domenica, 29 Gennaio 2023

Perché Bjørn Lomborg sbaglia. Un contributo dalla nostra community

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Riceviamo e pubblichiamo volentieri il contributo di Paolo Sudiro, che risponde alle argomentazioni sostenute da Bjørn Lomborg in una recente intervista concessa al nostro Mensile. L’obiettivo di O&R è quello di stimolare un dibattito laico e aperto su tutti i temi di cui si occupa FOR, e di lasciare al lettore la possibilità di farsi un’idea grazie al confronto tra posizioni diverse.

 

Sarebbero molti i punti da discutere dell’intervista di Patrizia Feletig a Bjørn Lomborg, tuttavia mi limiterò ad affrontare solo due argomenti: il presunto legame tra PIL ed emissioni, e i sussidi alle energie rinnovabili.

Effettivamente, osservando i trend di crescita delle emissioni e del PIL è evidente che le due curve sono correlate tra loro; tuttavia, secondo lo stesso ragionamento, l’andamento del PIL dovrebbe dipendere dal livello di inquinamento, dal volume dei rifiuti prodotti, o dal numero degli incidenti sul lavoro. In realtà il PIL dipende dall’aumento della capacità produttiva e dalla crescita del potere d’acquisto dei consumatori. Entrambi questi fattori sono a loro volta collegati alla disponibilità di grandi quantità di energia a basso prezzo e, negli ultimi due secoli, i combustibili fossili sono stati la fonte quasi esclusiva di energia economica e abbondante perciò, aumentando i consumi energetici, sono aumentate le emissioni. Se fosse disponibile energia da altre fonti si avrebbe crescita del PIL senza aumento delle emissioni.

Gli esempi non mancano: povera di giacimenti di carbone, fino alla Prima Guerra Mondiale l’Italia ha alimentato il proprio sviluppo industriale con l’energia idroelettrica e le biomasse (Bardini, 1998). Nel secondo dopoguerra la Francia ha costruito le centrali nucleari che attualmente producono il 77% dell’energia elettrica nazionale (OECD/IEA, 2017), senza che questo abbia impedito la crescita economica.

Dal 1995, mentre i consumi energetici e il PIL continuavano a crescere, gli Stati Uniti hanno ridotto le emissioni del 5% perché hanno diminuito l’uso del carbone e aumentato quello del gas (EPA, 2018). In passato il gas era poco utilizzato negli Stati Uniti, dove si preferiva produrre elettricità con il carbone, che è disponibile in abbondanza e costa poco.

Tuttavia, grazie ai finanziamenti federali del Dipartimento dell’Energia, a metà degli anni ’90 è stato avviato lo sfruttamento di grandi volumi di shale gas per mezzo del fracking e i gestori delle centrali hanno cambiato tipo di combustibile (Krupnick et al., 2013). Tra l’altro in questo modo gli USA hanno raggiunto, loro malgrado, gli obiettivi di Kyoto (Watts, 2013).

Quindi, quando contesta i sussidi alle rinnovabili, Lomborg sorvola sul fatto che anche i combustibili fossili godono a loro volta di consistenti sussidi (Bárány e Grigonytė, 2015; Coady et al., 2015; OECD/IEA, 2016).

La Gran Bretagna ha introdotto sostanziose esenzioni fiscali per combattere la crisi del settore petrolifero in Mare del Nord, dove i costi non sono sostenibili con prezzi bassi del petrolio. D’altra parte per costruire dal nulla una rete di infrastrutture è necessario un impegno finanziario dello stato: ferrovie, strade, metropolitane, elettrodotti, porti e aeroporti vengono costruiti e mantenuti con denaro pubblico ma la spesa viene ampiamente ripagata dalle ricadute economiche. Solo in seguito, e spesso grazie a sovvenzioni statali, anche i privati iniziano a investire.

La SpaceX di Elon Musk è finanziata dalla NASA, che costituisce anche il suo unico cliente, perché il governo USA ha deciso di creare un mercato privato dei trasporti spaziali. I tedeschi hanno ritenuto che fosse nell’interesse strategico del loro paese investire nella produzione di energia, sia da fonti rinnovabili che da idrocarburi fossili: la produzione domestica ha vantaggi sia economici che geopolitici e, nel caso dell’incentivazione delle rinnovabili, diminuisce l’impatto dell’inquinamento sull’ambiente e la salute dei cittadini.

 

di Paolo Sudiro

 

Bibliografia

Bárány A. e Grigonytė D. (2015): Measuring fossil fuel subsidies. ECFIN economic briefs, 40, 1-13

Bardini C. (1998): Senza carbone nell’età del vapore: gli inizi dell’industrializzazione italiana. Bruno Mondadori. Milano

Coady D., Parry I., Sears L., e Shang B. (2015): How large are global energy subsidies? IMF Working Paper

EPA (2018): Inventory of U.S. Greenhouse gas emissions and sinks: 1990-2016

Krupnick A., Wang Z. e Wang Y. (2013): Sector Effects of the Shale Gas Revolution in the United States. Resources for the Future. Discussion papers

Lomborg B. (2001): The skeptical environmentalist. Cambridge University Press

OECD/IEA (2016): World Energy Outlook 2016.

OECD/IEA (2017): Energy policies of IEA countries: France. 2016 Review

Watts A. (2013): https://wattsupwiththat.com/2013/04/05/usa-meets-kyoto-protocol-without-ever-embracing-it/

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Negli ultimi secoli i combustibili fossili sono stati la fonte quasi esclusiva di energia economica, perciò aumentando i consumi energetici sono aumentate le emissioni

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