mercoledì, 04 Agosto 2021

Una rivoluzione a tutto gas

Da non perdere

Francesca Santoro
Classe '95. Cultrice di linguistica generale, scrittrice in erba, lettrice appassionata. Ama i bei film e le serie tv, ma non più del suo gatto. Teinomane convinta.

All’Energy Talk targato FOR del 30 giugno si è parlato di alcuni temi che ormai suonano familiari alle nostre orecchie allenate: transizione ecologica, idrogeno (ricordiamo l’articolo di FOR sul talk “Un domani a idrogeno”), metano, emissioni di CO₂. Abbiamo toccato alcuni temi e nodi essenziali, delineati in modo chiaro e preciso dai nostri ospiti, Enrico Cingolani, Michelangelo Tortorella e Davide Tabarelli, con la moderazione di Claudio Velardi.

Obiettivo: zero emissioni di CO₂

Non si può parlare di energia, metano e gas naturale senza parlare di emissioni; dati dell’International Energy Agency (IEA) alla mano, Enrico Cingolani, Executive Consultant di TECC s.a.s, ha esposto la situazione sulle emissioni: nel 2021 abbiamo prodotto 34 miliardi di tonnellate di CO₂. La strada tracciata dall’IEA è chiara, il 2050 è la data di scadenza, l’anno entro il quale ci dovrà essere una diminuzione delle emissioni. Secondo i calcoli dell’IEA, per il 2030 dovremmo essere intorno ai 21 miliardi di emissioni.

Per raggiungere questo obiettivo, considerando che il 2030 è dietro l’angolo, per Cingolani bisogna puntare su energie rinnovabili, sui veicoli elettrici, sull’azzeramento delle emissioni da combustibili fossili, sull’incremento della produzione di idrogeno e della cattura e iniezione in giacimento della CO₂ con CCS (Carbon Capture and Storage).

Sì al metano, ma con qualche accortezza

Il metano, benché dal punto di vista ambientale abbia un impatto meno forte di carbonio e petrolio, non è la panacea di tutti i mali, ha sottolineato Cingolani. Anche il metano presenta delle criticità, come il flaring, pratica diffusa al di fuori del suolo italiano che consiste nel bruciare senza recupero energetico il gas in eccesso prodotto nel ciclo di separazione del greggio e del petrolio; le emissioni fuggitive, cioè emissioni accidentali; e infine, la combustione senza cattura di anidride carbonica. Tutti questi lati negativi in realtà sono perfettamente evitabili grazie alle nuove tecnologie a nostra disposizione. Un esempio è fornito dall’Inghilterra, che con il progetto HyNet prevede di produrre idrogeno e collettare, quindi reiniettare, la CO₂ in un giacimento vicino ormai esausto di Eni, in modo da creare «un ciclo industriale e adatto ai nostri scopi senza emissioni di CO₂».

I metanodotti, oggi e domani

Per quanto riguarda invece l’Italia, la situazione storica ha portato allo sviluppo di infrastrutture «senza eguali in altri paesi, di metanodotti che arrivano nelle case, nei paesi, nelle industrie», praticamente ovunque; l’Italia inoltre ha una capacità di stoccaggio del metano tale da permettere la fornitura al momento del bisogno ed eventualmente compensare la mancanza di energie rinnovabili. Per Cingolani, infatti, è un «elemento chiave della riduzione delle emissioni l’utilizzo delle energie rinnovabili, principalmente solare, wind, idroelettrico, tutte collegate a cicli giornalieri o stagionali». Grazie alla sicurezza di approvvigionamento data dai metanodotti provenienti da Africa, Europa del nord e dell’est, possiamo cogliere delle opportunità su suolo italiano. La capacità di stoccaggio italiano può rispondere tranquillamente alla richiesta di modulazione; abbiamo disponibilità di giacimento esauriti (vicini a quelli nuovi) dove è possibile collettare e iniettare la CO₂, in modo da creare un «ciclo virtuoso» della produzione di idrogeno blu, privo di inconvenienti e rischi. Abbiamo detto di avere a disposizione una notevole rete di metanodotti. Cosa ne faremo quando non ne avremo più bisogno grazie allo sviluppo delle energie rinnovabili? Cingolani ha suggerito che potremmo sfruttare almeno in parte i metanodotti per collettare le emissioni dai siti industriali per la reiniezione di CO₂, rendendo le industrie carbon free. La produzione di energia senza emettere CO₂ non è utopia e i nostri metanodotti sono indubbiamente un punto di forza all’avanguardia.

