non è da escludere rispetto all’attuale assetto dell’approvvigionamento energetico». Se persino il Ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, notoriamente poco avvezzo al sensazionalismo, si lascia andare a questo tipo di dichiarazioni, la situazione è allarmante. Da diversi mesi osserviamo con crescente preoccupazione le difficoltà del mondo energetico: schermaglie geopolitiche; inflazione galoppante; transizione energetica incerta ecc. incognite rese ancora più minacciose dalla comparsa di nuove varianti.

L’ottimismo e i toni trionfalistici della COP26 sono ormai un ricordo sbiadito, la cupezza e l’angoscia per l’aumento del caro-gas, oltre a un incremento generalizzato dei costi delle fonti primarie, rendono urgente affrontare il tema della sicurezza energetica.

Dal blackout alla fragilità europea

In via preliminare bisogna chiarire che troppo spesso l’approccio non è finalizzato alla risoluzione del problema, ma alla continua ricerca di linee di faglia. La divisione tra buoni e cattivi sembra l’unico metro con cui valutare i protagonisti della scena.

I fiumi di inchiostro versati per additare alcuni Stati, in particolare la Cina e la Russia, come costante minaccia e duramente criticati per la loro condotta sui temi ambientali ed energetici, rischia di trascurare le responsabilità di un Europa che «va mostrando ogni giorno in modo sempre più evidente e un po’ miserevole la sua fragilità e debolezza», come scritto con la consueta lucidità da Alberto Clô.

La riproduzione in sedicesimo di una Guerra Fredda, i tentennamenti da parte dell’Unione Europa e le utopie ecologiste continuano ad offrire mirabolanti risultati, l’ultimo in ordine di tempo viene segnalato da Davide Tabarelli, Presidente di Nomisma Energia: «Senza interventi del governo, al primo gennaio le bollette del gas aumenteranno del 50%, quelle dell’elettricità almeno del 17%, ma forse del 25%» (a proposito, noi l’abbiamo intervistato per il FORcast Energy).

I costi per le imprese

La questione, però, non riguarda unicamente l’aumento dei costi, la disponibilità di materie prime o i movimenti delle pedine sullo scacchiere globale; infatti, la spirale dei prezzi e relative cause sono state già ampiamente indagate e documentate, anche se ogni settimana si arricchiscono di preoccupanti episodi. In un’ottica di PNRR, la crisi sta falcidiando non solo il portafoglio delle famiglie, ma soprattutto le imprese, in particolare quelle della filiera energetica.

I casi si moltiplicano quotidianamente ed è ormai una tendenza che si sta consolidando. Ad esempio, la società energetica olandese Anode Energy prevede di presentare istanza di fallimento – ed è la terza nei Paesi Bassi quest’anno a diventare insolvente a causa degli alti prezzi dell’energia. Una scelta necessaria, vista l’impossibilità di far fronte ai propri obblighi, ovvero rifornire 14 mila clienti al dettaglio. «Siamo stati costretti ad acquistare sullo spot market – i prezzi coperti non sono più disponibili – e i prezzi attuali sono molto più alti, non possiamo sopportarlo», così ha dichiarato a Reuters il direttore della compagnia, Eric Van Teeffelen.  Nel Regno Unito, lo stesso destino è toccato alla Zog Energy, la settimana prima all’Entice Energy e Orbit Energy, mentre la Bulb – uno dei maggiori fornitori di energia del paese – è in regime di amministrazione straordinaria dal 24 novembre. Un lugubre elenco di 27 compagnie energetiche fallite, in territorio britannico, dall’inizio dell’anno.

Winter is coming, brace yourselves

Pur trattandosi di un particolare segmento di mercato e di piccoli-medi fornitori di energia, in realtà il trend si estende a tutta la catena produttiva. Sull’Huffington Post, l’esperto di mercati di materie prime, Giancarlo Torlizzi, ha stilato un lungo elenco di aziende prossime allo stop delle attività proprio a causa degli alti prezzi. Il mosaico della ripresa economica in composizione rischia di crollare sotto i colpi di scelte scellerate in materia di politica economica ed energetica, oltre che miopi e scarsamente lungimiranti.

Per evitare problemi ancora più seri, non è particolarmente rassicurante – come si augurano la maggior parte degli osservatori e addetti ai lavori – pregare per un inverno non troppo rigido.

In un’Europa sferzata dai venti della secolarizzazione – questi sì, particolarmente efficaci – la disputa sulle linee guida per gli auguri natalizi non rappresenta certamente un buon auspicio.

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