domenica, 27 Novembre 2022

Smart City: da utopia a realtà con il PNRR

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Diotima Pagano
Laureata in giurisprudenza. Fortemente convinta che il diritto sia (anche) fantasia, creatività, interpretazione e molto spesso filosofia. Amante della Vespe e della musica in vinile. Il suo motto è "...Things To Come..."

A prima lettura: i “Piani Integrati” di cui all’art. 21 del Decreto-legge 6 novembre 2021, n. 152, (in Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 265 del 6 novembre 2021), coordinato con la legge di conversione 29 dicembre 2021, n. 233 recante: «Disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose». (GU n. 310 del 31 dicembre 2021 – Suppl. Ordinario n. 48)

L’art. 21 del D.L. n. 152/2021 ora convertito in legge, reca all’art. 21 una norma (intoccata in sede di conversione) di amplissimo spessore operativo che può rappresentare un punto saliente e di vertice nell’ambito attuativo del Piano Nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

I Piani Integrati

L’art. 21, infatti, dal conciso titolo “Piani integrati” delinea un ambizioso progetto, con immediate ricadute sui territori e sulle comunità che in esse esprimono, emergente dalle finalità illustrate nel testo della norma.

Si stanziano, nello specifico (comma 1), sostanziosi fondi con ardite finalità espresse nel fine di:

– favorire una migliore inclusione sociale riducendo l’emarginazione e le situazioni di degrado sociale,

– promuovere la rigenerazione urbana attraverso il recupero, la ristrutturazione e la rifunzionalizzazione ecosostenibile delle strutture edilizie e delle aree pubbliche, l’efficientamento energetico e idrico degli edifici e la riduzione del consumo di suolo anche attraverso operazioni di demolizione e ricostruzione finalizzate alla riduzione dell’impermeabilizzazione del suolo già consumato con modifica di sagome e impianti urbanistici,

– (nonché) sostenere progetti legati alle smart cities, con particolare riferimento ai trasporti ed al consumo energetico,

Risorse alle città metropolitane

I fondi sono assegnati risorse alle città metropolitane, in attuazione della linea progettuale « Piani Integrati – M5C2 – Investimento 2.2 » nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

I Fondi

Le somme stanziate concretano un ammontare complessivo pari a 2.493,79 milioni di euro per il periodo 2022-2026, nel limite massimo di 125,75 milioni di euro per l’anno 2022, di 125,75 milioni di euro per l’anno 2023, di 632,65 milioni di euro per l’anno 2024, di 855,12 milioni di euro per l’anno 2025 e di 754,52 milioni di euro per l’anno 2026).

Fondo di rotazione per l’attuazione del Next Generation EUItalia

Ai relativi oneri si provvede a valere sul Fondo di rotazione per l’attuazione del Next Generation EUItalia di cui all’articolo 1, comma 1037, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, secondo le modalità di cui ai commi da 1038 a 1050 del medesimo articolo 1.

Le “smart cities”

Inclusione sociale, efficientamento energetico, costruzioni e demolizioni per ridurre il consumo del suolo: queste ed altre le strategiche parole guida che la norma esplicita e che si possono ridurre ad una idea forte per la realizzazione di “smart cities”, ove questa formula vuole indicare l’aspirazione ad un vivere urbano ove l’impatto ambientale è ridotto, la econosostenibilità un principio condiviso ed interiorizzato, i servizi, tutti a portata di un cittadino che si sposta senza inquinare, atteso che dallo studio medico, all’ufficio postale, al luogo di divertimento, la raggiungibilità è calibrata su un lasso di tempo particolarmente contenuto che le maggiori città europee (si pensi a Parigi o Stoccolma) individuano in un visionario numero di minuti via via decrescente.

Il calcolo per le ripartizioni:

Le risorse previste (c. 3: che richiama quelle del comma 1 e 2) saranno ripartite tra le città metropolitane in base al peso della radice quadrata della popolazione residente in ciascuna area metropolitana moltiplicata per il quadrato della mediana dell’Indice di vulnerabilità sociale e materiale (IVSM), come da tabella una allegata al decreto n. 152 cit. (Allegato 1).

L’attuazione della linea progettuale «Piani Integrati, BEI, Fondo dei fondi – M5C2 – Intervento 2.2 b)»

Al fine di rafforzare gli interventi previsti dal comma 1, nell’ambito del «Fondo Ripresa Resilienza Italia» di cui all’articolo 8 é costituita una sezione con dotazione di 272 milioni di euro per l’attuazione della linea progettuale «Piani Integrati, BEI, Fondo dei fondi – M5C2 – Intervento 2.2 b)» del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

La stipula dei mutui presso la BEI

É altresì autorizzato il cofinanziamento dei progetti ricompresi nei predetti Piani, con oneri a carico del bilancio dei soggetti attuatori (di cui al comma 8), mediante stipula di mutui con la Banca europea degli investimenti (BEI), la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa (CEB), la Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. e il sistema bancario.

