martedì, 31 Gennaio 2023

Monopattini elettrici e OTT dell’energia

Da non perdere

Il simpatico monopattino elettrico non produce emissioni, ma non va necessariamente ad acqua né con energia eolica, né con quella idroelettrica e nemmeno, per forza, con l’energia solare. Per vari motivi:

a) L’energia elettrica accumulata nelle batterie del monopattino, o dell’auto, viene distribuita attraverso reti fisiche. Necessità crescenti di impianto, impatto e manutenzione fisica, di metering, efficienza ed efficacia, trasporto e distribuzione che si pongono, dopo la produzione, anche per i combustibili;
b) Per essere portata all’iconico monopattino, o alla mitica auto elettrica (1,28% delle immatricolazioni mondiali), l’elettricità dev’essere prodotta per lo più grazie a combustibili fossili e per fortuna con meno carbone e sempre più col gas (sempre fossile ma meno inquinante), oltreché in misura crescente, ma non prevalente, grazie a fonti rinnovabili;
c) I produttori e dispacciatori di «energia elettrica», che servono i loro clienti, domestici e industriali, sono degli Over The Top senza dirlo: viaggiano su e grazie a reti di produzione e distribuzione non sempre loro. Come Over The Top della rete di distributori di benzina e gasolio, viaggiano gran parte di automobili e moto del mondo.

“L’ultimo miglio elettrico” della filiera energetica è bellissimo, e fa sì che il lavoro e gli investimenti necessari ad estrarre combustibili, raffinarli, stoccarli e distribuirli, anche per consentire la mobilità elettrica, resti meno evidente, a volte un po’ occultato (inevitabile), e persino esorcizzato dagli utilizzatori e dai clienti finali.
Così come resta oscuro il tema della «dipendenza strategica» e della «sicurezza degli approvvigionamenti» e della «sostenibilità» economica. (Sono spesso i grandi e gli stati che finanziano efficienza energetica e rinnovabili). Vengono messi in «luce» letteralmente solo i vantaggi dell’elettrico, il ricorso ad alcune rinnovabili e l’esigenza, comune a tutti, di «distaccare» la crescita di consumi energetici dalla emissione di CO2. Un processo in cui tutte le parti sono importanti.
Adesso chiamiamo “transizione energetica” l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale, ed è un processo positivo se integrato, ma spesso ci accompagna, in monopattino, ad una presunzione di colpevolezza (inquinano e basta) e limitatezza per le fonti fossili (sono sempre in esaurimento e se ne trovano continuamente), una specie di «coscienza infelice» che contrasta con la realtà e coi ritmi della crescita e del progresso sostenibile.

OTT particolari

Ѐ un po’ quel che avviene per le reti e gli operatori di telecomunicazioni che hanno contribuito investendo a far nascere e crescere l’economia digitale, con costi e condizioni assai più pesanti di quanto sia avvenuto per gli OTT (oggi giganti transnazionali). Gli operatori di rete di telecomunicazioni sono rimasti saldamente visibili per i clienti sempre più esigenti, contesi e soddisfatti. Anche i numerosi «OTT elettrici» o «energetici», che vivono di reti ma anche di molecole, minerali, estratti, composti o derivati fisici, non di bit, dai quali gli «impulsi elettrici» procedono grazie ad un fortissimo fattore F, alla disponibilità di enormi risorse fisiche e finanziarie. Gli attori elettrici però hanno più facilità a trascurare parole e realtà del Gas&Oil, cosi prendono «valore» dalle «aspettative verdi» dei consumatori, che spesso sono produttori e cittadini senza mai dare loro le chiavi del potere e della consapevolezza sull’energia. Per gli investitori, fanno poi valere una specie di «effetto notte» contro il «valore degli altri», mettendo in ombra l’importanza dei processi upstream, di prospezione, ricerca, che portano ricchezza ma anche la nemesi delle emissioni.

Come se il monopattino elettrico andasse, grazie agli OTT dell’energia, solo e soltanto sulle ali del vento e del sole. Per comporre un nuovo equilibrio energetico in cui la crescita non sia nemica dell’ambiente, tutti hanno bisogno di tutti. Chi va in monopattino elettrico non va contrapposto a chi non può avere un’auto Euro 6, perché costa troppo o perché forse la seconda contribuirà di più a rendere migliori le nostre città, e nemmeno a chi (vuole/può) muoversi in metro o in bicicletta. La transizione energetica migliorerà se migliorano tutti i fattori, anche i combustibili di origine fossile, il loro uso, le tecnologie, la sicurezza e l’efficienza.

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