martedì, 29 Novembre 2022

L’UE e quello strano rapporto che Google ha con la concorrenza

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Con un tweet lapidario datato 18 luglio, Margrethe Vestager, che nella Commissione europea è responsabile della concorrenza, ha annunciato una multa di 4,34 miliardi di euro comminata a Google. La decisione è arrivata dopo anni di indagini, dopo un reclamo presentato da diversi concorrenti e riguarda tre condotte che di fatto hanno sancito la sua posizione dominante nell’ambito delle ricerche su Internet per i dispositivi mobili che usano come sistema operativo Android.Secondo l’antitrust europea, la società di Mountain View avrebbe innanzitutto chiesto ai produttori di dispositivi mobili che usano Android di preinstallare le app di ricerca e il browser di Google. In secondo luogo, si è assicurata che soltanto l’app di ricerca di Google venisse preinstallata. In base alle indagini condotte, infatti nel 2016 più del 95% di tutte le ricerche sui dispositivi Android sono state effettuate tramite motore di ricerca Google, mentre sui dispositivi Windows Mobile le ricerche online effettuate tramite Google sono state meno del 25%, e quelle tramite Bing, motore di ricerca preinstallato, rappresentano il restante 75%. Infine, secondo l’Ue Google avrebbe impedito ai produttori di dispositivi mobili di utilizzare versioni alternative di Android non approvate. Ogni volta che Google rilascia un aggiornamento di Android, viene infatti pubblicato un codice accessibile. Quest’ultimo però copre solo le funzioni di base di Google mentre non accede alle sue app più popolari. Chi produce dispositivi mobili con Android e vuole offrire anche le applicazioni più comuni targate Google, deve accettare i termini di quest’ultimo, compreso l’impegno a non modificare il codice senza il consenso della società di Mountain View.

Vestager ha spiegato nel dettaglio i motivi alla base della sanzione, motivi che possono essere riassunti con tre dati. Google grazie ad Android detiene una posizione dominante nel mercato dei sistemi operativi per dispositivi mobili, con una quota pari al 95% e sfrutta questa situazione almeno dal 2011. Non solo, la società californiana domina anche nel mercato delle app store, basti pensare che Google Play Store rappresenta oltre il 90% dei download di app su dispositivi Android. Infine, Google prevale nell’ambito delle ricerche su Internet. Ecco perché deve versare non solo l’esorbitante cifra richiesta, ma deve anche porre fine alle sue condotte lesive della concorrenza entro novanta giorni per non incappare in un’altra sanzione, pari al 5% del fatturato medio giornaliero di Alphabet, a cui Google fa capo, per ogni giorno di non conformità alle regole.

Sundar Pichai, amministratore delegato di Google, ha spiegato che i dispositivi mobili che usano Android competono con i telefoni iOS, e che proprio grazie ad Android, offerto gratuitamente ai produttori dal 2007, i consumatori hanno a disposizione un’ampia scelta di prodotti per ogni fascia di prezzo, tra oltre milletrecento marchi. Secondo Pichai, alcune regole riescono a garantire la compatibilità tecnica per eseguire le stesse applicazioni ma ciascun produttore di dispositivi mobili è libero di utilizzare o meno Android e di modificarlo facilmente. La sanzione dell’Ue quindi colpisce un modello di business che permette, a suo dire, innovazione, ampia scelta e prezzi vantaggiosi.

Secondo il Financial Times, Google potrebbe decidere di addebitare i costi di licenza per coprire i costi del software e potrebbe concedere più libertà di sviluppare versioni alternative di Android, ma è ancora troppo presto per capire cosa accadrà per i produttori di dispositivi mobili e per i consumatori.

Non è la prima volta che Google finisce nel mirino delle autorità antitrust europee, era infatti il mese di giugno di un anno fa, quando fu sanzionata con una multa pari a 2,42 miliardi di euro per abuso di posizione dominante nell’ambito dei motori di ricerca, dove dava un vantaggio competitivo al suo servizio per confrontare gli acquisti online. Non è nemmeno la prima volta che i big tech in generale finiscono sotto accusa in Europa, come dimostra, ad esempio, la sanzione di tredici miliardi di euro che ha visto coinvolta Apple per aver goduto di accordi fiscali vantaggiosi in Irlanda.

In attesa degli sviluppi, da più parti ci si chiede se questa ennesima battaglia a tutela della concorrenza non abbia anche dei risvolti paradossalmente negativi e molte sono le analisi a confronto. Stefano da Empoli, economista e presidente dell’Istituto per la competitività, su  Formiche ha ricordato che quando Steve Jobs annunciò l’iPhone, Google tentò una strada alternativa. Già aveva acquisito Android e molti concorrenti svilupparono versioni diverse del sistema operativo e dunque incompatibili con un danno potenziale sia per i consumatori che per gli sviluppatori. Adottare versioni omogenee di Android e penalizzare quelle che non permettevano l’interoperabilità è stata la strada scelta dalla società di Mountain View, scelta che comprendeva quella di concedere la licenza gratuita e che ha permesso di far scendere notevolmente i prezzi dei dispositivi mobili. Infatti, come ha evidenziato Giovanni Caccavello su Forbes Italia, l’utilizzo di Android ha reso possibile l’innovazione del mercato delle app e degli smartphone, il cui prezzo si è ridotto del 20% in pochi anni, dai 348,6 dollari in media nel 2011 ai 276,2 dollari nel 2015 e la previsione di un costo pari in media a 214,7 dollari nel 2019. Le misure dell’Ue determinano conseguenze dirette e indirette non trascurabili e non del tutto prevedibili, quello che è certo è che la regolamentazione sarà sempre più rigorosa. Per usare le parole di Vestager: “ogni azienda è la benvenuta per fare affari nel nostro mercato unico- ma deve operare secondo le regole antitrust europee che servono a proteggere i consumatori e la concorrenza effettiva. Ciò vale soprattutto nei mercati digitali (…) altrimenti sarà sanzionata.”

 

di Giusy Russo

[dt_quote]Non è la prima volta che Google finisce nel mirino delle autorità antitrust europee, era infatti il mese di giugno di un anno fa, quando fu sanzionata con una multa pari a 2,42 miliardi di euro per abuso di posizione dominante nell’ambito dei motori di ricerca, dove dava un vantaggio competitivo al suo servizio per confrontare gli acquisti online. Non è nemmeno la prima volta che i big tech in generale finiscono sotto accusa in Europa, come dimostra, ad esempio, la sanzione di tredici miliardi di euro che ha visto coinvolta Apple per aver goduto di accordi fiscali vantaggiosi in Irlanda.[/dt_quote]
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