venerdì, 07 Ottobre 2022

Prezzi del gas: che succede?

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Simona Benedettini
Simona Benedettini è una consulente freelance esperta di regolazione e concorrenza del settore energetico ed energy analyst della Fondazione Ottimisti&Razionali. Simona ha più di dieci anni di esperienza come consulente per operatori pubblici e privati del settore energetico in Italia ed Europa. Ha un Dottorato in Law and Economics ed è stata visiting scholar presso University of Illinois. Simona è autrice di articoli accademici ed editoriali su tematiche energetiche.

Venerdì 19 agosto, il prezzo al TTF, il mercato olandese di riferimento per le quotazioni del gas naturale in Europa, ha toccato il record di €261/MWh. Più precisamente, questo valore esprime il prezzo a un mese del gas naturale. Pertanto, anticipa le aspettative del mercato circa eventuali disequilibri tra domanda e offerta di gas naturale che potrebbero verificarsi nel mese prossimo. Le quotazioni dei mesi a venire, incluso il primo trimestre del 2023, continuano a esprimere sempre valori intorno a €260/MWh. Nessun miglioramento, quindi, nelle aspettative del mercato. Nel 2021, con riferimento allo stesso orizzonte temporale, il TTF esprimeva valori al di sotto di €50/MWh.

A causare l’impennata del prezzo del gas naturale del 19 l’annuncio di Gazprom, la società di Stato che estrae ed esporta il gas russo, di interrompere per attività di manutenzione l’operatività del gasdotto Nord Stream 1 tra il 31 agosto è il 1° settembre prossimo. Il gasdotto, attraverso il mar Baltico, porta il gas russo in Germania. Un annuncio che rafforza le preoccupazioni del mercato circa il rischio di interruzione immediata delle forniture dalla Russia e già espresse dai continui aumenti dei prezzi del gas osservati nelle scorse settimane.

Del resto anche la Commissione Europea, nella Comunicazione di luglio “Save gas for a safe winter”, ha affermato in modo deciso che l’Europa – che oggi importa 155 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia – è esposta a “un rischio significativo e reale di interruzione immediata delle forniture di gas russo”.

Rischio sulla base del quale la Commissione ha suggerito, nella stessa Comunicazione, una serie di misure di risparmio energetico che gli Stati Membri dovrebbero mettere in campo per ridurre i propri consumi volontariamente in vista dell’inverno.

Purtroppo, la domanda di energia sembra essere poco sensibile ai prezzi come dimostrato da uno studio delle Università di Colonia e Bonn sull’impatto del razionamento dei consumi di metano sull’economia tedesca. Pertanto, laddove la domanda di gas naturale (e anche di elettricità) sembra essere poco sensibile agli aumenti dei prezzi, si rendono necessarie campagne informative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica circa l’importanza di attività di risparmio energetico.

In Italia, dopo mesi trascorsi a rassicurare i cittadini e imprese sulla capacità del Paese di reggere a un’eventuale interruzione, si è dato avvio a una campagna istituzionale di informazione (tardiva) sulla necessità di attivare comportamenti di risparmio energetico.

I più che condivisibili sconti in bolletta elargiti dal Governo nel corso di questi mesi – attraverso l’azzeramento degli oneri di sistema e la riduzione dell’IVA al 5% sui consumi gas (misure che saranno in vigore sino a dicembre prossimo) – hanno probabilmente contribuito a dare l’impressione ai clienti finali che i prezzi delle commodity evolvessero come prima della crisi. Oggi, purtroppo, ci si domanda se queste misure saranno sufficienti, dati gli incrementi eccezionali dei prezzi di gas ed elettricità cui stiamo assistendo, a evitare amare sorprese nelle bollette di imprese e cittadini che, nei mesi prossimi, potrebbero più che raddoppiare.

L’annuncio di Gazprom ha fatto insinuare il dubbio nel mercato che, dopo il 1° settembre, il gasdotto Nord Stream 1 possa non riprendere la sua operatività. Evento che equivarrebbe a una interruzione immediata delle forniture. Che cosa accadrebbe, quindi?

Nei mesi di settembre-dicembre l’Italia importa mediamente 9,3 miliardi di metri cubi di gas russo. Secondo il Piano presentato dal Ministro Cingolani il 27 luglio scorso, entro dicembre l’Italia può fare affidamento su 6 miliardi incrementali di metri cubi di gas – grazie alle maggiori importazioni da Algeria e Azerbaijan e all’aumento della produzione nazionale – e su altri 1,5 miliardi di GNL provenienti dall’Africa. A questi si sommerebbero 2,6 miliardi di metri cubi resi disponibili dall’abbassamento di un grado del riscaldamento residenziale pubblico e privato (oltre che a una chiusura di un’ora al giorno dei termosifoni) e dall’aumento della produzione termoelettrica a carbone. Un dato, tuttavia, che potrebbe essere sovrastimato visto che non sono stati ancora adottati provvedimenti attuativi sull’incremento della produzione domestica di gas.

Tuttavia, nonostante tali misure permetterebbero apparentemente di coprire tutto il fabbisogno di gas russo, una interruzione immediata delle importazioni di gas russo condurrebbe a un drammatico incremento dei prezzi del gas naturale che rallenterebbe ulteriormente il riempimento degli stoccaggi e che indurrebbe, data l’insostenibilità dei rincari, necessariamente ad attivare misure di riduzione dei consumi. Senza considerare che sui prezzi dell’elettricità e sulla produzione di alcuni comparti industriali pesa anche il prezzo della CO2 che, sempre venerdì scorso, ha raggiunto il record storico di €99/tCO2.

Sarà quindi sull’energia il primo banco di prova del nuovo Governo. Dal superamento di questo esame dipende la tenuta di imprese e famiglie e la credibilità e il ruolo dell’Italia in Europa.

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