lunedì, 20 Settembre 2021

Taishan, allarme radiazioni: si capisce poco

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Francesca Santoro
Classe '95. Cultrice di linguistica generale, scrittrice in erba, lettrice appassionata. Ama i bei film e le serie tv, ma non più del suo gatto. Teinomane convinta.

Nella centrale nucleare di Taishan, nella regione di Guangdong in Cina, il livello di radiazioni potrebbe essere pericolosamente alto. Le dichiarazioni, i comunicati e i commenti rimbalzano fra Francia, Cina e Stati Uniti. La centrale nucleare di Taishan, fulcro del problema, è stata costruita grazie alla collaborazione fra China General Nuclear Power Group e Électricité de France (EDF), che ne possiede il 30%, ed è operativa dal 2018. Questa è la premessa. Ora vediamo i fatti, che però, lo anticipo, sono un po’ fumosi.

Cos’è successo a Taishan?

La CNN riporta che il 3 giugno di quest’anno la società francese Framatome, che si è occupata della costruzione della centrale ed è per lo più di proprietà dell’EDF, ha chiesto agli Stati Uniti di fare un controllo sicurezza e di aiutarla con la loro tecnologia. Il reattore nucleare di Taishan secondo Framatome sta infatti perdendo gas radioattivo, oltre i livelli di sicurezza. Sempre Framatome, però, sostiene che il governo cinese ha continuato ad aumentare i limiti consentiti per legge, così da non dover chiudere la centrale. Cioè, avrebbe barato. La Cina farebbe infatti qualsiasi cosa per non fermare il reattore di Taishan, vista la carenza di energia che interessa la regione di Guangdong proprio in questi giorni. Le autorità cinesi hanno imposto alle industrie e fabbriche di Guangdong di limitare il consumo energetico, visto il picco di consumo probabilmente dovuto alla ripresa post-pandemica e all’aumento delle temperature. Per mantenere i ritmi di produzione, quindi, la Cina starebbe mettendo a rischio la salute dei cittadini di Taishan (e non solo) e, ovviamente, dell’ambiente.

Il triangolo Usa, Francia e Cina

Il governo statunitense dice che la situazione del reattore è sotto controllo, mentre la Cina nega qualsiasi cosa, com’è nel suo stile. Desta parecchi sospetti il fatto che Framatome si sia rivolta agli Stati Uniti, considerando la rivalità Cina-Usa. E infatti il Washington Post riferisce la tardiva risposta cinese, per cui si tratterebbe di una manovra dell’imperialismo americano per costringere la Cina a usare solo energia eolica e solare. La EDF ora sostiene che lo scarico di gas è nei limiti consentiti dalla legge e l’aumento dei gas è «fenomeno noto studiato e previsto nelle procedure operative del reattore» (Reuters), e che comunque il livello dei gas a Taishan è al di sotto dei limiti massimi consentiti. Ma Framatome non aveva detto che le autorità cinesi stanno aumentando i limiti, proprio per rientrare nei parametri?

I fatti sono poco chiari: non solo la Cina, ma anche Stati Uniti e Francia potrebbero essere accusati di poca trasparenza. Se è tutto sotto controllo, perché la Framatome si sarebbe rivolta a loro? Gli accordi stipulati dicono che solo in caso di grave minaccia Framatome può chiedere agli Usa di condividere la loro tecnologia. Dunque, c’è o no una grave minaccia? Gli Stati Uniti sembra siano stati coinvolti loro malgrado e sostengono che la situazione a Taishan non sia critica. Lo è abbastanza perché la Framatome chieda il loro aiuto, però, mettendo l’amministrazione Biden in una situazione spiacevole nei confronti della Cina – che nemmeno accetta l’esistenza di un qualche pericolo.

L’avanguardia del nucleare a Taishan

L’impiego del nucleare in Cina ha visto una forte crescita negli ultimi tempi (noi di FOR abbiamo parlato del possibile futuro del nucleare qui). Secondo la World Nuclear Association la Cina è sul podio per megawatt prodotti dai reattori nucleare in funzione, dopo Francia e Stati Uniti. Ed è prima di misura per potenza dei reattori in costruzione, con 18,206 megawatt (la Corea del Sud è a 5,360 MWe). Quasi tutti i più recenti reattori in costruzione sono cinesi. Questi dati danno un quadro chiaro della situazione: la Cina sta puntando moltissimo sul nucleare. Non stupisce che non voglia rovinare la buona immagine della centrale nucleare di Taishan: i reattori nucleari di Taishan, chiamati EPR (European Pressurized Reactor o Evolutionary Power Reactor), sono considerati l’ultima generazione di reattori ad acqua pressurizzata e promettono di più in termini di sicurezza, costi, efficienza, stabilità dell’uranio – ma non in termini di ecosostenibilità, poiché serve comunque una gran quantità di uranio. Sono presenti solo in Francia – che infatti si è occupata dei reattori cinesi – e in Finlandia. Né alla Francia, né alla Cina conviene avere problemi con Taishan e il loro nuovo e avanzatissimo reattore.

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