martedì, 29 Novembre 2022

UE: blockchain per competere con USA e Cina

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L’Europa sta provando a trovare il proprio approccio alla tecnologia blockchain. All’inizio del 2018 la Commissione e il Parlamento hanno inaugurato l’Osservatorio dell’Unione europea sulla tecnologia dei blocchi (leggi qui come funziona) mentre lo scorso anno era stato elaborato un paper dal titolo How blockchain technology could change our lives, per illustrare in termini semplici come la tecnologia blockchain possa avere un impatto diretto su molti aspetti quotidiani della vita dei cittadini.

Pochi giorni fa è stato ufficializzato un accordo al quale hanno aderito ventidue Paesi dell’Unione. La European Blockchain Partnership, nelle intenzioni della Commissione, dovrà essere uno strumento per agevolare «lo scambio di esperienze e competenze in campo tecnico e normativo tra gli Stati membri» e vuole preparare «il lancio di applicazioni blockchain a livello Ue», per offrire, ha detto la commissaria per l’Economia digitale Mariya Gabriel, «servizi innovativi ai cittadini».

L’approccio dell’Unione Europea segue una direttrice chiara che è riscontrabile in tutte le iniziative messe in campo fino a qui. Vale a dire evitare uno schema frammentato e locale, mettere in comune esperienze e competenze per lanciare applicazioni blockchain nel mercato unico digitale europeo, sia nel settore pubblico che in quello privato.

Si tratta di evitare che le numerose esperienze che si stanno sviluppando nel campo di questa tecnologia in diversi Paesi possano provocare un’eccessiva frammentazione di investimenti e applicazioni concrete.

Le istituzioni di Bruxelles hanno evidenziato di aver già investito oltre 80 milioni di euro in progetti a sostegno dell’uso di questa tecnologia. Ma non si tratta solo di cifre da investire o di fondi messi a disposizione dei tanti progetti che stanno prendendo vita.

Se si vuole tenere il passo di giganti come Stati Uniti e Cina serve, nell’ottica di Bruxelles, cooperare per sviluppare una piattaforma digitale comune che dovrà favorire la partecipazione attiva dei cittadini-consumatori nei vari settori toccati dalla blockchain.

La partnership europea prevede, infatti, che ogni Paese selezionerà un suo rappresentante nazionale che lavorerà insieme alla Commissione per identificare, entro settembre, un gruppo iniziale di servizi pubblici digitali transfrontalieri di maggiore interesse per le future applicazioni della blockchain.

Entro la fine dell’anno, Bruxelles dovrà stilare le specifiche tecniche dell’iniziativa, in modo da avere un quadro di regole condivise attraverso cui gestire i nuovi protocolli informatici. Come sottolineato dalla stessa Commissione, Il partenariato contribuirà alla creazione di un contesto favorevole, nel pieno rispetto della normativa dell’Ue e di chiari modelli di governance che aiuteranno i servizi che utilizzano la blockchain a prosperare in tutta Europa.

Questo, in concreto, significa generare economie di scala rispetto a una situazione in cui  ogni Stato procede per conto proprio creando applicazioni non “interoperabili” e non riproducibili in altri Paesi con contesti normativi, legali e tecnologici differenti.

I Paesi aderenti alla European Blockchain Partnership sono Austria, Belgio, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia. Ci sono anche la Norvegia (che non è membro della Ue) e, nonostante la Brexit, anche la Gran Bretagna. Manca, al momento, l’Italia.

 

di Giampaolo Tarantino

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L’approccio dell’Unione Europea segue una direttrice chiara: evitare uno schema frammentato e mettere in comune competenze per lanciare applicazioni blockchain nel mercato unico digitale

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