domenica, 29 Gennaio 2023

Innovazione digitale e Stato di diritto

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Tutto ormai viene rilevato, studiato e classificato, accade anche per lo Stato di diritto la cui performance viene valutata dal WJP Rule of Law Index.

L’indice riguarda 110mila nuclei familiari e 3mila esperti di ben 113 Paesi e viene elaborato a partire da alcuni fattori: i vincoli al potere del governo, la sua trasparenza, l’assenza di corruzione, i diritti fondamentali, l’ordine e la sicurezza, la giustizia civile, penale e quella definita informale, basata su organi non istituzionali ma ritenuti attendibili ed efficaci. A grandi linee, viene verificata l’applicazione della legge e in particolare, il rispetto da parte di attori pubblici e privati.

Si valuta se le norme sono chiare, nette e applicate in maniera equa. Sono esaminate le misure predisposte dai governi per condividere informazioni con i cittadini e promuoverne la partecipazione. È testato il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo. Sono analizzati non solo i limiti sia istituzionali che costituzionali che vincolano l’operato del governo, ma anche quelli non regolati da leggi. Ancora, viene valutato il grado di libertà degli organi di informazione.

Facendo un rapido giro del mondo scopriamo che l’Europa occidentale raggruppa gli Stati più all’avanguardia. Ben 8 Paesi sui primi 10 in classifica sono infatti europei e i primi due sono Danimarca e Norvegia. Segue il Nord America, poi vi sono i Paesi dell’Asia Orientale e della regione che si affaccia sull’Oceano Pacifico, infatti la Nuova Zelanda e l’Australia sono rispettivamente settimo e decimo.

Tuttavia, due terzi dei Paesi di quest’area hanno visto peggiorare la propria posizione in classifica, basti pensare alle Filippine che hanno ceduto 18 posti. Tra Europa Orientale e Asia Centrale a guidare il gruppo di Stati c’è la Georgia, trentottesima, che però nel 2016 era trentaquattresima, mentre il Kazakistan fa nove balzi in avanti e arriva al sessantaquattresimo posto. In America Latina la performance migliore è quella dell’Uruguay, ventiduesima, seguita da Costa Rica e Cile. Passiamo al continente africano, dove nella regione subsahariana i Paesi che spiccano sono Ghana e poi Burkina Faso e Kenya che hanno visto migliorare la loro classifica. In Medio Oriente a guidare ci sono gli Emirati Arabi. Il Nepal rappresenta l’Asia meridionale. L’ Afghanistan è invece addirittura 111° sui centotredici Stati totali.

Il veloce giro intorno al mondo non fa sorridere se pensiamo che rispetto ai dati del 2016 il 34% degli Stati esaminati è peggiorato, il 37% è rimasto nella medesima posizione in classifica e solo il 29% ha visto aumentare il proprio indice. Le performance migliori sono soprattutto quelle europee e infatti a riportare i dati è stato Andrus Ansip, vicepresidente della Commissione europea che si occupa di mercato unico digitale. Dal suo account Twitter ha evidenziato infatti che i Paesi che guidano la classifica sono quelli che adoperano più tecnologia e digitale.

Questi strumenti migliorano l’accesso dei cittadini alle informazioni di cui necessitano e rendono il processo decisionale più trasparente. Gli effetti indiretti potrebbero tradursi in un aumento della fiducia e in una maggiore propensione alla partecipazione. Il percorso è lungo, ma il messaggio di Andrus Ansip è chiaro: la tecnologia, se utilizzata in maniera efficace, può essere un valido alleato alle istituzioni politiche.

 

di Giusy Russo

[dt_quote]La tecnologia facilita l’accesso dei cittadini alle informazioni e rende i processi decisionali più trasparenti[/dt_quote]
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