lunedì, 20 Settembre 2021

FOR&CHIPS: l’Italia dello sport all’ombra della pandemia

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Luigi Santoro
Dopo la laurea in Filosofia (anzi, Scienze Filosofiche!) alla Federico II di Napoli si è messo a studiare il tedesco, cosa che l’ha spinto oltre il baratro della follia, sul cui ciglio vagava dopo aver scritto una tesi su Adorno. Invece di proseguire con la carriera dell’insegnamento ha deciso di voler avere a che fare con il mondo aziendale; ora non lavora in azienda. Scrive molto, vorrebbe leggere di più.

Il terzo appuntamento di FOR & CHIPS, il nostro format estivo di approfondimento, si è svolto giovedì 19 agosto. Abbiamo parlato di sport con Massimiliano Gallo, giornalista e direttore de Il Napolista; nel caso vi foste persi la diretta, potete rivederla qui sul profilo Instagram della Fondazione Ottimisti&Razionali, mentre qui potete leggerne un resoconto.

L’estate italiana dei trionfi

Senza dubbio questa è stata un’estate ricca di avvenimenti sportivi per il Belpaese: la vittoria degli Europei e i trionfi olimpici nelle discipline più inaspettate. C’è però un altro lato della medaglia – per restare in tema – su cui è il caso di soffermarsi. Abbiamo assistito infatti ad un racconto sportivo colmo di retorica proveniente tanto dal giornalismo quanto dalla politica. Non è certo una novità, ha spiegato Gallo: ogni governo, anche quello più sobrio, sa che sfruttare lo sport in termini di comunicazione significa raggiungere moltissime persone. È accaduto nell’82, quando l’Italia vinceva il suo terzo Mondiale, è accaduto nel 2006 e accadrà ancora. Certo, resta il fatto che abbiamo dovuto attendere Daniele De Rossi per trovare un poco di buonsenso in questo calderone di retorica – il riferimento è alla querelle sul bus che ha attraversato Roma, querelle che ha visto due calciatori giocare un ruolo decisivo anche fuori dal campo.

Serve una nuova narrazione

Abbiamo detto che lo sport, e il calcio in particolare, rappresenta un ottimo strumento di propaganda ma, contestualmente, si tratta di un’organizzazione politica dotata di grande forza in quanto vi circolano ingenti somme di denaro. Pensiamo, ad esempio, alla questione della Superlega. Ma per comprendere quanto ricamo ci sia stato su eventi che, in fin dei conti, sono vittorie sportive – certo prestigiose, certo fonte di orgoglio – pensiamo all’abitudine di legare le vittorie del calcio alle possibilità di “riscatto” di una Nazione. Grande responsabilità, ha sottolineato Gallo, ce l’hanno i giornalisti: perché associare un trionfo sportivo ad una sorta di riscatto sociale? E, soprattutto, perché il giornalismo tratta troppo spesso i tifosi come gente incolta, persino ignorante? Il calcio viene troppo spesso raccontato come completamente estraneo a quella che è la vita reale, il tifoso è considerato qualcuno incapace di comprendere i legami che lo sport ha con il mondo “esterno”, qualcuno che si sfoga e dimentica le proprire preoccupazioni tramite il tifo (pensiamo al Gassman de I soliti ignoti). E invece il calcio racconta ciò che succede nel mondo: la situazione dell’Inter, per esempio, ci dice molto su cosa stia accadendo in Cina. La stampa estera sembra più in grado (o più volenterosa) di raccontare di queste connessioni: la Superlega, ad esempio, è di fatto una guerra di potere e ad una battaglia economica. In Italia, invece, il tutto si svilisce, si riduce ad una sorta di partitismo sportivo. Perché l’appassionato di calcio deve essere rappresentato quasi fosse un bifolco incapace di intendere?

Lo sport tra business e politica

Ma in realtà il lettore, il fruitore, vuole essere informato e questo fatto deve essere compreso soprattutto dalla classe dirigente. Anche perché, poi, le situazioni evolvono anche se non vengono raccontate e il prossimo futuro sarà denso di avvenimenti in tal senso. C’è la riforma del fair play finanziario, la questione della Superlega, bisognerà comprendere la decisione della Corte di Giustizia Europea sul monopolio della Uefa per quel che riguarda i tornei calcistici europei. Insomma, ha detto giustamente Gallo, c’è tanto dietro lo sport perché dove ci sono i soldi nascono inevitabilmente interessi, giochi di potere e politica. Pensiamo all’operazione Messi, che dopo una vita al Barcellona è passato al PSG. La squadra di Al-Khelaїfi è una vetrina, è il frutto di un’operazione mediatica che mira ad arrivare ai mondiali del Qatar con i giocatori migliori del mondo. E questo è uno degli aspetti. Inoltre, chiediamoci: perché il Barcellona ha lasciato andar via Messi mentre la Liga – grazie a determinati accordi – avrebbe immesso due miliardi di euro consentendo quindi alla squadra catalana di tenersi il proprio gioiello? Perché l’accordo, quarantennale, avrebbe definitivamente impedito al Barcellona di aderire alla Superlega. Ed è indicativo che i blaugrana abbiano preferito privarsi di Messi in nome della costituzione, un domani, di un campionato diverso che permetterà di incassare più soldi.

Faziosità e polemiche

La situazione dello sport italiano è altrettanto complessa: pensiamo, ad esempio, al CONI di Malagò. Se le Olimpiadi fossero andate male, per l’Italia, è lecito pensare che Malagò sarebbe andato incontro alla rovina. E i primi giorni di gara sembravano indicare questo scenario come il più probabile, con una Federica Pellegrini che, nonostante le (meritate) lodi che i giornali le hanno tributato, si è piazzata settima. Poi ha trionfato, inaspettatamente, l’Italia dell’atletica leggera con i 100 metri maschili e la 4×100, regine delle Olimpiadi. E assieme a Marcell Jacobs ha trionfato anche Malagò, che – mediaticamente – vede accresciuto il proprio potere. A proposito di Jacobs, pensiamo a come l’Italia ha reagito quando alcuni quotidiani esteri hanno sollevato polemiche sulla sua vittoria. Immediatamente, l’accusa italiana è stata quella di “rosicare” – insomma, non solo la sconfitta in finale agli Europei ma anche l’incredibile vittoria nell’atletica leggera. Ma, in fin dei conti, parliamo di un atleta, Jacobs, migliorato sì moltissimo nell’ultimo anno ma che ha comunque ottenuto una vittoria sorprendente; anche i giornali italiani avrebbero potuto porre determinate domande. La reazione italiana di fronte agli articoli esteri è stata senza dubbio figlia di una faziosità eccessiva in cui la lucidità non trova spazio.

Cosa ci riserva il futuro?

A conclusione dell’incontro, Gallo ha offerto una previsione sul futuro del calcio e dello sport in Italia: dopo i tweet di congratulazioni e l’ondata di orgoglio nazionale, l’attenzione tornerà esclusivamente al mondo del pallone – che è sempre di più un business – e vi sarà sempre un dislivello tra società ricche e meno ricche. Ci si augura che possa cambiare almeno la narrazione, in un mondo dove l’informazione è sempre più immediata.

Vi diamo appuntamento a giovedì 26 agosto, ore 18:30, per la quarta e ultima puntata di FOR & Chips. Criptovalute. Perché ne abbiamo bisogno?

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