lunedì, 16 Maggio 2022

Talk FOR energy: Mobilità per tutti

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Luigi Santoro
Dopo la laurea in Filosofia (anzi, Scienze Filosofiche!) alla Federico II di Napoli si è messo a studiare il tedesco, cosa che l’ha spinto oltre il baratro della follia, sul cui ciglio vagava dopo aver scritto una tesi su Adorno. Invece di proseguire con la carriera dell’insegnamento ha deciso di voler avere a che fare con il mondo aziendale; ora non lavora in azienda. Scrive molto, vorrebbe leggere di più.

Articolo di Luigi Santoro

Teresa Bellanova, Jacopo Giliberto, Chicco Testa, Claudio Spinaci e Claudio Velardi: questi i partecipanti all’Energy Talk sulle prospettive per la transizione energetica ed ecologica. L’incontro di ieri in partnership con Unem, dal titolo “Mobilità per tutti: il futuro dei nuovi carburanti” è stato moderato da Claudio Velardi, Presidente FOR.

Il futuro è già qui

La transizione per quanto riguarda il settore dei trasporti non è cosa semplice, come ha fatto notare Claudio Spinaci, Presidente Unione Energie per la Mobilità. Come mostrano le stime dell’Energy International Agency, il carburante prevalente, nel 2040, sarà ancora per l’81% liquido contro il 92% attuale. Cosa significa questo? Che non è possibile l’alternativa rinnovabile al combustibile di origine fossile? Non è così, a patto che il lavoro cominci adesso per non farsi trovare impreparati in futuro. Certo, la transizione ecologica è un obiettivo importante, lodevole anche, ma deve essere accompagnata necessariamente da una sostenibilità complessiva. A tal proposito, entro il 2050, l’obiettivo – promosso da UNEM e FuelsEurope – è la decarbonizzazione totale del trasporto su strada ed una forte decarbonizzazione di settori come aviazione e marina. Questa decarbonizzazione non avverrà eliminando i combustibili liquidi bensì sostituendo quelli odierni, che sono di origine fossile, con combustibili ottenuti da materie prime rinnovabili. Esistono già, in effetti, biocarburanti di prima generazione che saranno integrati gradualmente; allo stesso modo, si arriverà ai carburanti sintetici.

La questione è: mentre avanza la ricerca, cosa bisogna fare? Bisogna dare avvio alla trasformazione di quegli impianti, come le raffinerie, che oggi lavorano al 100% con il petrolio ma che dovranno, presto, lavorare nuove materie prime. Trasformare passo dopo passo impianti già esistenti senza fermarli: questa è la sfida, complessa, che richiede un punto di vista (europeo) di ampio respiro. Norme diverse, aggiornate, che tengano conto delle nuove esigenze – anche perché stiamo parlando di investimenti per decine e decine di miliardi.

Distribuzione, accessibilità e sostenibilità

Naturalmente è importante muoversi anche dal punto di vista della distribuzione, oltre che della ricerca; a tal proposito, come sottolineato da Jacopo Giliberto (Sole24Ore), ci sono due eventi recenti da tenere d’occhio. Il primo è l’acquisizione, da parte di Tamoil, delle 275 stazioni di servizio della spagnola Repsol; il secondo, che vede ancora protagonista Tamoil con Snam, è l’inaugurazione nell’area di servizio Tamoil di Paganella Est sull’Autobrennero della prima stazione di rifornimento di gas naturale compresso per auto che, in futuro, erogherà anche biometano – niente più CO2, insomma.

Due avvenimenti che indicano come qualcosa si stia muovendo anche in questo settore; ma perché è importante che se ne parli? Che si parli di accadimenti i cui effetti vedremo tra qualche anno? Perché è giusto che l’opinione pubblica, fondamentale attore per quanto riguarda la transizione energetica, riesca a districarsi tra le molte informazioni che riguardano il mondo dell’energia. Nello specifico, ad esempio, è importante che si sappia che il carbonio non è dannoso per l’atmosfera se viene prodotto a partire da combustibili biologici o di sintesi. In tal caso, non c’è impatto sull’atmosfera; è fondamentale, quindi, informare bene e in modo preciso.

Anche perché i cittadini, con tutte le complessità che questo termine porta, sono direttamente interessati da questi discorsi. Si deve evitare, ha detto Chicco Testa – Presidente Assoambiente – di rendere quelle che potremmo chiamare “tecnologie della transizione” accessibili esclusivamente ad una piccola élite; in altre parole, le politiche devono abbracciare tutti, non solo un piccolo segmento più ricco di popolazione tralasciando la maggioranza di essa. Insomma, l’auto elettrica piace a tutti ma è complicato implementarla su vasta scala. Bisogna partire da due dati: il primo è che è necessaria una valutazione di costi, altrimenti resta tutto teorico. Il secondo dato è che bisogna partire dai numeri, che ci dicono come, sul lungo periodo, i combustibili liquidi saranno ancora predominanti – anche se non avranno origine fossile.

Il cambiamento di tutti

Le parole di Teresa Bellanova, Viceministra delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, hanno colto nel segno: abbiamo di fronte sfide epocali ma la transizione energetica deve essere di tutti. Le parole d’ordine per le classi dirigenti sono realismo e visione; ora più che mai, se consideriamo il contesto in cui ci stiamo muovendo, ossia quello dell’emergenza pandemica. Non ci può essere sostenibilità ambientale senza sostenibilità sociale ed economica.

Un esempio: per anni i cittadini sono stati invitati ad utilizzare i mezzi di trasporto pubblico mentre in tempi recenti, a causa dell’emergenza COVID, ai cittadini è stato chiesto di evitare proprio quei mezzi pubblici poiché considerati non sicuri dal punto di vista sanitario. E ora? Bisognerà evitare che questi comportamenti di diffondano nuovamente. Non è giusto, però, far ricadere la responsabilità della transizione sempre e solo sui cittadini, sui lavoratori; è necessario indicare una direzione precisa ed attuare determinate politiche industriali. L’investimento sulla ricerca è fondamentale ma fondamentali sono anche gli investimenti nelle varie filiere interessate; e i progetti vanno valutati anche e soprattutto sulla base delle ricadute che hanno in termini di produzione di ricchezza sul territorio nazionale. Produzione e qualità del lavoro sono gli altri due termini chiave: bisogna anche supportare quelle imprese, ad esempio, che non sono in grado di sostenere da sole i costi della transizione (per dirne una, l’ammodernamento del parco macchine di un’azienda agricola di piccole dimensioni). Per riprendere le parole di Chicco Testa, non può e non deve, questa, diventare una battaglia di poche élite. Siamo, oggi, in grado di parlare di mobilità sostenibile e di emissioni zero? Siamo in grado di far seguire i fatti alle parole, evitando ti lasciare indietro i più sulla strada che porta al futuro green della transizione energetica?

Il prossimo appuntamento con talk FOR energy è previsto il 28 Aprile alle 17, per parlare dello sviluppo dell’eolico offshore.

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