martedì, 22 Giugno 2021

Meno energia per fare di più

Da non perdere

Luigi Santoro
Dopo la laurea in Filosofia (anzi, Scienze Filosofiche!) alla Federico II di Napoli si è messo a studiare il tedesco, cosa che l’ha spinto oltre il baratro della follia, sul cui ciglio vagava dopo aver scritto una tesi su Adorno. Invece di proseguire con la carriera dell’insegnamento ha deciso di voler avere a che fare con il mondo aziendale; ora non lavora in azienda. Scrive molto, vorrebbe leggere di più.

Il nuovo mantra mondiale? Efficienza energetica. Relativamente nuovo, perché se ne parla già da un po’. E ne abbiamo parlato anche il 19 Maggio con Nina Hoegh Jensen, Steve Maggio, Dante Mazzoni ed Enrico Mariutti al Talk targato FOR dedicato al mondo dell’energia moderato da Claudio Velardi.

Argomenti che rimbalzano qui e lì con frequenza sempre crescente – idrogeno, CCS, renewable energy – e che, alle volte, generano una certa quantità di confusione tra il grande pubblico non specialista. Prendiamo allora in prestito le parole di Nina H. Jensen, AD di Total E&P Italia, che ha sottolineato l’importanza degli obiettivi che si stanno perseguendo in termini di efficienza energetica. Posti gli obiettivi europei per il 2050, ovvero arrivare a net zero (rendere quindi l’Europa neutra dal punto di vista climatico), il ragionamento deve riguardare modi innovativi di produrre l’energia. Perché il discorso circa i combustibili fossili, l’idrogeno e le energie rinnovabili è più complesso di quanto – ad una prima lettura superficiale – non appaia.

Cambiamo rotta, insieme

Fondamentale, in tal senso, resta il contributo dei grandi colossi del settore, come ha giustamente rimarcato Dante Mazzoni, Direttore Affari Istituzionali, Relazioni Esterne e CSR di Total E&P Italia. Total, insieme a tutti gli stakeholders convolti – dalle imprese ai consumatori, passando per le istituzioni – ha strutturato una politica che mira a portare a termine tre grandi obiettivi: ridurre le proprie emissioni di gas a effetto serra (quindi le emissioni degli impianti, degli asset Total in generale), ridurre le emissioni indirettamente connesse alle installazioni e, infine – ed è forse la sfida di maggior spessore -, sensibilizzare (anche tramite investimenti nell’ambito del low carb), i consumatori finali e tutti quegli enti le cui strategie circa i consumi non possono essere direttamente definite dai grandi protagonisti dell’energia.

A tal proposito, un progetto interessante riguarda l’elettrificazione di uno dei rig che operano nell’ambito di Tempa Rossa. L’idea è nata nel Novembre 2020; rendere elettrici gli strumenti di perforazione è un innovativo metodo per arrivare a net zero nel 2050, passando ovviamente per gli step intermedi (ad esempio, meno 50% di emissioni entro il 2030).

L’energia è il cuore della vita

Total può contare – dal 2017 – sul contributo di Greenflex Italia. Steve Maggio, Country Manager di Greenflex Italia, ha spiegato come il sodalizio veda Greenflex impegnata nella Business Unit di Total dedicata alla neutralità delle emissioni. Prepararsi al futuro significa non solo ridurre le emissioni ma anche intervenire sulla trasformazione energetica ambientale e sociale. Questo significa operare su tre direttive principali: lo sviluppo sostenibile, la decarbonizzazione e l’efficienza energetica. Smart Energy, mobilità low carb, bioplastica – solo alcuni dei punti che la progettazione e lo sviluppo di nuovi modelli economici deve toccare per poter contribuire all’efficienza energetica. Del resto, non si può prescindere da realtà di ampio respiro europeo come Total e Greenflex, partner fondamentali sulla strada che porta alla neutralità climatica.

Il valzer dell’energia

Belle parole, bei progetti; ma qual è quel discorso a cui è facile fare orecchie da mercante? O meglio, qual è quel discorso che si deve fare ma non si ha voglia di fare? L’intervento di Enrico Mariutti, Presidente dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, è stato in tal senso molto acuto. Sì, perché si possono fare paragoni a iosa tra le emissioni di un motore elettrico e quelle di un motore a combustibile; ancora, si può sottolineare l’importanza di un’economia ad idrogeno ogni volta che lo si desideri. Il vero nodo di Gordio, però, sta nell’efficienza con cui viene prodotta l’energia, oltre che dalla fonte da cui questa energia viene prodotta.

In altre parole: i combustibili fossili possono garantire un elevato ritorno energetico. La domanda da porsi è: se investo un megajoule per produrre energia, quanti megajoule ottengo? Ad esempio, nell’ambito di una acciaieria alimentata a carbone, il ritorno energetico legato all’utilizzo del carbone è molto conveniente. Semplificando all’osso, con un piccolo investimento in termini di energia utilizzata per la produzione si ottiene un ritorno molto alto; ma ciò non avverrebbe se utilizzassimo idrogeno verde, la cui produzione richiede molto in termini di investimenti e non è, pertanto, conveniente. Bisognerà valutare, dunque, un mix tra soluzioni tecnologiche; anche nel 2050 si continuerà ad emettere CO2 ma questa sarà sequestrata e immagazzinata (tramite CCS e CCUS) in modo da renderla inoffensiva per l’ambiente. 

Strade diverse, obiettivo uguale

Infine, in ogni luogo sarà necessario adottare soluzioni adeguate alle circostanze – anche perché, quando parliamo ad esempio di energia eolica o solare diamo per scontato che questo tipo di energie vengano sfruttate in luoghi per la maggior parte del tempo molto soleggiati o dove il vento soffia in maniera costante. Ma non è sempre possibile: installare, ad esempio, un parco eolico in un luogo poco ventoso sarebbe decisamente sciocco, per quanto virtuoso sia lo sfruttamento dell’energia eolica. Come ha recentemente spiegato Fatih Birol, Presidente dell’International Energy Agency, ogni Paese dovrà trovare un equilibrio a partire dalle proprie caratteristiche.

I disegni semplicisti non aiutano la causa: serve realismo, che non significa pessimismo ma utilizzare razionalmente le risorse e le tecnologie che abbiamo a disposizione.

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