martedì, 22 Giugno 2021

Roberto Cingolani: un fisico al servizio dell’Italia

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Luigi Santoro
Dopo la laurea in Filosofia (anzi, Scienze Filosofiche!) alla Federico II di Napoli si è messo a studiare il tedesco, cosa che l’ha spinto oltre il baratro della follia, sul cui ciglio vagava dopo aver scritto una tesi su Adorno. Invece di proseguire con la carriera dell’insegnamento ha deciso di voler avere a che fare con il mondo aziendale; ora non lavora in azienda. Scrive molto, vorrebbe leggere di più.

Un ospite d’eccezione al Talk sull’Energia promosso da FOR, da FISE, Assoambiente e Italia+Verde: il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani.

Intervistato da Chicco Testa, Presidente Assoambiente, e da Monica D’Ambrosio, Direttore di Ricicla Tv, il Ministro ha offerto una panoramica sul tema della Transizione Ecologica, toccando diversi punti di interesse per il dibattito in corso.

Tecnologia e consapevolezza

“La transizione ecologica tra desideri e realtà”. Probabilmente mai titolo fu più adeguato. I desideri, che vanno a coincidere con gli obiettivi posti non solo dall’Italia ma dalla comunità internazionale, e la realtà, ossia tutte le problematiche e le criticità con cui i desideri devono fare i conti.

«La tecnologia è una grande soluzione; economia circolare, ingegneria ambientale – queste fanno uso di tecnologie moderne, “forti”. Quando la tecnologia entra in gioco si presentano due problemi: innanzitutto è divisiva, perché parte del mondo non si fida della tecnologia; e, inoltre, nessuna scienza, nessuna tecnologia è a impatto zero». Se, da un lato, è aumentata la consapevolezza circa le sfide che dobbiamo affrontare – sfide che non riguardano più nebulose e lontane generazioni future ma quelle immediatamente presenti -, dall’altro è «fondamentale spiegare le cose, comparare scenari; il tutto scevro da ogni ideologia».

Alla tecnologia serve Risk Assessment, ossia quella capacità di condurre una analisi dei rischi: e serve soprattutto «spiegarla, parlarne nelle scuole».

Il PNRR: il carburante per il futuro

«L’urgenza è diventata preponderante». Probabilmente, se il discorso fosse stato affrontato per tempo, incontreremmo meno resistenze e percorreremmo strade più comode; con i “se”, però, non si fanno né la storia né il futuro e quindi dobbiamo procedere con gli strumenti a nostra disposizione. Per quanto riguarda i prossimi anni, «per favorire l’elettrificazione ed abbattere le emissioni di CO2 dovremmo installare moltissime fonti di energia rinnovabile; un primo step obbligato è aumentare l’elettrificazione da fonti di energia rinnovabili. Bisognerà installare 70 GW di impianti a terra (ad ora, ne installiamo circa 0.8 all’anno)».

Oltre ad avere dinnanzi sforzi importanti da compiere, con tutte le complessità del caso, non dobbiamo dimenticare che veniamo da un periodo devastante che ha affossato l’economia; «la transizione durerà almeno 10 anni e ci vuole coraggio per renderla sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale. La vulnerabilità ha reso più difficile questa battaglia verde per la transizione; si richiedono sforzi rilevanti a chi ha già sofferto». Sì, perché gli avvenimenti degli ultimi tempi ci hanno portato sulla linea di partenza un po’ zoppicanti; non siamo in perfetta forma ma bisogna partire. A tal proposito, il PNRR e la transizione devono essere paragonati ad una missione spaziale – la metafora del razzo e del carburante rende perfettamente l’idea. Se il punto di arrivo è il 2050, soprattutto per quanto riguarda gli obiettivi di decarbonizzazione, il PNRR consente alla “navicella-transizione” di decollare e di mettersi sulla giusta traiettoria; poi, «il motore termina il carburante e gran parte della rotta dovrà farla il pilota, apportando correzioni e avendo la consapevolezza che da qui a 10 anni, magari, scopriremo una nuova tecnologia a basso costo e dagli enormi vantaggi che cambierà la missione in corso d’opera». Il PNRR, dunque, darà la spinta iniziale – e libererà altre risorse nazionali – ma non abbiamo certezze su cosa accadrà da qui a dieci, quindici o venti anni. Non possiamo essere certi della tecnologia che avremo a disposizione in un futuro più o meno immediato; per questo le capacità del pilota saranno fondamentali, anche per adattare la strategia alle nuove esigenze.

