sabato, 27 Novembre 2021

Talk FOR Justice – I confini del Green Pass

Da non perdere

Al via un ciclo di tre Digital Talk “Le nuove regole del gioco – diritto e sfide dell’innovazione”, organizzati dalla Fondazione Ottimisti&Razionali e da Il Riformista.
Il primo dei tre TalkFORjustice, “I confini del Green Pass”, si è tenuto il 4 novembre (qui è possibile rivedere il dibattito integrale). Gli ospiti erano Gianluca Ansalone, Ada Lucia De Cesaris, Guido Scorza, Francesco Vaia e Francesco Clementi. L’evento è stato moderato da Claudio Velardi, presidente della Fondazione Ottimisti&Razionali.

L’obbligo di possesso e di esibizione su richiesta di un certificato verde Covid 19 in corso di validità è al centro del dibattito degli ultimi mesi, poiché ha posto l’attenzione sul rispetto di dinamiche complesse, come la tensione tra Green Pass e la libertà di iniziativa economica (art.41 Cost.), tutela della salute pubblica (art.32 Cost.), tutela del lavoro, della privacy e delle libertà fondamentali.

«Le persone vanno convinte a vaccinarsi lontane dalla scienza e degli interessi economici»

E proprio dalla tensione che si genera tra Green Pass e tutela della salute che ha preso l’avvio il dibattito con Francesco Vaia, direttore dell’INMI L. Spallanzani. Il focus iniziale è sull’opportunità dell’alternativa al vaccino, ovvero il tampone negativo nelle 48h o la guarigione da Covid 19, e sulla domanda se sia o meno in grado di rispondere efficacemente a chi ritenga che la disciplina del Green Pass sia lesiva del diritto alla salute.

Sul punto la risposta è secca: «dobbiamo ampliare l’obbligo vaccinale e superare lo “strumento flessibile” che non può e non deve essere visto come coercitivo». Anzi, ha aggiunto il direttore Vaia, «affermare che il Green Pass comporti un vulnus alla libertà personale è contrario al buon senso».

La soluzione, premesso che “siamo sulla buona strada”, ha aggiunto il direttore dello Spallanzani, va orientata all’ampliamento e alla obbligatorietà dei vaccini puntando ad una azione di sistema in cui «è necessario un intervento massimo volto a risolvere le problematiche relative ai principali nodi del contagio: le scuole e i trasporti».

«Le crisi del futuro saranno sistemiche e asimmetriche»

Sulla questione legata ai vaccini, Gianluca Ansalone di Novartis Italia ha condotto un’analisi di ampio raggio sulle minacce del futuro e su come ci troveremo nuovamente a fare i conti con situazioni che sconvolgeranno le vite di tutti noi.

La riflessione parte dall’11 settembre 2021 e si proietta alle crisi futuribili, che, secondo l’Head of Pubblic Affairs di Novartis Italia, saranno sistemiche e asimmetriche legate al cambiamento climatico, alla salute globale, agli attacchi cibernetici e ad altri possibili virus.

È perciò necessario, secondo Ansalone, «a differenza della autocrazie, coltivare in democrazie il rapporto di fiducia tra scienze, cittadini e politica è essenziale».

«Chi non si vaccina fa un gesto in contrasto dei più fragili»

L’intervento dell’Avv. amministrativista Ada Lucia De Cesaris è focalizzato sulla relazione tra Green Pass e lavoro, in particolare sui punti salienti relativi all’obbligatorietà (dal 15 ottobre 2021) della certificazione verde per accedere sui luoghi di lavoro, ai poteri sanzionatori del datore di lavoro e ai costi dei tamponi a carico dei lavoratori.

È proprio sull’argomento che l’avvocato ha chiarito come l’accesa polemica legata ai costi del tampone parta dal fatto che «il tampone non è considerata cura medica primaria ed è perciò corretto che il costo sia a carico del lavoratore»: su tale questione vale la pena segnalare la pronuncia recente del TAR Lazio in cui i giudici capitolini ricostruiscono le ragione per cui il tampone non possa essere equiparato ai dispositivi per la protezione della salute dei lavoratori e ne giustificano perciò la ricaduta dei costi sul lavoratore.

A sostegno ulteriore, l’avv. De Cesaris ha ricordato come «la Corte dei diritti dell’Uomo ha affermato che il Green Pass sia uno strumento utile a tutelare tutti e non è uno strumento limitativo della libertà personale».

«Chi oggi non si vaccina fa un gesto in contrasto con la salute di tutti noi ma soprattutto con la salute dei più fragili che non si possono vaccinare; chi invece non si tampona fa qualcosa di più: c’è la volontà di non voler verificare la propria condizione sanitaria», ha concluso l’Avvocato.

«Equo bilanciamento tra diritto alla salute e diritto alla privacy»

Il componente del Garante della Privacy, Guido Scorza, ha sottolineato invece come il centro della problematica relativa alla relazione tra Covid e privacy sia individuato nel rapporto non solo tra riservatezza e diritto alla salute ma, oggi più che mai, tra privacy e necessaria ripresa delle attività economiche. Urge quindi «un equo bilanciamento tra i due diritti: diritto alla salute e diritto alla privacy, entrambi diritti fondamentali dell’ individuo e della collettività».

La tutela della privacy è, infatti, intimamente connessa alla tutela della salute: itinerari in evoluzione tendono a definirla quale area maxime protetta ove la asimmetria fra medico e paziente è riequilibrata proprio dal consenso “informato”.

Quella della pandemia è, per contro, una storia dove l’informazione (specie corretta) si è rivelata merce rara, se – fra le tante – anche la sola consultazione del testo dei contratti per la fornitura dei vaccini è sottratta alla comune visibilità.

In conclusione, il monito espresso da Guido Scorza è di «fare attenzione a non comprimere la privacy oltremodo per poter fronteggiare l’emergenza senza poi ristabilire i giusti equilibri».

«Non c’è tutela individuale se non c’è tutela collettiva della salute»

In chiusura, pregevole è stato l’intervento del professore Francesco Clementi, che ha schematicamente individuato tre “partite”.

La prima legata al rapporto tra tutela della salute e interesse della collettività che vede come unico vincitore l’interesse collettivo nel bilanciamento tra i due valori protetti dalla Costituzione, ricordando peraltro come i padri costituenti abbiano particolarmente valorizzato tale diritto tanto da utilizzare unicamente nell’ articolo 32 la parola “fondamentale”. Ha inoltre rammentato come la possibilità dell’introduzione dell’obbligo vaccinale non è vietta dal nostro ordinamento ed anzi addirittura riconosciuta dalla recente giurisprudenza (Corte Costituzionale n. 5/2018).

La seconda partita è, per il Professore Clementi, legata ai poteri e alle fonti normative dell’ordinamento utilizzate per far fronte alla pandemia, e qui d’obbligo il richiamo alla sentenza della Corte costituzionale n.37 del 2021 che afferma l’esclusività della competenza legislativa statale in tema di Covid 19.

Ultima partita su cui vale per il professore porre l’attenzione è come il Green pass sia stato uno strumento volto ad incentivare il dialogo con i cittadini e una libera scelta per i singoli.

Vi aspettiamo giovedì 11 novembre alle ore 18 per parlare della “Risorsa smart working: chance strategica o nuova schiavitù?”.

Articolo a cura di Diotima Pagano

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