mercoledì, 04 Agosto 2021

L’Unione Europea e l’indice del cappuccino

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L’Unione europea costa troppo, buttiamo i nostri soldi per fare gli interessi di altri, siamo contributori netti. Chiacchiere da bar che spesso e volentieri invadono anche il dibattito pubblico. Ma cosa significa? Al di là della retorica, quanto costa effettivamente l’Europa a un singolo cittadino? La Commissione europea, per voce del suo presidente Junker, ha offerto una risposta provocatoria nella sua semplicità: l’UE “costa una tazza di caffè al giorno, tutto qui. E penso che l’Europa valga più di una tazza di caffè al giorno”.

Stando alle cifre, l’Italia nel 2016 ha dovuto al budget dell’Unione uno stanziamento di 11.592 milioni di euro, cifra apparentemente impressionante che assume tutt’altra portata se si utilizza il metro di paragone presentato da Junker. Il contribuente italiano devolve quotidianamente 0,75€, ben meno di un espresso.

Il sito Politico.eu ha testato la veridicità della frase di Junker introducendo il Cappuccino Index, un ulteriore parametro attraverso il quale rilevare il contributo quotidiano per cittadino europeo calcolato in proporzione al costo di un cappuccino nel proprio Paese. Dalla classifica emerge che in Italia, questo costo è pari al 56% di quello di un cappuccino. Allo snocciolamento delle cifre sul costo dell’Europa, gli sprechi degli eurocrati e discorsi sul fatto che l’Italia non vede tornare indietro parte di ciò che investe, adatti a un ideale mondo a somma zero, occorrerebbe contrapporre con più forza un discorso sui contenuti. Sottolineare, in particolar modo, che più del 94% di questo budget torna, nelle varie forme, ai cittadini stessi, ai territori e alle imprese, componenti vitali del sistema Europa. Questo piccolo costo si traduce in più di 300 progetti strategici e maggiore prosperità per le economie dell’intera Unione. Il solo piano di investimenti Junker si sta traducendo nello stimolo di 256,1 miliardi di euro in nuovi investimenti, 539.600 piccole e medie imprese sostenute; inoltre si stima che entro il 2020 i posti di lavoro creati saranno 700.000 e il PIL europeo salirà dello 0,7%.

L’Italia è nelle prime posizioni per progetti approvati e finanziati. In un mondo sempre più globale nel quale i confini nazionali si dissolvono, occorrerebbe aumentare l’impegno sovranazionale e sfruttare le occasioni offerte. Dalle polemiche sulle cifre l’attenzione dovrebbe spostarsi alle idee e ai progetti da presentare per ottenere maggiori benefici dal mezzo espresso al quale rinunciamo ogni giorno. Un esempio è offerto dai fondi strutturali europei che l’Italia ha più volte dimostrato di non essere pienamente in grado di sfruttare come denuncia anche la Corte dei Conti nella sua ultima Relazione annuale sui fondi comunitari e strutturali. Insomma, l’Europa vale più di un caffè al giorno.

 

di Federico Bergna

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