martedì, 22 Giugno 2021

Meno propaganda sulle fake news, più educazione al fact-cheking

Da non perdere

Come vedo lo stato del fact-checking in Italia? Una domanda a bruciapelo a cui non basterebbe una singola risposta per un argomento complesso.

Inesistente, se consideriamo l’assenza all’interno delle redazioni delle testate giornalistiche italiane di un fact checker permanente, ed ignorato, se consideriamo le belle parole espresse durante i tavoli di lavoro alla Camera dei deputati nel 2017. A tutt’oggi, le redazioni pubblicano articoli approssimativi, testi copiati da Wikipedia, commettendo errori madornali che puntualmente vengono criticati dagli osservatori attenti della Rete costringendoli ad apportare le dovute modifiche (sempre se non rimuovono il tutto).

Con il termine “fake news” il mondo del giornalismo ha toccato un nuovo livello di disinformazione. Abusato perché utile ad attirare l’attenzione, si è rivelato fuorviante per il fatto di essere una versione estremamente semplificata di termini diversi che andrebbero usati per ogni caso specifico. C’è differenza tra una bufala, un errore giornalistico e un’informazione alterata ad arte, il lettore ha il diritto di esserne a conoscenza per evitare di trattare allo stesso modo elementi differenti.

È importante pubblicare per primi, anche se in maniera superficiale e sensazionalistica, e non riguarda soltanto l’ambiente giornalistico. Anche le nuove figure della comunicazione digitale vengono coinvolte da questo circolo vizioso, inclusi i siti della cosiddetta informazione indipendente e di chi vorrebbe presentarsi come l’alternativa.

La credibilità dovrebbe essere un elemento importante in un ambiente competitivo come questo, può capitare infatti che il lavoro scadente e le “fake news” siano solo quelle degli altri. Guai ad ammettere l’errore, che va ignorato o addirittura nascosto rimuovendo gli articoli online. Una prassi che purtroppo ho riscontrato e criticato spesso.

Manca l’autocritica, e questo vale anche per chi opera nel mondo del cosiddetto debunking. L’attuale situazione ha portato alla ribalta figure come quelle del debunker, il fact checker che tecnicamente dovrebbe verificare il lavoro dei giornalisti e del vasto panorama dell’informazione, ma basta poco perché il “lato oscuro” bussi alla loro porta. Può capitare che di fronte ad una notizia da controllare entri in gioco il bias di conferma ponendo l’etichetta “bufala” in maniera superficiale e approssimativa, peggio ancora se c’è una spinta emotiva, personale e il desiderio di debunkare qualcuno considerato antipatico.

Mi capitano spesso richieste di utenti che desiderano ardentemente vedermi smontare una notizia riportata da qualcuno, così come capita spesso che venga stuzzicato da chi non apprezza il mio operato criticando il fatto che non abbia trattato un argomento.

In entrambi i casi vogliono aver ragione, a tutti i costi. Se mi lasciassi trasportare rischierei di sbagliare, tentato di dare ragione o torto toccando argomenti e/o situazioni che non conosco del tutto.

Siamo tutti esseri umani e possiamo cadere in tentazione, incluso il sottoscritto. Per questo cerco di impormi di essere il più razionale possibile, tanto che nel cassetto ho centinaia di articoli in bozza contenenti numerosi appunti, dubbi e domande a cui non ho trovato risposta.

Preferisco pubblicare per ultimo o non pubblicare affatto piuttosto che fornire un contenuto di cui non sono nemmeno sicuro, ben consapevole che perderei terreno in fatto di visite e follower. Posso comprendere che le redazioni e i media mainstream non operino in questo modo, per questo dovrebbero trovare rimedio cercando quantomeno di arginare il problema.

Il lettore giunto fino a questo punto dell’articolo potrebbe aver percepito una nota di pessimismo, forse addirittura di rassegnazione, ma la realtà dei fatti è che rispetto a quando mi dicevano che perdevo tempo ad occuparmi di questo tema, oggi state leggendo queste mie parole e le mie osservazioni, avete percepito il problema, e arrivate a pretendere il fact-checking sulle notizie.

Se lo considererete un primo passo per me sarà già il secondo.

 

di David Puente

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le redazioni dei giornali continuano a pubblicare articoli approssimativi, testi copiati da Wikipedia, notizie non verificate, commettendo a volte errori madornali

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