Ricerca, innovazione e coraggio

Le semplificazioni non sono nostre alleate; se è vero che l’elettrico può essere un validissimo alleato nelle sfide che ci attendono, è anche vero che non può rappresentare, da solo, il Sacro Graal delle energie. «Per quanto riguarda un 60% di penetrazione dell’auto elettrica entro il 2030, l’obiettivo è decisamente impegnativo; siamo in ritardo su alcuni aspetti, come il processo di recupero delle batterie. Se guardiamo, inoltre, l’intero ciclo di vita di un’auto elettrica (tenendo conto dell’estrazione dei materiali), ci rendiamo conto che l’impatto non è proprio zero»Bisogna non solo ripensare tutte le infrastrutture di riferimento ma anche comprendere come sia necessario servirsi di un mix di soluzioni: se il 60% sarà un elettrico ibrido, il restante 40% dovrà essere un Euro 6 per ridurre in maniera importante le emissioni. 

I numeri non sono buoni, inutile nasconderlo – oggi abbiamo circa 13 milioni di automobili Euro 0, 1, 2; occorre ragionare, come sempre, sul lungo termine e la mobilità elettrica cittadina – monopattini, biciclette – darà una grande mano sotto questo aspetto.

«Prima di arrivare ad avere un telefonino ci sono voluti 70 anni». In altre parole, serve tempo anche per quanto riguarda quei settori, come il nucleare, in cui l’Italia «vanta una tradizione eccellente. Bisogna avere il coraggio di non abbandonare mai la ricerca, tutto ciò che è ricerca fa bene». Continuare a studiare e ad imparare: l’Italia deve prender parte anche ai programmi sovranazionali di ricerca.

«La termodinamica la fa la natura, le leggi gli uomini»

Le leggi sono un prodotto esclusivamente umano, la termodinamica è appannaggio esclusivo della natura. Per questo, «se c’è qualcosa che rallenta, bisogna agire. L’apparato legale va cambiato. I giuristi sono fondamentali ma teniamo in considerazione il fatto che siamo chiamati a gestire circa 16 miliardi di euro per la transizione. Occorre un adeguato dialogo tra parte giuridica e tecnica; la termodinamica la fa la natura, le leggi gli uomini».

Con questa felice espressione, il Ministro ha anche sottolineato l’esigenza di snellire quegli apparati burocratici che devono andare a dialogare con i tecnici.

Coraggio e consapevolezza sembrano costituire la parola chiave per quanto riguarda la transizione: coraggio nell’affrontare determinate sfide, consci non solo delle difficoltà tecniche ma anche di opinione, nel senso che il contributo di tutti i cittadini sarà fondamentale per portare avanti questa rivoluzione ecologica. La consapevolezza, allo stesso modo, non riguarda solo una chiarezza di visione sulle tappe e sugli obiettivi; è fondamentale comprendere che il futuro dell’energia sarà incerto non per mancanza di volontà o di perizia ma perché, proprio in virtù dei continui passi avanti della tecnologia, non è possibile prevedere con certezza cosa avverrà nei prossimi decenni.

Certo è che bisogna cogliere l’occasione che ci si presenta; allora coraggio e consapevolezza non devono mancare all’Italia, che ha il dovere di farsi trovare pronta per affrontare le imminenti sfide che il futuro – e il presente – hanno in serbo.

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