lunedì, 20 Settembre 2021

PNRR, energia, prezzi: che autunno ci aspetta?

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Noel Angrisani
Laureato in Scienza della Politica, ha completato il suo percorso di studi con un master in Relazioni Istituzionali, Lobby e Comunicazione d'Impresa. Per due anni si è occupato di progettazione europea, successivamente ha lavorato presso un'agenzia di eventi corporate e B2B per il No-Profit. Dopo essersi cimentato nel public affairs, oggi lavora come consulente in ambito organizzazione e pianificazione.

Per il mondo dell’energia l’autunno rischia di essere caratterizzato da numerose incognite. L’ebbrezza per il tanto agognato ritorno alla normalità alimentata dalla vertiginosa ripresa dei consumi, dai futuri finanziamenti del PNRR e dalla spedita campagna vaccinale, ha probabilmente consentito che venissero sottovalutati alcuni campanelli d’allarme

La domanda cresce, i prezzi pure

Secondo quanto emerge dall’ultimo numero dell’Analisi trimestrale del sistema energetico nazionale dell’ENEA ci sarà «una crescita tendenziale della domanda di energia e delle emissioni di circa il 6% per l’intero 2021» che però, in base a quanto già registrato nel mese di agosto, può essere frenata – insieme al rilancio economico – da un generalizzato aumento delle tariffe energetiche, sia per le imprese che per le famiglie.

In attesa dell’ARERA, uno dei primi indizi arriva dalle stime dell’Eurostat che registra un tasso d’inflazione dell’eurozona di circa il 3 % ad agosto, spinto proprio e soprattutto dall’energia. A seguire la carenza dei semiconduttori, ma più in generale la scarsità e l’aumento dei prezzi delle materie prime, unito agli alti costi per i diritti di emissione di CO2 nel sistema ETS, stanno seriamente rischiando di compromettere la ripresa economica.

Geopolitica, energia e PNRR

A complicare il quadro, se non fossero sufficienti gli indicatori economici e di mercato, si aggiungono fattori geopolitici: da un lato, la crisi dell’Afghanistan – l’Arabia Saudita del litio – che ha riacceso gli appetiti per il ricco sottosuolo da parte di Cina, Russia e Turchia; dall’altro il completamento del Nord Stream 2 – in un contesto di fluttuazione dei prezzi anche del gas naturale – e la volontà di Putin di giocare un ruolo sempre più centrale nelle politiche energetiche, anche dell’Unione Europea.

Tali elementi, all’interno di una lettura comune sul mondo energetico, vanno analizzati soprattutto in ottica di PNRR. Un esempio per tutti: il Superbonus 110 % per l’efficientamento energetico, di cui in queste settimane si è parlato a lungo, rischia di vedere vanificati i suoi effetti proprio a causa del corposo aumento dei costi delle materie prime e delle tensioni sui mercati, ciò si traduce un significativo rallentamento delle opere cantierabili, un sostanzioso rincaro sul prodotto finale e una difficoltà nella realizzazione dei progetti finanziati.

Ma di cosa si parla?

Al pari di possibili e nuove varianti sono proprio tali fattori, insieme alla scarsità di manodopera, a rappresentare la principale incognita nell’attuazione del PNRR. Un peccato mortale visti i 70 miliardi euro per investimenti in infrastrutture verdi, economia circolare e mobilità sostenibile. Il governo, a tal proposito, sta provando ad introdurre dei correttivi – ad esempio nel decreto Sostegni-Bis – mediante meccanismi di compensazione proprio in favore delle imprese.

Queste criticità rappresentano un grande pericolo per l’economia mondiale, ma non per l’opinione pubblica e per la stampa in generale – tranne giornali “specialistici” o rari casi – sono tutti piuttosto occupati nel raccontare fenomeni minoritari e folkloristici come i “no-vax” o dispute filosofiche sul greenpass. La realtà, puntuale e inesorabile, segnala che il 75% della popolazione è vaccinata (numeri al 15/09/2021), restano sacche residuali e trascurabili di irriducibili, ma per esigenze di (avan)spettacolo – come candidamente ammesso dal Presidente di Mediaset, Confalonieri – e di sceneggiatura, gli viene data voce.

Il conteggio dei danni causati dalla pandemia è ancora in corso: lo scontro tra la lunga coda generata dal lockdown – con l’inevitabile rallentamento della catena di fornitura – e la successiva esplosione della domanda globale – che ha generato la crisi di approvvigionamento – simboleggiano la più corposa minaccia a qualunque prospettiva futura: la ripresa economica non può essere (solo) una questione di QR code.

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