lunedì, 20 Settembre 2021

Vado in crociera solo se non inquina

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È inizio agosto e si avvicina il weekend, qui a Roma fa molto caldo ed io in giacca sono in ufficio, con gli occhi che ormai confondono la luce naturale coi raggi blu dello schermo. Sulla mia destra c’è una mappa in formato gigante della DeAgostini: il mondo rappresentato nella sua forma schiacciata e bidimensionale, che distorce – ho letto – la percezione delle reali dimensioni dei Paesi. Cerco su Google. La Groenlandia, per esempio, sembra grande quanto l’Africa, ma è 14 volte e mezzo più piccola.

Sostanzialmente si galleggia

La seconda osservazione che faccio è: mamma mia quanta acqua c’è! Il paradosso del pianeta “Terra” è che il 71% della sua superficie è in realtà coperto da acqua e non da terra. Osservazione ormai banale, che però fa sempre un certo effetto nel rileggerla. Riguardo questa cartina, e spostando lo sguardo, percorro mentalmente un viaggio tra i continenti, scivolando sugli oceani. Avrei dovuto viaggiare di più prima della pandemia. La verità è che vorrei andare in ferie ma il mio capo, ricordando la nota citazione del compianto Marchionne, ci ha appena ribadito: «ma in ferie da cosa?». Ed ha pure ragione.

Ricordo una vecchia pubblicità, la scena inquadra una donna nella vasca da bagno che piange a dirotto. La goccia d’acqua che scorre dal rubinetto le ricorda la jacuzzi della vacanza in crociera. Lei piange. Un po’ vorrei piangere anch’io. Sono del sud e come diceva il mio professore del liceo apparteniamo culturalmente alla Magna Grecia più che alla tradizione latina. Ma forse è solo un alibi figo per giustificare la mia pigrizia.

Quanto mi costa una crociera?

Ritorno col pensiero alla nave da crociera e leggo che proprio qualche giorno fa Msc, Fincantieri e Snam hanno firmato un Memorandum of Understanding (MoU) per valutare la possibilità di progettare e realizzare la prima nave da crociera al mondo alimentata ad idrogeno, con relativa struttura per il rifornimento. È una figata colossale, innanzitutto perché parliamo di tre colossi dell’industria italiana che fanno invidia al Mondo.

In secondo luogo, c’è che il trasporto marittimo produce il 3,7% delle emissioni totali di CO2 in Europa, che pesano 138 milioni di tonnellate, e consumano 44 milioni di tonnellate di carburante. Altro che lacrime da jacuzzi, se questo è quello che avviene in Ue, e se l’Europa non è il continente che inquina di più, anzi, c’è bisogno che una riflessione si faccia, e si faccia seriamente.

Nel mondo tra il 2012 e il 2018 le emissioni di CO2 del trasporto marittimo sono sempre cresciute (+5,6% in sei anni), ma non si dice però che le emissioni di metano – in maniera decisamente più preoccupante – sono cresciute del 150%, a causa del maggiore utilizzo del GNL per le navi, ossia Gas Naturale Liquefatto. Perché è vero che il metano inquina meno, ma inquina più di quanto si possa immaginare.

Il metano ti dà una mano a pensare all’idrogeno

In termini di riscaldamento dell’atmosfera il metano ha un effetto che è 80 volte superiore rispetto alla CO2. Perché allora non ne sentiamo parlare abbastanza? Perché è un gas con un’emivita più breve: dopo 10 anni la metà immessa in atmosfera si trasforma in vapore acqueo, e in CO2. Ma se ne produciamo di più, beh, potrebbe diventare un problema.

A questo punto allora diventa strategico e necessario pensare ad un’alternativa valida. Se l’obiettivo è quello della decarbonizzazione, tra i vari colori dell’idrogeno, è preferibile pensare al verde, prodotto utilizzando solo acqua ed energie rinnovabili. A me fa ancora strano pensare che dall’acqua si possa trarre l’energia del futuro, ma a quanto pare è così ed è sempre più reale.

Per Hydrogen Europe, l’associazione che raggruppa aziende, enti di ricerca e altri soggetti attivi nella filiera dell’idrogeno, questa fonte sarà necessaria per decarbonizzare il settore marittimo. Ci vorrà però il pieno supporto dei governi, e di tutto il settore pubblico, sia per abbassarne i costi, e renderlo competitivo, sia per consentire la realizzazione di infrastrutture di produzione e distribuzione.

Dove lo metto l’hub dell’idrogeno?

Considerata la posizione al centro del Mediterraneo, per il nostro Paese potrebbe essere significativamente importante realizzare un hub energetico internazionale al sud Italia. E molte regioni ne stanno già parlando. Ne è convinto di questo anche il CEO di Snam, Marco Alverà, per il quale il Sud Italia potrebbe essere l’area con l’energia più economica in Europa, grazie al solare e alla vicinanza con l’Africa.

Se l’altro partner dell’accordo è MSC, del patron sorrentino Gianluigi Aponte, potrebbe non essere un sogno immaginarne la realizzazione in Campania, magari a Napoli, lì dove il Porto è già strategico per l’approvvigionamento marittimo del Sud e del Centro Italia. Le circostanze ci sono e sono tutte favorevoli. Se il Ministro del Sud, Mara Carfagna (anche lei campana), è riuscita a vincolare il 40% delle risorse del PNRR al Mezzogiorno, è davvero un’occasione da non perdere dato che la Regione Lombardia ha già annunciato, con Snam ed A2A, l’immissione nel 2023 dei primi treni a idrogeno.

Una strategia di rigenerazione invece, che vedesse la realizzazione di un polo energetico per il settore marittimo al Sud, sarebbe la migliore risposta al recente report di Svimez che vede aumentare a causa della pandemia le differenze tra le diverse latitudini italiane. La costruzione di un’economia industriale, pulita, sostenibile e innovativa potrebbe finalmente risolvere una serie di problemi enormi che si trascinano da decenni, e sono stati peggiorati dalle recenti crisi. Io, finalmente, potrei prenotare una crociera con meno sensi di colpa, staccando lo sguardo da questa cartina e da questo pc.

Articolo a cura di Michele Vitiello

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