Limiti all’accensione dei mutui

Restano, evidentemente, “ferme”, per ciascun ente attuatore, le disposizioni specifiche che pongono limiti qualitativi o quantitativi all’accensione di mutui o al ricorso ad altre forme di indebitamento per ciascun ente, nonché l’obbligo del rispetto degli equilibri di cui ai decreti legislativi 23 giugno 2011, n. 118 e 18 agosto 2000, n. 267.

I progetti finanziabili: individuazione

Le città metropolitane provvedono ad individuare, sulla base dei criteri previsti (commi 6 e seg.,) e nei limiti delle risorse assegnate (di cui al comma 3), i progetti finanziabili all’interno della propria area urbana entro centotrenta giorni dalla data di entrata in vigore (7 novembre 2021) del decreto-legge n. 152/2021, tenendo conto delle progettualità espresse anche dai Comuni appartenenti alla propria area urbana.

Strutture amministrative della città metropolitana quale soggetto attuatore

Nel caso di progettualità espressa dalla città metropolitana è previsto che la medesima possa avvalersi delle strutture amministrative del Comune capoluogo che, pertanto, diviene soggetto attuatore.

I progetti finanziati: individuazione degli obiettivi

I progetti oggetto di finanziamento -il costo totale di ciascuno dei quali non può essere inferiore a 50 milioni di euro- devono riguardare (c. 6):

– la manutenzione per il riuso e la rifunzionalizzazione ecosostenibile di aree pubbliche e di strutture edilizie pubbliche e private (tenendo conto di quanto previsto dal comma 8, lettera a), esistenti per finalità di interesse pubblico,

– il miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale, economico e ambientale, con particolare riferimento allo sviluppo e potenziamento dei servizi sociali e culturali e alla promozione delle attività economiche, culturali e sportive,

– (nonché) interventi finalizzati a sostenere progetti legati alle smart cities, con particolare riferimento alla rivitalizzazione economica, ai trasporti ed al consumo energetico.

Il principio del Do No Significant Harm (DNSH), ossia non arrecare un danno significativo all’Ambiente.

I progetti oggetto di finanziamento devono (c. 7), inoltre, a pena di inammissibilità:

a) intervenire su aree urbane il cui IVSM é superiore a 99 o superiore alla mediana dell’area territoriale;

b) avere un livello progettuale che assicuri il rispetto dei termini (di cui al comma 10) e, in ogni caso, non inferiore al progetto di fattibilità tecnico-economica;

c) assicurare, nel caso di edifici oggetto di riuso, rifunzionalizzazione o ristrutturazione, l’incremento di almeno due classi energetiche;

d) assicurare l’equilibrio tra zone edificate e zone verdi, limitando il consumo di suolo, nonché potenziare l’autonomia delle persone con disabilità e l’inclusione sociale attraverso la promozione di servizi sociali e sanitari di prossimità a livello locale eliminando, laddove possibile, gli ostacoli all’accesso agli alloggi e alle opportunità di lavoro tenendo conto anche delle nuove possibilità offerte dalle tecnologie e dal lavoro da remoto ai fini della conciliazione tra esigenze di cura familiare ed esigenze lavorative, nel rispetto del principio di parità di genere e ai fini della riduzione dei flussi di traffico veicolare nelle aree metropolitane;

-d-bis) assicurare ampi processi di partecipazione degli attori economici e della società civile in fase di definizione degli interventi oggetto dei Piani integrati; e) prevedere la valutazione di conformità alle condizioni collegate al principio del DNSH (Do Not Significant Harm), previsto dall’articolo 17 del regolamento UE 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2020; f) prevedere la quantificazione del target obiettivo: metri quadrati dell’area interessata all’intervento, intesa come bacino territoriale che beneficia dell’intervento.

La partecipazione dei privati

I progetti oggetto di finanziamento possono, inoltre, prevedere (c. 8):

a) la possibilità di partecipazione dei privati, attraverso il «Fondo Ripresa Resilienza Italia» di cui all’articolo 8 nel limite massimo del 25 per cento del costo totale dell’intervento;

b) la presenza facoltativa di start-up di servizi pubblici nella proposta progettuale;

c) la co-progettazione con il terzo settore.

c-bis) l’applicazione contestuale a tutte le strutture edilizie interessate dal progetto o a gruppi di esse, ove ne ricorrano i presupposti, delle detrazioni di cui agli articoli 14 e 16 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, e all’articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito dalla legge 17 luglio 2020, n. 77.

