martedì, 18 Gennaio 2022

Tassonomia Europea, facciamo chiarezza

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Francesca Santoro
Classe '95. Cultrice di linguistica generale, scrittrice in erba, lettrice appassionata. Ama i bei film e le serie tv, ma non più dei suoi gatti. Teinomane convinta.

Al termine del 2021 si è parlato molto di Nord Stream 2, di Deposito Nazionale e, nostro malgrado, di rincaro delle bollette. Il 2022 si apre con la Tassonomia Europea, di cui si discute già da un po’, ma che in questi primi giorni dell’anno è tornata prepotentemente in auge.

La Tassonomia Europea è, sostanzialmente, una classificazione di attività economiche sostenibili. È ovvio che si tratta di uno strumento di grande valore, una guida per governi e investitori. Se lo dice l’UE, insomma, significherà qualcosa. La Tassonomia nasce per aiutare il raggiungimento degli obiettivi del Green Deal europeo, stabilendo una volta e per tutte cosa è green e cosa no, evitando – si spera – strumentalizzazioni.

Il team che consiglia la Commissione europea su quali siano le attività da inserire è l’organo consultivo denominato Piattaforma sulla finanza sostenibile. La Piattaforma include «esperti di sostenibilità leader a livello mondiale in tutti i gruppi di parti interessate: stakeholder privati dei settori finanziario, non finanziario e commerciale, ONG e società civile, mondo accademico e gruppi di riflessione, esperti a titolo personale, nonché istituzioni pubbliche e internazionali» [1]. Un organo eterogeneo di natura tecnica e altamente qualificato, che si occupa di monitorare gli investimenti in materia di sostenibilità e fornire consulenza sulla Tassonomia.

Cosa rende un’attività degna della Tassonomia

Perché un’attività entri nella lista delle attività economiche sostenibili deve rispettare delle condizioni. In particolare, ne sono state stabilite quattro dal regolamento sulla Tassonomia. L’attività deve superare i criteri di vaglio tecnico stabiliti dalla Commissione e rispettare le cosiddette garanzie minime di salvaguardia, ovvero seguire le linee guida in materia di imprese e diritti umani dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e delle Nazioni Unite. Inoltre, deve dare un contributo sostanziale a uno o più dei seguenti obiettivi ambientali, e non danneggiarne nessuno:

  1. Mitigazione dei cambiamenti climatici
  2. Adattamento ai cambiamenti climatici
  3. L’uso sostenibile e la protezione delle risorse idriche e marine
  4. La transizione verso un’economia circolare
  5. Prevenzione e controllo dell’inquinamento
  6. La protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi

Nulla di nuovo sotto il sole: climate change, salvaguardia delle risorse idriche, economia circolare, sono concetti che abbiamo imparato a riconoscere. Normalmente non ci sono state grandi discussioni per l’inserimento di un’attività nella lista, fino a che, ovviamente, non è entrato in gioco il nucleare.

L’annosa questione di gas e nucleare

Il primo gennaio, infatti, la Commissione europea ha annunciato l’inizio della discussione per includere anche gas e nucleare nella Tassonomia, accendendo numerose polemiche sia fra i membri della Piattaforma che fra i vari Paesi europei. Il documento non è ancora entrato in vigore, deve essere approvato dal Parlamento e del Consiglio dell’Unione Europea – e probabilmente non incontrerà particolari ostacoli.

Attualmente, Germania, Austria, Spagna e Lussemburgo sono fra gli strenui oppositori all’inclusione del nucleare. In particolare, la Germania negli ultimi anni – dal disastro di Fukushima – ha inasprito le proprie posizioni antinucleariste, fino ad arrivare all’abbandono totale del nucleare: entro il 2040 è previsto lo smantellamento di tutti i reattori nucleari. Non sorprende, dunque, che i tedeschi si oppongono ai nuovi sviluppi sulla tassonomia.

Di contro, la Francia è molto favorevole alla proposta, e anche questo non deve stupire. Già a ottobre 2021 guidò l’iniziativa di scrivere una lettera per chiedere all’UE di riconoscere l’energia nucleare come fonte di energia a basse emissioni. La lettera è stata controfirmata da Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Romania.

La Francia è il Paese leader europeo indiscusso per quanto riguarda il nucleare, e il 70% della produzione di energia elettrica proviene dal nucleare. Il Primo Ministro Macron è apertamente pro-nucleare, è pronto a nuovi progetti e investimenti, forte anche del fatto che la crisi energetica non ha toccato la Francia, proprio grazie al nucleare.

La Germania oscilla, l’Italia pure

La Germania non ha nessun interesse nel vedere il nucleare fra le attività sostenibili, su cui investire e puntare, visto che ne sta uscendo; e la Francia, all’estremo opposto, non aspetta altro. Per quanto riguarda il gas, invece, c’è stato maggiore accordo da parte dei Paesi, in cui è utilizzato in modo più omogeneo rispetto al nucleare, ma ha incontrato in ogni caso l’opposizione delle ONG.

C’è un “ma” per quanto riguarda la Germania, che si sta delineando proprio in questi giorni e che offre un quadro chiaro di quanto gli interessi economici guidino fortemente i pareri dei Paesi sulla sostenibilità. Si vocifera, lo riporta La Stampa (Uski Audino, 05/01/2022, La tregua dell’energia sì tedesco al nucleare per salvare il metano, “La Stampa”, pgg. 21-22), anche se Berlino smentisce, che la Germania potrebbe tollerare il nucleare nella Tassonomia, e astenersi dal voto al momento opportuno, purché ci sia – e c’è – il gas. Un compromesso che verrebbe incontro al bisogno inevitabile della Germania di utilizzare il gas, ora che carbone e nucleare non sono più un’opzione.

Le indiscrezioni da Berlino rendono palese quanto serva un parere netto e, per quanto possibile, scevro da interessi politici e particolarismi.

Una posizione netta aiuterebbe anche Paesi come l’Italia, che non si è attualmente schierata a riguardo. Nonostante le aperture del Ministro Cingolani, il nucleare in Italia non è ancora messo in discussione sul serio, e le dichiarazioni dei vari esponenti politici sono in estremo contrasto fra loro. Forse la Tassonomia aiuterà, anche considerando le difficoltà dell’Italia in materia di forniture energetiche che si faranno presto sentire sulle bollette di tutti.  

Strumenti per la transizione

La Commissione, in ogni caso, mette sin da ora dei paletti: nella nota dell’annuncio dell’apertura delle discussioni su gas e nucleare chiarisce che esse «svolgano un ruolo come mezzo per facilitare la transizione verso un futuro prevalentemente basato sulle energie rinnovabili». Inoltre, saranno fornite condizioni «chiare e rigorose» da rispettare – che il gas provenga da fonti rinnovabili o avere basse emissioni entro il 2035, ad esempio.

Gas e nucleare sono, nell’ottica della Commissione, un’alternativa più sostenibile – forse l’unica valida al momento – rispetto al carbone sulla strada della transizione. Una strada tortuosa, difficile, come stiamo già sperimentando, ma che deve essere percorsa con gli strumenti migliori.

[1] Traduzione a cura dell’autrice.

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