lunedì, 20 Settembre 2021

OnlyFans, che hai combinato?

Da non perdere

Francesca Santoro
Classe '95. Cultrice di linguistica generale, scrittrice in erba, lettrice appassionata. Ama i bei film e le serie tv, ma non più del suo gatto. Teinomane convinta.

Per chi era impegnato a seguire le terribili vicende in Afghanistan, facciamo un breve recap di ciò che è successo con OnlyFans. Allora, innanzitutto una bella definizione – sono sicura che fra le domande più googlate della settimana scorsa, insieme a “Chi sono i talebani?” ci sia stato “Cos’è OnlyFans?”. OnlyFans è un sito web nato nel 2016 in cui i creatori diffondono contenuti video solo ai propri utenti abbonati, i fan, che li finanziano direttamente; i contenuti che vanno per la maggiore su OnlyFans sono quelli sessualmente espliciti, ed è grazie a questi che la piattaforma è cresciuta ed è nota.

Che è successo ad agosto

OnlyFans il 19 agosto annuncia inaspettatamente che dal 1° ottobre vieterà i contenuti pornografici sulla piattaforma – personalmente, quando ho sentito la notizia, ho creduto che fosse una fake new. Da quel momento iniziano le proteste, soprattutto fra i creatori. OnlyFans è infatti la primaria fonte di guadagno per numerosi creatori e molte persone hanno guadagnato parecchio grazie alla piattaforma, diventata una vera e propria fonte di reddito per sé e la propria famiglia. Dopo la notizia, molti creatori cercano altri siti, cancellano contenuti, protestano e accusano OnlyFans di tradimento. Si alza un bel polverone. 

Il 25 agosto OnlyFans fa marcia indietro e scrive un tweet: «Grazie a tutti per aver fatto sentire le vostre voci. Abbiamo ottenuto le garanzie necessarie per supportare la nostra varia community di creatori e abbiamo sospeso la modifica delle norme prevista per il 1° ottobre. OnlyFans è sinonimo di inclusione e continueremo a fornire una casa a tutti i creatori» (traduzione a cura dell’autore).

Almeno un precedente: la Superlega

Sembrerebbe proprio che OnlyFans abbia ascoltato i propri utenti e agito di conseguenza. A me ricorda molto la vicenda della Superlega, quando dodici fra i club europei più ricchi, famosi e “vincenti” – fra cui Juventus, Inter, Milan, Real Madrid -, hanno annunciato di voler costituire un campionato internazionale al posto della Champions League. Ne è seguito il biasimo delle varie leghe di calcio – Uefa, Serie A, Premier League, ecc. – e anche qualche minaccia. Altri, fra cui calciatori e appassionati, hanno criticato l’iniziativa perché, a loro parere, avrebbe precluso l’accesso a una competizione europea alle squadre più piccole, mentre le fondatrici non avrebbero mai potuto essere escluse a prescindere dalle performance. E accenno solamente agli interessi economici e finanziari che si nascono – e nemmeno tanto, considerando i miliardi che muove il calcio – dietro una questione del genere. Alla fine, comunque, anche in questo caso il progetto Superlega è stato accantonato, almeno temporaneamente.

Il potere della community

Dietro la vicenda di OnlyFans sembrerebbero esserci interessi legati agli sponsor, ai finanziatori, agli scandali e alle inchieste sulla pornografia minorile (difficile da rilevare su OnlyFans), ma ha avuto decisamente un ruolo anche la reazione della community. La possibilità di perdere sostanzialmente la maggior parte della propria community ha sicuramente avuto il proprio peso, poiché i creatori sarebbero migrati su altre piattaforme per continuare a pubblicare contenuti altrimenti vietati, invitando i fan a fare lo stesso. Anche se OnlyFans offre altri generi di video, ad esempio di fitness e di cucina, è inutile raccontarsi storie. Tutti conoscono OnlyFans per i video e gli streaming pornografici, ed è su quello che basa la maggior parte dei suoi introiti.

Le due vicende, OnlyFans e Superlega, fanno riflettere sul potere che la reazione del pubblico ha su servizi che sostanzialmente si reggono sull’audience, sugli abbonamenti, su una massa di persone che può decidere per qualsivoglia motivo di smettere di essere un fan e far colare a picco questo genere di servizi. Vale anche per gli influencer di Instagram, per cui basta una frase, una story sbagliata, per perdere decine di migliaia di follower e introiti (ricordate il caso di Imen Jane?). E non solo, ogni giorno box domande, sondaggi, richieste di aiuto sono postate sui social e i follower sono chiamati in prima persona e esprimere pareri e condizionare le scelte dei propri beniamini – o magari avere solo l’illusione di farlo. Ma se da un lato il fatto che i club calcistici prima e OnlyFans poi abbiano fatto un repentino cambiamento di rotta – e OnlyFans aveva anche detto nei giorni precedenti al 25 agosto che togliere i contenuti pornografici era una sorta di necessità inevitabile – significa che c’è un interesse reale nei confronti di ciò che le persone desiderano, e la somministrazione di un prodotto non è accettata passivamente dai più, è pure vero che ci sono dei risvolti negativi. Innanzitutto, perdita di credibilità: dire una cosa e poi ritrattare non dà una buona impressione; in secondo luogo, le emozioni del pubblico sono altalenanti, e a volte la bontà di un prodotto o di una scelta si dimostra dopo molto tempo. Questo tipo comportamento da parte di realtà che dipendono dai loro utenti diventeranno la prassi? Quanti annunci verranno ritrattati, quanto spesso ci si dovrà adattare ai capricci del pubblico? 

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