martedì, 29 Novembre 2022

No vax, terrapiattisti e complottisti: ecco perchè servono le “Regole del Dialogo”

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No vax, terrapiattisti e complottisti che ribaltano le ricerche scientifiche: oggi scegliersi una nicchia, armarsi di teorie strampalate e cavalcare le insicurezze della gente è, ahinoi, una strategia che funziona. I dati sugli effetti delle fake news sull’ecosistema informativo italiano, ormai, si sprecano: sondaggi e approfondimenti che non smettono mai di ricordarci quanto, nel nostro cloud mediatico, scienza e innovazione escano troppo spesso con le “ossa rotte”. Di esempi ne abbiamo a bizzeffe e a tutti i livelli: dal divertentissimo servizio delle Iene sui terrapiattisti italiani fino alla bufala sui pericoli censurati del 5G, fino ad arrivare alla proposta televisiva del Ministro Lezzi di indire una commissione che controlli la divulgazione scientifica e culturale della Rai, con l’obiettivo di presentare ai cittadini “tutte le versioni possibili in merito a un determinato argomento e non solo una”. Una posizione che, tenendo da parte le opinioni politiche, aggiunge al puzzle la componente politico-istituzionale, da affiancare a quelle scientifica e comunicativa

LA LEGGE GALLO

“Il Ministro dello sviluppo economico, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, istituisce una Commissione per la divulgazione dell’informazione scientifica, al fine di selezionare le migliori forme di diffusione della più recente informazione culturale e scientifica a favore della collettività, da trasmettere attraverso il canale radiotelevisivo pubblico”.

Si conclude così la breve proposta di legge presentata lo scorso marzo da Luigi Gallo, deputato M5S e da giugno presidente della VII Commissione cultura, scienza e istruzione. Da questo bozza nasce la proposta del Ministro Lezzi e il conseguente dibattito con tanto di meme e sfottò – eccessivamente faziosi – al Ministro per il Sud del Governo Conte. Per ora il testo resta un’idea abbastanza vaga e, proprio per questo, complicata da valutare. Le domande non mancano: come sarà selezionata questa commissione di vigilanza sulla scienza? E con quali criteri saranno scelte le “migliori forme di diffusione”? Che poteri le saranno attribuiti? Giudicarla a priori come una azione “repressiva” sembra un’esagerazione e conferma il clima da tifoseria che si respira da entrambi i lati della barricata: è chiaro, in questo momento storico viviamo in un mondo diviso in tribù, fatto di avversari e nemici per partito preso e chi comunica l’innovazione troppo spesso non si preoccupa di trovare alleati.

LO SFORZO DEGLI INNOVATORI

Data ormai per certa l’aria pesante che tira nel dibattito italiano e messa un attimo in stand-by la soluzione legislativa, la strada verso la distensione e un grado di oggettività accettabile resta tortuosa. Ogni nuova tecnologia, prima di entrare a pieno nella vita del cittadino medio, passa inevitabilmente attraverso un periodo di rottura e, quando va bene, di discussione che se impostata in maniera equilibrata e costruttiva, può diventare uno strumento molto prezioso. Prendiamo per esempio l’industria chimica tanto bistrattata negli anni ’70: grazie alle attenzioni che l’opinione pubblica gli ha riservato ha raggiunto miglioramenti drastici, al punto che oggi l’INAIL la considera uno dei settori più sicuri in cui lavorare. Cosa serve? Probabilmente uno sforzo da parte di uno dei due interlocutori, quello più equilibrato e maturo, per far si che questa discussione faccia il salto di qualità e si trasformi in dialogo. Da qui bisogna partire, capire cosa manca a chi innova per raggiungere questo grado di consapevolezza, cosa lo porta a compiere sempre gli stessi errori e a trascurare sempre le stesse opportunità che ci offre la comunicazione moderna. Avevamo bisogno di una traccia e a fornircela è stato Giovanni Carrada – autore della trasmissione Superquark e consulente in comunicazione scientifica – durante l’evento “Le Regole del Dialogo” organizzato dalla nostra Fondazione: otto semplici regole che puntano a impostare un dialogo costruttivo fra scienza e società, per produrre un miglioramento nell’impatto sociale delle tecnologie.

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Ci sono, però, delle premesse da fare, un piccolo memo per non dimenticare che la controversia scientifica è spesso una controversia “per procura”. In gioco c’è in realtà qualcos’altro. Nei fatti, molti innovatori quando parlano di tecnologia spostano il focus e si dimenticano di coinvolgere l’opinione pubblica sulle vere domande che sono oggetto della disputa. Un errore fatale, perchè la storia ci insegna che raramente le innovazioni vengono accettate o rifiutate per i loro meriti, ma per come fanno sentire le persone e per come soddisfano la voglia che ognuno di noi ha di imporre la propria battaglia morale su quella degli “altri”. Un esempio? La questione vaccini, una discussione che durava da anni che si è sbloccata attraverso una leva emozionale. Difendere i bambini immunodepressi è diventato un modo per dimostrare la propria sensibilità verso una buona causa, per affermare la propria “superiorità morale”.

LE REGOLE DEL DIALOGO

Dopo le dovute premesse, ecco le otto “Regole del Dialogo” redatte da Giovanni Carrada:

Prima regola: non si può invocare il consenso scientifico solo quando fa comodo.
Un modo per dire che il cosiddetto effetto cherry picking, la fallacia logica che si esplica nel selezionare le sole prove a sostegno della propria tesi ignorando le prove che la smentiscono, va evitato a tutti i livelli.

Seconda regola: le innovazioni si valutano caso per caso, non per categoria.
Ogni innovazione ha i suoi pro e i suoi contro. Quando si ragiona per categorie si semplifica eccessivamente e si rinuncia a valutare tutte le implicazioni delle tecnologie caso per caso.

Terza regola: bisogna valutare tutti i costi e i benefici di una decisione, compresi quelli del non fare.
Studiare la strada giusta per divulgare un’innovazione è un’operazione delicata, per cui serve tempo e nessun preconcetto.

Quarta regola: ognuno faccia il suo mestiere, rispettando i ruoli e le competenze degli altri.
Un errore frequentissimo nel nostro contesto, soprattutto nel triangolo scienze-società-politica, e che rimanda immediatamente alla regola successi.

Quinta regola: la politica e la società devono scegliere gli obiettivi, la scienza i mezzi per raggiungerli.

Sesta regola: le decisioni che riguardano le innovazioni devono essere basate su effetti concreti, non sulle intenzioni.

Settima regola: il principio di precauzione si deve basare su fatti, non su ipotesi.
Il che significa unire al concetto di precauzione quelli di prevenzione e, soprattutto, responsabilità. Avere l’umiltà, la capacità e il tempo di conoscere, studiare ed approfondire per poter poi deliberare.

Ottava regola: bisogna riconoscere e tenere conto delle legittime ansie da cambiamento presenti all’interno della società.
La capacità di una società di assorbire tanti cambiamenti drastici non è facile.

Dialogo e apertura, quindi, evitando la dinamica perversa per cui la ricerca diventa, improvvisamente, sottoposta alle opinioni dei tanti. Lo ha ribadito anche il nostro Presidente Claudio Velardi, al termine del workshop su “Le Regole del Dialogo”: la nostra Fondazione porta a casa tutti i punti trattati, partendo però dalla regola numero due. Le innovazioni si valutano caso per caso, che è quello che abbiamo fatto finora e continueremo a fare nella nostra attività: combattere i luoghi comuni, le paure infondate e le campagne allarmistiche che impediscono di aprirsi e concentrarsi sul futuro.

 

di Natale De Gregorio

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