sabato, 27 Novembre 2021

L’Unione energetica europea: una priorità per l’Europa

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Il conto alla rovescia è iniziato. Il 26 maggio voteremo per il rinnovo del Parlamento europeo. Ma questa volta non si tratterà solo di eleggere i 751 nuovi rappresentanti dell’Assemblea di Strasburgo. Brexit o non Brexit, infatti, le elezioni europee di quest’anno cambieranno le carte in tavola del futuro dell’Europa e vedremo un Parlamento cambiato negli equilibri, rispetto a quelli tradizionali che dagli anni di Jean Monnet fino ad oggi abbiamo conosciuto.
Nella dialettica sovranisti e eurottimisti, all’indomani del 26 maggio, la sfida sarà lavorare per (ri)costruire un’Unione europea nuova, riformata e aperta. Il lavoro duro della futura Commissione europea sarà mettere nero su bianco politiche che facciano dell’Unione europea un player strategico in settori chiave come agricoltura, digitale e innovazione e in cui l’Europa ha dimostrato – e sta dimostrando – di sapersi mettere in gioco, incassando risultati molto importanti. Pensiamo già alla “guerra” alle Big Tech che la Commissaria al digitale Margrethe Vestager  sta portando avanti, così come la tutela della privacy dei cittadini europei con il Regolamento GDPR (che proprio questo mese compirà un anno dalla sua entrata in vigore) o, ancora, la recente approvazione della direttiva sul copyright per mettere ordine tra grandi e piccoli editori. Tutti successi targati Ue.
Se c’è una cosa però su cui l’Unione europea e, in particolare, la nuova Commissione europea e il futuro Parlamento europeo dovranno lavorare con costanza è la politica energetica. Nella bacheca dei trofei della Commissione Juncker, a restare un po’ indietro rispetto alle altre vittorie – o comunque incompiuta – è proprio la governance dell’energia. Nonostante il Consiglio europeo abbia inserito, a giugno 2014, l’Unione dell’energia tra i cinque obiettivi principali da perseguire nell’agenda strategica europea, buona parte dei target sono rimasti su carta.

 

Unione dell’Energia: investimenti e infrastrutture

Tuttavia un input per chi verrà dopo Juncker è arrivato proprio dall’attuale Commissione che il 9 aprile ha diffuso il Quarto Report sullo Stato dell’Unione dell’Energia che fa il punto sulle policy in questo settore. “Dalla vision alla realtà”: un mercato dell’energia rafforzato dagli investimenti dell’Ue in nuove infrastrutture, intelligenti e soprattutto transfrontaliere e dal meccanismo di cooperazione tra gli Stati membri fondato sulla solidarietà, per rispondere ad eventuali crisi energetiche. Una strategia condivisa che mette al centro l’idea di una “unione resiliente dotata di una politica lungimirante”, unificata, interconnessa, certa e durabile. Un programma che si conferma nel quadro legislativo che la Commissione ha messo in pratica fino ad oggi per sostenere la transizione energetica e la sicurezza energetica. Un impegno condiviso anche insieme a Parlamento e Consiglio Ue con la modifica – la più recente tra le politiche – alla Direttiva sul gas per promuovere la concorrenza nel mercato del gas.  

 

What’s next, allora?

Agli sgoccioli della legislatura Juncker, ci si chiede quali saranno gli obiettivi strategici della futura Commissione in materia di energia e come si orienterà il nuovo Parlamento nei nuovi equilibri che usciranno dagli scrutini europei. Una delle prime prerogative della nuova legislatura europea dovrebbe essere proprio quella di partire dalla governance energetica: dalla decarbonizzazione alla sicurezza degli approvvigionamenti, dal mercato pienamente integrato fino all’efficienza energetica, senza trascurare ricerca e innovazione. Con i suoi 26 Paesi, l’Unione energetica europea alla fine è diventata realtà, ma ha dovuto aspettare cinque anni per lasciare il segno dei progressi compiuti. Ma chissà, poi, che proprio con un nuovo inizio l’Unione energetica non finisca nella bacheca dei trofei Ue.

di Elania Zito

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