lunedì, 20 Settembre 2021

Perché il mondo ci sta crollando addosso (o anche no)

Da non perdere

di Stefano Bevacqua

Una delle tiritere più comuni è che i (presunti, allo stato attuale delle conoscenze) cambiamenti climatici globali, che si presume siano provocati dalle emissioni di anidride carbonica di origine antropica, determinino la rapida successione di fenomeni meteorologici estremi, alluvioni, siccità ed altri disastri del genere. Sono ipotesi, sostenute da riscontri statistici fondati su osservazioni assai limitate temporalmente e, soprattutto, prive di una casistica sufficientemente strutturata. Ma tant’è. È una possibilità. La quale tradotta in linguaggio comune suona così: è possibile che, pur in assenza di mutamenti climatici globali sostanziali si possano, quasi fosse un avvisaglia di un futuro denso di tragedie, verificare fenomeni estremi con sempre maggiore frequenza. Benissimo. Sono un giornalista, non un fisico dell’atmosfera (specialità che, peraltro, pochissimo ha a che vedere con la meteorologia, mentre sui giornali a inondare di catastrofismi vari sono molto spesso meteorologi, che non dovrebbero avere molta voce in capitolo; ma, di nuovo, tant’è). E constato che ci sono molti modi – forse un po’ troppi – di raccontare, da parte dei miei colleghi giornalisti, questo genere di cose. Allora, riporto qui di seguito un articolo apparso nei giorni scorsi a proposito delle grandinate in Piemonte (non indico né la testata né l’autore né la data esatta, ma il lettore attento non faticherà a individuarle).

“L’inizio di giugno ha portato con sé i primi temporali violenti tipici della stagione calda. Se n’è accorto, domenica sera, soprattutto chi vive tra l’area urbana torinese e il pianalto di Poirino, zone colpite da un nubifragio che in poco più di un’ora ha scaricato fino a 55 mm di pioggia e grandine a Santena, secondo i dati Arpa Piemonte. Colture devastate e strade inondate da acqua e ghiaccio anche a Trofarello, Cambiano e Villastellone. Per quanto dannosi, sotto il profilo meteorologico non si tratta di fenomeni eccezionali, dato che qua e là si verificano ogni estate con la tipica irregolarità che contraddistingue gli eventi temporaleschi. Scaturiscono dai cumulonembi, nubi che somigliano a imponenti torri d’acqua galleggianti nell’atmosfera e alte fino a 10-12 km, generate da intensi moti verticali dell’aria che si innescano al passaggio di un fronte freddo (l’aria fredda e pesante in arrivo scalza e solleva quella calda e leggera preesistente, facendone condensare l’umidità) o per il forte surriscaldamento del suolo nei pomeriggi d’estate, o ancora con il contributo di entrambi i fattori e l’aiuto della convergenza tra brezze locali, come accaduto proprio ieri sera a ridosso di Torino. Una volta giunte allo stadio maturo, talora nel giro di poche decine di minuti, da queste spettacolari macchine termodinamiche si origina una colonna discendente di pioggia, grandine, e aria fredda che impatta sul suolo propagandosi in ogni direzione sotto forma di turbolente raffiche di vento. Dato lo sviluppo verticale dei cumulonembi, prevalente su quello orizzontale, non deve stupire che questi rovesci siano tanto intensi quanto localizzati, con marcate differenze nelle quantità d’acqua piovuta al margine della “cella” temporalesca: ieri sera, dai 50 mm di Poirino si è passati ad appena 3 mm a Pralormo, solo 8 chilometri a Sud-Est. Anche nei prossimi giorni non mancheranno le occasioni di assistere a fenomeni di questo tipo”.

Questo è quanto. Nulla da ridire: articolo ben scritto, chiaro, ineccepibile. Ma qui viene il bello: il titolo. Sapete che titolo è stato messo dalla redazione a questo eccellente articolo? Eccolo: “Perché si verificano sempre più spesso temporali così violenti”. Giustamente, ci si incuriosisce e si legge tutto per conoscere questo “perché”. E non lo si trova. Perché non c’è alcun perché. Non abbiamo la benché minima idea del rapporto che potrebbe forse esserci tra presunti cambiamenti climatici e fenomeni di questo genere, che si verificano puntualmente da qualche migliaio di anni.

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