giovedì, 21 Ottobre 2021

Social down: quando la vita va offline

Da non perdere

Luigi Santoro
Dopo la laurea in Filosofia (anzi, Scienze Filosofiche!) alla Federico II di Napoli si è messo a studiare il tedesco, cosa che l’ha spinto oltre il baratro della follia, sul cui ciglio vagava dopo aver scritto una tesi su Adorno. Invece di proseguire con la carriera dell’insegnamento ha deciso di voler avere a che fare con il mondo aziendale; ora non lavora in azienda. Scrive molto, vorrebbe leggere di più.

«Che fai se all’improvviso ti svegli senza un braccio?»

L’ho chiesto ieri, 4 ottobre, sulla chat Telegram del lavoro, chat creata in fretta e furia (non a caso si chiama “Piano B”) per riuscire a sopperire al whatsappdown che ha colpito il mondo. Comunque, alla mia domanda – un po’ retorica, certo – la stessa collega che ha creato la chat di riserva mi ha risposto «impari ad usare bene l’altro, inventeremmo altri strumenti».

Senza dubbio. Voglio dire, è dall’alba dei tempi che l’uomo s’inventa cose per sopperire alla mancanza di, che so, vedere al buio, respirare sott’acqua, persino volare. Facebook, WhatsApp e Instagram sono tornati online, in Italia, verso le 00:45 mentre Telegram già faceva un po’ di fatica nei download a causa del traffico più intenso del solito. Ma siamo proprio sicuri che la perdita improvvisa di Instagram, Facebook e WhatsApp potrebbe essere superata facilmente?

Protesi digitali

Immagini, pensieri, parole. Mettiamola così. Su Instagram carichiamo foto, video – è un social visivo –, su Facebook scriviamo, all’osso, cosa ci passa per la testa, WhatsApp è l’estensione pressoché illimitata della nostra capacità di comunicare con l’altro. Parliamo, di fatto, di miglioramenti dell’essere umano, di strumenti che potenziano la nostra capacità di pensare, vedere e parlare, di vere e proprie protesi digitali. Capacità indebolite, de-evolute, con i down di ieri.

Vediamo le reazioni a seguito del down. A leggere Twitter (indistruttibile), molti sono tornati ragazzi, altri rimpiangevano i tempi senza social, altri ancora hanno “riscoperto il gusto di guardarsi” (addirittura?). Ma è facile parlare sapendo, perché lo sapevamo tutti, che il tutto si sarebbe risolto al più tardi entro oggi, 5 ottobre. E infatti stamattina ho guardato il telefono e mi sono trovato almeno cinque messaggi su WhatsApp del tipo “prova invio, prova, non va”. Verso le 00.45, in Italia, più o meno tutto è tornato alla normalità. Ma senza le nuove possibilità che ci hanno dato WhatsApp, Facebook e Instagram non credo che avremmo tanta voglia di far gli spiritosi. Non è tanto cosa ci permette di fare, ad esempio, WhatsApp (c’è comunque Telegram che, al netto di qualche miglioramento, potrebbe egregiamente sostituire l’app di Zuckerberg) ma il modo in cui le relazioni sono state modificate. Vale anche per Facebook e Instagram.

Life down

E non si tratta di un “ritorno al passato”. Dire «mal che vada torniamo a come eravamo abituati prima» è una solenne sciocchezza perché i nostri ritmi, il nostro lavoro, la nostra vita personale, sono stati tutti pesantemente cambiati dall’avvento dell’era social. Se d’improvviso dovessimo rinunciare per sempre, non per qualche ora, ai nuovi modi di vivere che abbiamo scoperto grazie a social e WhatsApp riusciremmo sì ad adattarci ma a prezzo di grandissimi sforzi e soprattutto perdite sotto ogni punto di vista.

E si nota già dalle piccole cose (che poi le grandi cose sono costituite da quelle piccole). Dovendomi coordinare con due colleghi – due, non venti – ho dovuto telefonare, sperando che rispondessero, che potessero parlare, che mentre ero al telefono con uno qualcosa non cambiasse e via così. Operazione straordinariamente complessa se paragonata al “mando un vocale nel gruppo”. Sta tutto qui, sta nel fatto che la comunicazione di pensieri, parole (e foto) tramite social è troppo importante per poter pensare di farne facilmente a meno. E nemmeno voglio menzionare la politica, che vive sui social una nuova vita, un nuovo modo di comunicare. Per non parlare degli influencer, ma non vorrei banalizzare il discorso.

I social hanno segnato una nuova era della comunicazione. L’evoluzione, in tal senso, avviene nel giro di anni; non sarà un down dei server (pare si sia trattato, nello specifico, di un problema legato alla configurazione dei server di Facebook) né la nostalgia di qualcuno a impedire questo cambiamento. Bisogna avere la consapevolezza del fatto che la nostra vita è determinata anche dai social.

E non c’è nostalgia che tenga.

- Advertisement -spot_img

Talk For

F&NEWS