È tutto possibile e realizzabile, «in Italia ci sono tutte le competenze e le risorse necessarie, in cinquant’anni abbiamo sviluppato, per quanto riguarda il metano, la CO₂, la sua iniezione, una capacità tecnologica e soprattutto delle risorse umane preparate e formate, invidiabili». Alla luce di questi dati incoraggianti è possibile procedere senza ostacoli in questa virtuosa direzione, una direzione che va sicuramente verso il metano e CCS, di cui anche in Italia, grazie ad Eni, stiamo facendo esperienza in prospettiva futura.

Il futuro sarà green, ma con i tempi giusti

Per Michelangelo Tortorella, CEO di DG impianti, stiamo vivendo un periodo di stravolgimento ma anche di presa di coscienza sul tema ambientale e sulla necessità di salvaguardare il nostro pianeta. Sulla stessa linea di Cingolani, Tortorella guarda con fierezza all’industria italiana, che ha tutte le carte in regola per sostenere la transizione ecologica o energetica; l’esperienza italiana degli ultimi cinquant’anni, accumulata anche grazie a progetti in giacimenti esteri (in Africa, Kazakistan, Mare del Nord) dà l’opportunità di inserirci nella transizione energetica. Tortorella però ha invitato alla prudenza: non basta parlare di decarbonizzazione, economia circolare, transizione ecologica, sostenibilità, ma bisogna essere pragmatici e consapevoli che questi cambiamenti non possono essere affrontati dall’oggi al domani, è necessario del tempo. Il futuro per Tortorella è rappresentato da idrogeno, wind, nucleare. Altro punto fondamentale: fare informazione chiara e trasparente nei confronti del grande pubblico, a partire dalle scuole. È compito degli “esperti” spiegare, informare, per evitare che le persone possano essere preda di inutili allarmismi e disinformazione.

Una guida utile è di certo il buon senso, evitando un ambientalismo radicale e controproducente, che pure sta perdendo terreno di fronte alla ragionevolezza e al desiderio di trovare soluzioni, non problemi.  

Diamo gas a chi ne ha bisogno

Sicuramente fra i problemi italiani c’è la carenza di materie prime, come ha spiegato Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. Pur essendo fra i paesi industrializzati, storicamente abbiamo sempre vissuto una povertà energetica. Più per necessità che per ragioni ecologiche, in realtà, «siamo già un’economia a idrogeno» (citando J. Rifkin), usiamo idrocarburi (fra cui il metano) che non sono altro che idrogeno e carbonio. L’uso del gas e la sua ricerca sono stati e sono ancora oggi strumenti per sopperire alla carenza energetica italiana; gli Stati Uniti stanno facendo ora ciò che noi facevamo già nel 2000, ovvero costruire cicli combinati approfittando del crollo dei prezzi del gas, sostituendo il carbonio nella loro economia e abbattendo le emissioni. Ciò che si può fare, adesso, è fornire l’Asia e l’Africa di gas, che sono economie a carbone – più conveniente; e quindi non basta investire nella ricerca in Europa, ma è necessario investire per dare le stesse opportunità ai paesi più poveri.

Il problema dei prezzi riguarda anche noi: tutto ha un prezzo, anche la transizione energetica, ha realisticamente osservato Tabarelli. È inevitabile un aumento dei costi, una soluzione può consistere nel puntare sullo stoccaggio della CO₂, sulla ricerca, dal momento che non è sempre possibile sostituire i combustibili fossi, talvolta indispensabili.

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