martedì, 31 Gennaio 2023

Pianeta Terra chiama Titano

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Si chiamerà Dragonfly il nuovo drone della Nasa che verrà lanciato nel 2026 alla volta di Titano, il satellite più grande di Saturno e il secondo più grande del Sistema Solare. La “libellula”, che rientra nel programma Nuove Frontiere della Nasa, somiglierà ad un drone e atterrerà nel 2034 vicino l’equatore di Titano. Per circa due anni e mezzo sorvolerà monti di ghiaccio, fiumi e oceani presenti nei profondi canyon, già scoperti nel 2013 dalla missione Cassini. Un grande risultato per la Nasa che fino a poco tempo fa riteneva che un progetto del genere fosse impensabile.

Perché interessa tanto? Gli studi precedenti hanno dimostrato la possibile presenza di forme di vita elementare, vista la probabile presenza di acqua liquida in Selk, un cratere di 80 km formatosi a seguito dell’impatto di un meteorite, e vista l’assoluta somiglianza della superficie di Titano a quella terrestre. L’unica grande differenza è che su Titano mari e fiumi sono fatti di idrocarburi, come metano ed etano. Presente anche del ghiaccio d’acqua e un oceano, profondo dai 100 ai 200 chilometri, sotto la superficie ghiacciata. Sia sulla Terra che su Titano, inoltre, i mari seguono un’altitudine costante rispetto alla forza di gravità e quindi è possibile che le masse liquide siano collegate tra loro come in un grande sistema acquifero. Particolarmente interessante si è rivelata anche l’atmosfera stessa di Titano che, composta da azoto, metano e altri composti del carbonio, sembra essere molto simile a quella della Terra in fase prebiotica, e quindi prima della formazione della vita. Insomma, l’ulteriore esplorazione di Titano ha l’obiettivo principale di cercare materia organica e di farci quindi capire anche l’origine della vita sulla nostra Terra.

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