sabato, 27 Novembre 2021

Lo stivale mette il turbo: cultura, musei e borghi per ripartire

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Luigi Santoro
Dopo la laurea in Filosofia (anzi, Scienze Filosofiche!) alla Federico II di Napoli si è messo a studiare il tedesco, cosa che l’ha spinto oltre il baratro della follia, sul cui ciglio vagava dopo aver scritto una tesi su Adorno. Invece di proseguire con la carriera dell’insegnamento ha deciso di voler avere a che fare con il mondo aziendale; ora non lavora in azienda. Scrive molto, vorrebbe leggere di più.

Articolo di Luigi Santoro

“Lo stivale mette il turbo: cultura, musei e borghi per ripartire”. Questo, il titolo del Talk FOR 5G del 21 Aprile – rigorosamente online. L’evento, moderato da Michelangelo Suigo, ha visto confrontarsi del Sottosegretario Lucia Borgonzoni, Luca Profili, Talitha Vassalli, Simonetta Giordani, Giovanna Melandri e Angelo Argento.

Cultura e innovazione: un binomio vincente

Non è errato parlare di “digitalizzazione forzata” per quanto riguarda il processo che mira all’innovazione tecnologica in diversi ambiti del Paese. Come ha sottolineato Lucia Borgonzoni, però, pur trattandosi questo di un processo che ha subito un’accelerazione importante a causa dell’emergenza pandemica, era già stata messa in conto una digitalizzazione del Paese dal Govarno e a molteplici livelli. Ma quali sono i rischi, anzi i pericoli da cui guardarsi? Innanzitutto, non bisogna ritrovarsi nella situazione di avere una “Italia a due velocità”, con parte del Paese che ha facile accesso alle nuove tecnologie – come il 5G, fondamentale in questo discorso – e altri luoghi dove manca persino il basilare collegamento ad internet.

La cultura è uno degli ambiti dove l’implementazione di nuove tecnologie come la realtà aumentata e le intelligenze artificiali può dare il via ad un miglioramento importante. Anche perché, e di questo bisogna avere grande considerazione, non si tratta di una sostituzione – soprattutto in ambito culturale – del “reale”, della presenza fisica nei luoghi di cultura, con il “virtuale”. Quello di cui si parla è una integrazione dei due modelli, integrazione che deve garantire anche a quei borghi, che rappresentano un grande valore per il patrimonio culturale italiano, accesso ad internet e alle suddette tecnologie. Per incoraggiare le imprese ad investire in questi luoghi occorrono bolle ipertecnologiche che innalzino la qualità della vita dei residenti e di quei lavorati che hanno preferito – grazie anche allo smartworking – svolgere la propria attività da remoto proprio in questi luoghi.

Chiaramente, dal punto di vista del Governo, urge uno snellimento dei processi burocratici ed una pensata ripartizione dei fondi destinati, tra le altre cose, all’ammodernamento delle pubbliche amministrazioni in senso digitale.

Un fulgido esempio del connubio tecnologia-cultura è sicuramente il MAXXI di Roma che ha avviato, come ha spiegato Giovanna Melandri, per primo la copertura 5G. La serie di contenuti online che il MAXXI ha messo a disposizione ha ricevuto circa 16 milioni di visualizzazioni, un numero straordinario che dice molto sul futuro. Il lockdown ha funto da apprendistato, in tal senso, perché ha imposto la necessità di integrare il digitale con gli atavici processi del mondo culturale italiano. Sarà sempre più importante la collaborazione non solo tra gli esponenti di tutto il mondo della cultura come designer, architetti ed artisti ma anche tra il mondo della cultura e gli ingegneri informatici, chiamati a svolgere un ruolo di grande rilievo. I musei, del resto, sono anche hub di ricerca e sperimentazione e non si limitano a fare da contenitori per l’arte in generale; e, nell’immediato futuro, il MAXXI ha intenzione di assumersi questa responsabilità.

L’Italia dei borghi

I borghi italiani rappresentano un patrimonio di grandissimo valore per il Paese e il turismo in generale. Simonetta Giordani, Angelo Argento e Luca Profili – che ha potuto arricchire la conversazione con la sua esperienza da Sindaco di Bagnoregio – hanno, con i loro interventi, delineato quella che è una – se non la questione – sulla quale l’Italia è chiamata a vincere una importante partita. Certo, è importante che si punti sui grandi attori della cultura ma è altrettanto importante valorizzare quel patrimonio ampiamente diffuso sul territorio del Paese. Il processo di digitalizzazione, ostacolato chiaramente dallo shock pandemico, deve riprendere con forza e velocità – e la velocità è una delle parole d’ordine da tenere bene in mente: non si può più tergiversare. E se è vero che i tempi sono stretti, è anche vero che è necessario comprendere come le nuove tecnologie, il 5G, la realtà aumentata, non debbano soppiantare in toto il modello esistente; abbiamo parlato di connubio e connubio deve essere, con una giusta integrazione tra il modello prepandemico e quello nato dopo l’esperienza dell’ultimo anno. Velocità ma senza trattenere il respiro; una velocità determinata ma non cieca. Il paradigma deve quindi variare anche tenendo conto del fatto che, ad esempio, Bagnoregio ha verificato, in seguito alle riaperture, un incremento del numero di turisti italiani (dal 65% al 95% post riapertura). L’intreccio tra residenti e turisti, basato su banda larga, accessibilità, infrastrutture e sanità, è la formula vincente per avanzare con sicurezza nel prossimo futuro.

Il dibattito si è poi concluso con le pertinenti osservazioni di Talitha Vassalli che ha notato come il linguaggio digitale della cultura rappresenti anche lo strumento adatto per avvicinare i giovani – millennials, generazione z e via di seguito – ad un mondo che, dal loro punto di vista, reca con sé un odore quasi arcaico. Ma non solo i giovani: un museo può aprirsi alla comunità internazionale proprio tramite l’online, consentendo la visita a quei turisti sì virtuali ma non per questo meno “presenti” in aggiunta a chi si reca a visitare il museo live.

Velocità, semplificazione, integrazione e naturalmente 5G sono la chiave per affrontare le sfide, in campo culturale e non, che il mondo post Covid ci pone davanti. E il Paese ha il dovere di farsi trovare preparato.

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