Il Codice unico di progetto degli investimenti pubblici

I singoli interventi rientranti nei progetti integrati, di cui al comma 6, sono identificati (c. 9) da CUP, di cui all’articolo 11, della legge 16 gennaio 2003, n. 3, associati attraverso modalità guidate (template) messe a disposizione dal Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio dei ministri, all’interno del Sistema CUP, secondo le specifiche fornite dal Ministero dell’interno – Direzione centrale per la finanza locale. Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore (7 novembre 2021) del decreto-legge in esame le città metropolitane comunicano al Ministero dell’interno – Direzione centrale per la finanza locale i progetti integrati finanziabili, completi dei soggetti attuatori, dei CUP identificativi dei singoli interventi, del cronoprogramma di attuazione degli stessi. A tal fine, con decreto del Ministero dell’interno – Direzione centrale per la finanza locale, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore (7 novembre 2021) del decreto n. 152/2021 é approvato il modello di presentazione delle proposte progettuali integrate, contenente le indicazioni per una corretta classificazione dei progetti integrati e dei singoli interventi che ne fanno parte, all’interno dell’anagrafica CUP[1].

L’atto di adesione

Con decreto del Ministro dell’interno (c. 10) saranno assegnate le risorse ai soggetti attuatori per ciascun progetto integrato oggetto di finanziamento (di cui al comma 6) e per i singoli interventi che ne fanno parte (identificati da CUP) e, per ciascun progetto, sarà sottoscritto uno specifico «atto di adesione ed obbligo», allegato al medesimo decreto del Ministro dell’interno, contenente i criteri, gli indirizzi ed i relativi obblighi che regolano il rapporto con i soggetti attuatori. L’atto di adesione ed obbligo ed il decreto summenzionato dovranno disciplinare altresì i termini di avvio e conclusione dei lavori (marzo 2026), le modalità di erogazione e revoca delle risorse, i contenuti essenziali della documentazione di gara per il rispetto del principio DNSH (Do Not Significant Harm) richiamato, ed ogni altro elemento utile per il rispetto delle disposizioni riportate nel PNRR per la gestione, controllo e valutazione della misura, ivi inclusi obblighi in materia di comunicazione e informazione previsti dall’articolo 34 del regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 febbraio 2021, in base alle indicazioni riportate nell’atto di adesione ed obbligo di cui al primo periodo, e l’obbligo di alimentazione del sistema dimonitoraggio.

La trasmissione del Piano

A seguito dell’assegnazione delle risorse, il Ministero dell’interno trasmette al Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio dei ministri la lista dei CUP finanziati all’interno di ciascun piano integrato, per l’aggiornamento dell’anagrafe dei progetti nel sistema CUP.

L’alimentazione tempestiva del sistema di monitoraggio

Ai fini del rispetto del regolamento (UE) 2021/241, i soggetti attuatori assicurano (c. 11) l’alimentazione tempestiva del sistema di monitoraggio per la rilevazione puntuale dei dati di avanzamento attuativo degli interventi finanziati con particolare riferimento agli elementi anagrafici e identificativi dell’operazione, della localizzazione, dei soggetti correlati all’operazione, delle informazioni inerenti alle procedure di affidamento dei lavori, dei costi previsionali e delle relative voci di spesa, degli avanzamenti fisici, procedurali e finanziari, nonché dei collegati obiettivi intermedi (milestone) e finali (target) collegati e di ogni altro elemento necessario richiesto dalla regolamentazione attuativa del PNRR.

Conservano, altresì, tutti gli atti e la relativa documentazione giustificativa su supporti informatici adeguati e li rendono disponibili per le attività di controllo e di audit, ivi inclusi quelli relativi all’individuazione delle progettualità di cui al comma 5. Assicurano inoltre il rispetto del principio di «non arrecare un danno significativo all’ambiente» ai sensi dell’articolo 17 del regolamento (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2020.

Articolo a cura di Diotima Pagano

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1. Il primo comma dell’art. 11 citato (“Codice unico di progetto degli investimenti pubblici”) prevede che “A decorrere  dal  1  gennaio  2003,  per  le  finalità  di  cui all’articolo 1, commi 5 e 6, della legge 17 maggio 1999, n. 144, e in particolare per la funzionalità della  rete  di  monitoraggio  degli investimenti pubblici, ogni nuovo progetto di investimento  pubblico, nonché’ ogni progetto in corso di attuazione alla predetta  data,  è dotato  di  un  “Codice  unico  di  progetto”,  che   le   competenti amministrazioni  o  i  soggetti  aggiudicatori  richiedono   in   via telematica secondo la procedura definita dal CIPE.”

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