lunedì, 15 Agosto 2022

Rome under the Dome

Da non perdere

Roma. Le emergenze si accumulano, formando una cupola soffocante. Sembrano esplodere tutte insieme nell’estate più rovente da decenni. Forse è come ci tocca vivere, ma le “crisi” non prevedibili, come un incendio, sono preparate da anni di insipienza. Il punto è come reagisce chi vuol fare, sapendo che i problemi della capitale non si risolvono in un’estate e nemmeno in una consiliatura; ma, se non si reagisce nel giusto modo, si aggraveranno ancora ed ancora. Nonostante la pioggia di soldi del PNRR e del “todopoderoso” Giubileo.

  1. Rifiuti: il sindaco Gualtieri ha marcato un distacco inatteso dall’acquiescenza delle ultime giunte di centro-destra, sinistra e pentastellate, scegliendo di costruire un termovalorizzatore ed elencando impianti e altre scelte necessarie. Un bel colpo di reni; in un incontro col primo comitato PIMBY (Please in My Backyard) “Roma Daje”, favorevole al “termo”, ha incontrato l’assessora Sabina Alfonsi. Le sue slide, chiare e convincenti, dovrebbero essere la base di un corso accelerato di formazione per tutti gli eletti in tutti i municipi. Qualcuno pensa che il Sindaco “osi” troppo, sbagliando. Chi se la prende già con lui dopo “aver dato un segnale” con il voto alla Raggi, non merita commenti. Ci vorrebbe coerenza, invece il grillino Zolezzi impegnato con l’elevato e Conte in una corrida di visibilità che coinvolge anche Roma, dice alla Camera “L’assessore Alfonsi deve essere assessore all’ambiente, e l’ambiente è casa nostra: se uno mette i tavolini in mezzo alla piazza e non fa giocare i bambini non pensa al futuro. Più che a casa nostra, forse è l’assessore a Cosa nostra, e questo lo voglio dire chiaramente”. Begli alleati, anche in regione, il segretario del PD ha chiarito che “gli alleati regionali a 5 stelle restano tutti con Conte”. Bel pasticcio. Per tutti e per il Sindaco.
  2. Roma ha bisogno di comportamenti coerenti e credibili anche su scala regionale eanche nell’emergenza. La “raccolta”, affidata alle “riformanda” AMA, ha bisogno di coraggio e interventi urgenti, non della “romanella” di 600 nuovi assunti, a compensare più di un migliaio di assenteisti. Si può fare? In emergenza si può intervenire affiancando un servizio di pulizia e raccolta “privato”. Subito. 
  3. Decoro urbano e mobilità. A quanto è dato leggere, monnezza a parte, il decoro della capitale verrebbe garantito da due draconiane misure: no ai dehors nella capitale e meno monopattini per tutti! Atteso che, nonostante la “cappa”, ci sono investitori che stanno puntando a nuovi alberghi a 5 stelle, vale la pena non cacciarli via e far sì che Roma resti ancora più attraente, salvo arrivarci vivi.
  4. I Dehors della ristorazione: le cronache cittadine spiegano come affrontare il problema. Se i “blitz” dei vigili urbani hanno portato a riduzioni, sequestri e multe, con tanto di rilancio mediatico, è chiaro che il problema è la costanza del controllo delle regole anche quando non ci sono i media. Altrimenti siamo alle solite. Non essendo in grado di controllare (governare) come si deve, si ricorre alla minaccia urbana ed alle restrizioni indiscriminate. Buona invece l’idea di un servizio permanente che nei municipi risponda ai cittadini-utenti delle situazioni critiche. Insomma, i Dehors non sono un’epidemia! Superi la superficie a te destinata? Arriva un vigile e basta. Non serve il lockdown tutti al chiuso, perché a Roma si sta meravigliosamente bene all’aperto, di sera fino ad ottobre. “Meglio meno ma meglio” diceva uno che non mantenne la parola. Una risorsa non può diventare una minaccia perché le amministrazioni non sanno come fare. Contro la mala movida, c’è la buona movida, non il deserto.
  5. Veniamo ai Monopattini. Bene porre regole di tracciabilità, spazi definiti, targhe e multe. I numeri ed esperienze delle capitali europee ci dicono che con la collaborazione dei gestori si può arrivare quasi all’azzeramento dei comportamenti incivili anche con un numero analogo di monopattini. Noi no, noi vietiamo, tagliamo lo sharing, secondo un criterio che imperio del Trasporto pubblico (“devono essere l’ultimo miglio” dei trasporti collettivi). Così, invece di multare chi va in due, diminuiamo il numero degli attori e dei veicoli. Eppure: l’incidentalità riguarda prevalentemente monopattini di proprietà di privati, che aumenteranno. E le e-bike? Perché ridurle? Sono anche loro responsabili di incidenti, di occupazione suolo pubblico. Ma le piste ciclabili che le facciamo a fare, se non facciamo stalli per le bici elettriche, o no?

Post-scriptum

Ci vorrebbe una Regione all’altezza di questi compiti, ma qui la cappa sono partiti spappolati ed attenti solo al potere per il potere. Quello che assume più posti e meno responsabilità possibili.

Lo spettacolo della direzione regionale del PD non fa presagire bene, “le correnti” si schierano non per difendere e fare avanzare la capacità di governo dell’esperienza Lazio. Prima hanno sostenuto le primarie (cioè il diritto del PD di non scegliere, motivando con il diritto dei cittadini ad esprimersi) anche se non sono mai avvenute, poi, stabilito che il possibile “vincitore”della primarie avrebbe perso le elezioni vere, hanno provato a fare ritirare il probabile vincitore delle elezioni vere, l’assessore alla sanità D’Amato, perché “estraneo” alle cordate prevalenti. Sullo sfondo la “pretesa” di concertare tutto il pacchetto con le presunte, e poche poltrone, parlamentari, governative e di consiliature regionali. La non scelta di Zingaretti non si deve solo alla sfortunatissima pervicacia sul campo largo, che nel Lazio resta contiano: anti-governativo, anti-americano, anti-termovalorizzatore ma pro-spartizione, anche qui con correnti stellate che si cumulano alle altre. Ed è questa la cappa più soffocante sul governo del fare a Roma e nel Lazio.

Articolo a cura di Massimo Micucci, Direttore Merco Italia

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