giovedì, 21 Ottobre 2021

Si raggiungerà mai una semplificazione del codice appalti?

Da non perdere

Grandi spunti di interesse sono contenuti nella relazione annuale al Parlamento del presidente della Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato Roberto Rustichelli del 29 settembre 2021.

Valgano qui alcune notazioni riassuntive.

A) Il primo punto attenzionato è quello relativo alla distorsione concorrenziale, attuata, peraltro da Stati dell’UE, che determina una marcata slealtà fiscale.

I dati riferiti sono impressionanti.

Sono 27 i miliardi realizzati in Italia dalle multinazionali e fatti transitare in “paradisi fiscali”.

Somme di pari rilievo si registrano con riferimento ad altri Stati europei (71 miliardi spostati ad es. dalla Germania).

Osserva la relazione: «A beneficiarne quasi sempre sei Stati: Lussemburgo, Irlanda, Olanda, Belgio, Cipro e Malta, mentre l’Europa è la principale vittima dell’elusione delle grandi società, con oltre il 35% dei profitti spostati dal Vecchio Continente, a fronte di meno del 25% dagli Stati Uniti»

E prosegue: «A venire in rilievo è anche il dumping sul piano contributivo e delle tutele del lavoro proveniente da alcuni Paesi dell’Est Europa: tanto più grave quando vengono utilizzati contributi europei per conseguire indebiti vantaggi competitivi e favorire processi di delocalizzazione a scapito di altri Paesi membri. Il persistere di tali fenomeni contrasta in radice con il principio di solidarietà voluto dai Padri fondatori dell’Unione Europea e rischia di compromettere il progetto europeo»

Concludendo: “Non può continuare ad esistere un sistema nel quale si consente alle multinazionali di operare sfruttando le infrastrutture e i servizi pagati dai cittadini, senza dare il proprio contributo attraverso il pagamento delle tasse nei paesi ove viene prodotto il valore.”

B) Altro punto di estremo interesse, valorizzato dalla Relazione, è quello relativo alla “competizione ed equità nei mercati digitali”, soprattutto in ottica di una sempre maggiore protezione delle imprese e dei consumatori in tali mercati.

In argomento, la Relazione richiama l’iniziativa assunta dalla Commissione Europea con la proposta del Digital Market Act e del Digital Services Act.

L’iniziativa è ritenuta dall’AGCM lodevole, atteso che «Le piattaforme digitali sono ormai divenute uno snodo fondamentale per gli utenti commerciali che intendono raggiungere i consumatori online e alcune di esse sono arrivate a godere di un potere di mercato consolidato e duraturo, che conferisce loro la facoltà di agire slealmente nei confronti dei soggetti che con esse si interfacciano».

Secondo la Relazione, «di fronte a monopoli dai tratti così inediti e non sempre agevolmente contrastabili con i tradizionali strumenti antitrust, è positivo che si apra lo spazio della regolazione, terreno sul quale l’Europa ha alle spalle una importante tradizione».

Due però sono le criticità che l’AGCM ritiene sussistenti:

– il riferirsi ad un modello «di enforcement centralistico imperniato sulla competenza esclusiva della Commissione»;

– la previsione di «regole uguali per tutti di fronte a modelli di business molto diversi».

C) Un ulteriore “strategico” punto attenzionato dalla relazione, è quello relativo alla attuazione del PNRR.

Su tale tema, l’Autorità individua vari ostacoli che potrebbero inibire e rallentare la piena realizzazione del Piano.

«Occorre riconoscere – si afferma – che le incognite sulla attuazione del Piano sono molte, a partire da un quadro normativo ipertrofico che fa da freno agli investimenti».

Di qui la connessione, fra ipertrofia e tempistica, in quanto si denunciano tempi dilatati per la realizzazione di opere pubbliche con costo superiore a cinquanta milioni, “che non vedono il loro completamento in meno di 14 anni”.

Ipertrofia legislativa che si accompagna ad un’altra emergenza segnalata, quella della corruzione.

Afferma il testo: «Se si considera che oggi il 74% dei procedimenti in materia di corruzione riguarda il settore degli appalti pubblici, in particolar modo le procedure di gara (82%), piuttosto che gli affidamenti diretti (18%), una riflessione urgente si impone».

«Tutto questo dimostra che il Codice dei contratti pubblici, che pure è stato modificato numerosissime volte, non solo non è stato in grado di contribuire a ridurre gli illeciti, ma rischia altresì, con le sue farraginosità e complicazioni, di ostacolare il conseguimento degli ambiziosi obiettivi assegnati al nostro Paese».

La conclusione logica è quindi chiara, per l’AGCM: lo snodo fondamentale è la riforma, in senso semplificante, del Codice degli Appalti, la cui ritenuta farraginosità costituirebbe, un moltiplicatore di criticità, lungi dal risolverle.

Di qui l’epilogo: “con forza” va affermata la necessità di semplificare la normativa vigente in un settore che rappresenta l’11% del PIL nazionale.

Con una proposta operativa rivolta all’ applicazione delle norme comunitarie ed in particolare alle direttive europee del 2014 sugli appalti pubblici, continua il presidente dell’Antitrust affermando che «È pertanto positivo che in tale direzione si muova sia il PNRR che il disegno di legge delega sui contratti pubblici approvato dal Consiglio dei Ministri, oggi all’esame del Parlamento. Tale soluzione non pregiudica la legalità delle procedure ad evidenza pubblica e, soprattutto, i diritti economici e sociali dei lavoratori, rimanendo ferma l’applicazione della disciplina giuslavoristica, sia nazionale che di derivazione europea».

La Relazione si sposta poi ad analizzare le attività di contrasto esercitate dall’AGCM a fronte di comportamenti di slealtà concorrenziale.

C’è molto – proconcorrenzialmente – su cui ragionare.

Articolo a cura di Diotima Pagano

Per approfondire:

- Advertisement -spot_img

Talk For

F&NEWS