martedì, 22 Giugno 2021

Robotica, intelligenza artificiale, lavoro

Da non perdere

Le questioni complesse richiedono competenze specifiche e riflessioni approfondite, spesso invece le opinioni arrivano prima di fatti e dati, è il caso dell’impatto della robotica e dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro. Chi ha infatti una predisposizione favorevole nei confronti del progresso tecnologico è ottimista, chi al contrario, vede la macchina come inevitabile antagonista dell’uomo, quasi a riproporre in chiave moderna una dicotomia ben nota dalla storia, non può che essere allarmato. La materia è senza dubbio articolata e il grosso della difficoltà risiede nel fatto che nella maggior parte dei casi, si parla sulla base di previsioni e non di fenomeni già acclarati.

Lo stato attuale dell’arte è però abbastanza chiaro, almeno secondo Jerome Pesenti, che è stato amministratore delegato di Benevolent Tech e che, come riportato dal World Economic Forum, al Web Summit di Lisbona ha ammonito circa i limiti dell’impiego dell’intelligenza artificiale. Ci vorrà in sostanza ancora molto tempo prima di vederla prevalere nelle aziende e non solo. Solo per questo motivo essa non va temuta? No. Chi è favorevole al progresso e alle innovazioni tecnologiche ha molti argomenti dalla sua parte. Innanzitutto, la robotica e l’intelligenza artificiale possono addirittura aiutarci a comprendere meglio in che direzione sta andando il mercato del lavoro.

Come ha ricordato Alberto Mingardi su La Stampa dello scorso 25 febbraio, l’innovazione tecnologica rendendo obsoleti alcuni mestieri, come quello dei telegrafisti a seguito dell’invenzione del telefono, ha spinto a rivedere l’organizzazione stessa del lavoro e le nuove competenze richieste. Molti sostengono infatti che solo alcuni lavori possano essere automatizzati e che la supervisione di alcuni compiti e, in generale, alcune professioni, richiedono competenze nuove e aggiuntive rispetto a quelle necessarie fino a pochi anni fa.

Grazie all’innovazione possiamo capire molto anche sul versante della disoccupazione. Secondo quanto riportato ancora dal World Economic Forum non sono robot e macchine a far aumentare il numero dei disoccupati, ma è l’incapacità dell’uomo a capire dove impiegare risorse umane. Secondo un’indagine commissionata dal Deloitte Consulting and Manufacturing Institute, relativa al periodo 2015-2025, in Usa mancano 3,5 milioni di posti di lavoro nel settore produttivo e 2 milioni resteranno non coperti. I risultati dell’indagine sono confermati anche dalla National Association of Manufacturers che ha aggiunto che in America serviranno 300mila saldatori entro il 2020.

Ciò testimonia che nonostante la tecnologia abbia reso obsolete alcune mansioni, altre restano indispensabili ma ci sono poche persone disposte a coprire quei posti di lavoro. L’impatto della robotica e dell’intelligenza artificiale sulla disoccupazione va quindi analizzato anche alla luce di fattori come la scarsa conoscenza delle effettive esigenze del mercato del lavoro, oppure come le risposte inadeguate ad esigenze note.

La tecnologia inoltre, può addirittura risultare un’alleata se si pensa a un altro aspetto che caratterizza la popolazione mondiale, ovvero il suo inevitabile e veloce invecchiamento. Secondo le stime dell’ONU, la percentuale delle persone anziane sulla popolazione totale era l’8% nel 1950, il 10% nel 2000 e probabilmente sarà del 21% nel 2050. Disporre di un numero minore di giovani equivale a un minor numero di donne e uomini in età lavorativa, quindi in questo caso la tecnologia può fornire un aiuto, coprendo alcuni compiti. Il World Economic Forum ci ricorda che il Giappone sta già sperimentando una soluzione di questo tipo, nell’hotel Henn-na di Nagasaki l’assistenza ai clienti è infatti affidata a dei robot.

Sostituire la forza lavoro mancante a seguito dell’invecchiamento della popolazione, essere stimolati a rendere più mirate le proprie competenze, capire nello specifico di quali compiti e mansioni necessita il mercato del lavoro di un Paese sono solo alcuni degli argomenti per chi ha fiducia nel progresso e dunque nell’impiego dell’intelligenza artificiale e dei robot. Si tratta di teorie convincenti. Dove un pessimista vede una minaccia e un ottimista scorge una sfida, un realista vede solo un inevitabile passo in avanti verso il futuro da affrontare con consapevolezza.

 

di Giusy Russo

[dt_quote font_size=”normal”]Solo alcuni lavori possano essere automatizzati, e ci sono professioni che richiedono competenze nuove rispetto a quelle necessarie fino a pochi anni fa[/dt_quote]
[dt_blog_masonry image_scale_animation_on_hover=”n” image_hover_bg_color=”n” bwb_columns=”desktop:1|h_tablet:1|v_tablet:1|phone:1″ dis_posts_total=”3″ content_alignment=”center” post_date=”n” post_category=”n” post_author=”n” post_comments=”n” post_content=”off” read_more_button=”off” category=”news”]

- Advertisement -spot_img

Talk For

F&NEWS