lunedì, 20 Settembre 2021

Perché l’Arabia Saudita vuole diventare la nuova Silicon Valley

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L’erede al trono saudita Mohamed bin Salman è impegnato in un tour de force diplomatico che comprende Egitto, Gran Bretagna e Stati Uniti. Il principe ereditario incontrerà capi di stato e di governo ma avrà contatti anche con le grandi aziende.

Infrastrutture ed energia gli argomenti di molti business meeting ma anche i settori ad alti contenuti di tecnologia sono particolarmente importanti per Mbs (come lo ha ribattezzato la grande stampa internazionale) e l’Arabia Saudita. Salman viene già considerato un leader in grado di determinare i nuovi equilibri internazionali, mentre da prima della sua ascesa tutte le dinamiche economiche che riguardano la monarchia del Golfo Persico vanno guardate con attenzione perché possono aiutare a comprendere i trend dell’economia mondiale. Riad è uno degli attori economici di maggior peso specifico del mondo grazie alle sterminate riserve di petrolio che alimentano un fondo sovrano che da qui al 2030 punta ad arrivare a 2 mila miliardi di dollari di asset gestiti direttamente in giro per il mondo.

Mbs è l’artefice di Vision 2030, il rivoluzionario piano di ammodernamento del Paese, che punta a ridurre la dipendenza dell’Arabia Saudita dalle rendite petrolifere. Uno shock progettato per cambiare i connotati dell’economia saudita diversificandola dagli idrocarburi. I sauditi hanno lanciato il futuristico progetto “Neom”, città del futuro sul Mar Rosso all’insegna delle più moderne tecnologie. Non bisogna limitarsi al primo livello della narrazione suggerita dal 31enne Mbs di giovane sovrano illuminato che vuole far entrare il regno dei Saud nella modernità abbandonando l’inquinante petrolio per puntare su tecnologia ed energie rinnovabili.

Il principe ereditario sta combattendo una lotta di potere che sta scardinando il sistema politico-economico di casa Saud ma l’esigenza di dare un nuovo assetto all’economia del suo paese è più che reale, è una necessità. La crisi delle quotazioni del petrolio ha creato un buco nelle casse statali visto che il 90% delle entrate prima proveniva dalla vendita di greggio. Con questo livello dei prezzi è più conveniente piazzare il petrolio sui mercati stranieri e introdurre l’utilizzo di altre fonti di energia per alimentare l’economia domestica.

L’obiettivo è quello di distribuire 9,5 gigawatt di capacità di energia rinnovabile entro il 2023 e di attrarre tra i 30 e i 50 miliardi dollari di investimenti nelle fonti rinnovabili entro il 2030.

Asset portante di Vision 2030 è la prossima quotazione in Borsa (la più grande mai vista sui mercati finanziari) di Saudi Aramco, la prima società al mondo per produzione di petrolio e la seconda per riserve accertate. I fondi della quotazione in Borsa, infatti, dovranno essere destinati ad attività non petrolifere.

Stando al Wall Street Journal, proprio la compagnia di stato starebbe lavorando a una joint venture con Alphabet, la conglomerata creata nel 2015 da Google come casa madre di tutte le aziende del colosso informatico di Mountain View, per la realizzazione di una Silicon Valley in Arabia Saudita, un hub delle nuove tecnologie composto da tre data center.

La più grande azienda energetica del mondo punta a sbarcare nel mercato del cloud computing (distribuzione di servizi di calcolo tramite Internet) e dell’analisi dei dati. Pochi giorni fa il Ceo di Aramco, Amin Nasser ha detto all’americana Cnbc che la compagnia saudita guarda con grande interesse agli investimenti nel cloud computing e che ha gli occhi puntati sulle grandi company del settore. Non solo Google ma anche Amazon.

Per i sauditi investire nel computing power e nei servizi di immagazzinamento dei dati significa ottenere maggiore produttività ed efficienza da far utilizzare ai data center che verranno costruiti nel Paese. Come ha raccontato l’agenzia Reuters, proprio la società di Jeff Bezos è pronta a sbarcare nel paese del Golfo attraverso la piattaforma di cloud computing Amazon Web Service. La trattativa per entrare direttamente in Arabia Saudita non è ancora stata completata ma nel frattempo Amazon ha acquisito Souq.com, un sito di e-commerce con sede a Dubai molto utilizzato in tutti i Paesi della penisola araba.

 

di Giampaolo Tarantino

[dt_quote font_size=”normal”]Secondo il Wall Street Journal, starebbe lavorando a una joint venture con Google per la realizzazione di un hub delle nuove tecnologie composto da tre data center[/dt_quote]
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