martedì, 28 Giugno 2022

Road to France 2022: chi si oppone realmente a Macron?

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Manuela Scognamiglio
Napoletana doc, vive a Milano e lavora nell'advertising. È appassionata di lingue e comunicazione. Apprezza le sfide, il coinvolgimento internazionale e la conoscenza, così come il confronto con le persone. Crede nella condivisione delle esperienze, nella creazione di opportunità e nel cambiamento.

Continua la nostra analisi dei mesi che precedono le elezioni presidenziali in Francia, che avranno luogo il prossimo 10 aprile 2022. Nella prima puntata, che trovate qui, avevamo valutato la strategia vincente di Macron che si prepara ad una lotta contro la destra, unica vera sua avversaria. Il Presidente punta su una narrazione europeista, approfittando del semestre UE, che dal 1° gennaio è francese. Vediamo cosa è cambiato dopo un mese.

I sondaggi danno sempre l’attuale Presidente in testa con il 24%, seguito dalle due candidate della destra Marine Le Pen (Rassemblement National) e centro-destra Valérie Pécresse (Les Républicains), che oscillano intorno al 15%. Subito dopo viene la destra di Eric Zemmour (Reconquête!) al 14,5%. I candidati di sinistra, invece, sono scesi ancora più in basso, con Jean-Luc Mélenchon che passa dal 10 al 9%, Yannick Jadot dall’8 al 7% e così via. 

La crescita di Eric Zemmour

L’unico candidato che da inizio anno è cresciuto in maniera consistente è proprio Eric Zemmour. Eppure, il suo passato lo ricorda come autore di dichiarazioni xenofobe, fortemente contrario all’immigrazione, anti-islamista. Il suo programma è criticato per il suo punto di vista radicale sull’immigrazione, l’Islam e la priorità nazionale, per la sua volontà di aumentare l’età pensionabile o di abolire la procreazione medicalmente assistita per donne sole o coppie di donne. Alcune misure ricevono l’approvazione della maggioranza: la diminuzione dei contributi per i salari più bassi, il divieto del velo. 

Sebbene l’opinione pubblica lo ricordi come un personaggio con posizioni e modo di esprimersi molto radicali, gioca probabilmente a suo favore la “novità” che rappresenta. È infatti uno dei pochi candidati che si presenta per la prima volta. Ha annunciato la sua candidatura a novembre 2021 attraverso un video pubblicato su YouTube e lanciato contemporaneamente il suo partito, “Reconquête”. Probabilmente, inoltre, recupera qualche voto anche dagli estremisti tendenzialmente fedeli a Marina Le Pen, che però sta cercando di fare un discorso politico più “moderato” rispetto al passato.

Il discorso che delude di Valérie Pécresse

Per alcuni analisti, la candidata repubblicana Valérie Pécresse è l’unica che può verosimilmente dare del filo da torcere a Macron, qualora andassero entrambi al secondo turno. Quantomeno, l’unica che non lo farebbe vincere a mani basse. Domenica 13 febbraio ha tenuto il suo primo grande incontro pubblico allo Zénith a Parigi, uno spazio che ha accolto più di 7mila persone. Il riscontro generale non è stato molto positivo. 

Valérie è apparsa molto poco empatica, fredda e quasi come se stesse recitando, tanto che ha ricevuto molte critiche anche da colleghi di partito. Un membro dei repubblicani intervistato da BFMTV ha commentato: «Sembrava Le Cid [opera teatrale tragicomica di Pierre Corneille] interpretato da un bambino di prima media». Altri hanno definito il discorso “laborioso”, “ricco di stereotipi”. Ciò che ha suscitato più critiche, infatti, è stato il suo modo di esprimersi, fondamentale per la realizzazione delle proprie idee, la capacità di collaborazione con gli altri paesi e la fiducia dei propri cittadini. 

Il non-ancora candidato Emmanuel Macron

Macron non si è ancora candidato, i sondaggi lo danno largamente in testa, ma la situazione del Paese potrebbe farsi sempre più complessa da gestire, e non lasciarlo respirare nemmeno per gli ultimi 2 mesi prima del voto. 

Centinaia di auto fermate, lacrimogeni, 7200 poliziotti impiegati sugli Champs Elysées: questa è stata la situazione della capitale francese sabato 12 febbraio. I cosiddetti “convogli della libertà” sono partiti da tutta la Francia per raggiungere il centro di Parigi e bloccare la zona simbolo della rivolta dei gilet gialli. A protestare sono i no-vax e i cittadini contro il calo del potere d’acquisto, il rincaro del carburante e delle bollette dell’energia. E poi c’è un più generico antagonismo nei confronti del “sistema” e un’antipatia nei confronti di Macron, il “presidente dei ricchi”, chiamato a non ricandidarsi per un secondo mandato.

Le proteste francesi assomigliano molto a quelle ad Ottawa, in Canada, iniziate dai camionisti per protestare contro l’obbligo vaccinale per i lavoratori introdotto dal governo canadese, ma sfociate in una protesta anti-sistema, anche oltre oceano. In effetti, a pensarci bene, i due Presidenti si assomigliano non poco. Da chi protesta e si sente emarginato dalla società potrebbero essere visti come troppo belli, troppo tolleranti, troppo bravi, troppo “pro sistema”.

Per il momento, Napoleone batte Giovanna d’Arco 3 a 0. Ma forse ci sono altre questioni da sistemare per conquistarsi la rielezione.

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