martedì, 29 Novembre 2022

“Senza transizione digitale non si può fare transizione ecologica”. Intervista al professore Davide Chiaroni

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Manuela Scognamiglio
Napoletana doc, vive a Milano e lavora nell'advertising. È appassionata di lingue e comunicazione. Apprezza le sfide, il coinvolgimento internazionale e la conoscenza, così come il confronto con le persone. Crede nella condivisione delle esperienze, nella creazione di opportunità e nel cambiamento.

Professore di economia gestionale al Politecnico di Milano, Davide Chiaroni fa parte del comitato scientifico del gruppo di ricerca Energy & Strategy del Politecnico di Milano, che ha recentemente realizzato uno studio sul consumo elettrico delle TLC con l’obiettivo di sottolineare il forte legame tra transizione energetica e digitale. Per favorire lo sviluppo del Paese, sfruttando quindi al massimo le potenzialità di questo legame, è necessario ragionare in maniera integrata in riferimento alle misure di supporto, anche per quanto riguarda il carattere normativo.

  1. Che tipo di impatto ha avuto l’aumento del costo dell’elettricità sul settore delle telecomunicazioni? A che condizioni rimane una sostenibilità economica degli investimenti?
Davide Chiaroni

Il settore delle telecomunicazioni ha consumi superiori a 4,3 TWh, per intenderci il 13% dell’intero comparto dei servizi privati (commercio, alberghi-ristoranti-bar, finanza-assicurazioni, informazione-comunicazione, immobiliare) in Italia. E quasi il 30% degli operatori ha individualmente consumi superiori ai 500 GWh annui. Considerando che il prezzo dell’energia è arrivato a toccare livelli 8 volte superiori a quelli del 2021, significa che la sola componente energia della bolletta è passata da 70.000 euro al GWh a oltre 500.000 euro al GWh nel suo punto di picco durante la crisi. I conti sono quindi presto fatti.
In queste condizioni è normale che si debbano usare le risorse economiche per garantire la continuità dell’operatività e si deve limitare la quota che può essere dedicata agli investimenti. Ma di investimenti abbiamo bisogno per non retare indietro nella trasformazione digitale del nostro Paese.

  1. Al momento, quello delle TLC è l’unico settore industriale a non avere misure dedicate alla riduzione dei costi energetici. Gli operatori hanno avviato comportamenti virtuosi dal punto di vista dell’efficienza energetica e della differenziazione delle fonti di approvvigionamento. Che tipo di comportamenti sono stati adottati in tal senso e che percentuale di costi si riesce a risparmiare?           

La survey condotta nell’ambito dello studio – e che rappresenta, in termini di risposte ricevute, oltre il 90% del mercato complessivo lordo nazionale (in termini di fatturato) – ha portato alla luce un quadro estremamente interessante e, purtroppo, sottovalutato nel dibattito pubblico sul tema.
Innanzitutto, l’entità degli investimenti messi in campo dagli operatori delle comunicazioni elettroniche per l’efficienza energetica: circa 230 milioni di € nel 2021, e con una previsione di crescita – nonostante tutto – a doppia cifra per gli anni a venire.
Il risultato ottenuto grazie a questi investimenti, e a quelli fatti nel recente passato, è una infrastruttura di comunicazione, al servizio della transizione digitale, dove già ad oggi il 60% dei data center, il 33% delle BTS ed il 30% delle centrali TLC possiede tecnologie di efficienza energetica.
Lo sforzo di investimento che si è appena visto ha indubbiamente generato risultati altrettanto rilevanti. Il 33% delle imprese ha visto migliorare le proprie prestazioni energetiche di oltre il 20% dal 2019 ad oggi, ed un ulteriore 50% delle imprese ha dichiarato miglioramenti compresi tra il 5 ed il 10%.
Deve far riflettere il fatto che, se si considera l’intensità dell’investimento in efficienza energetica, il comparto degli operatori delle comunicazioni elettroniche si posiziona al terzo posto in Italia, con 53,4 milioni di €/MWh di consumo elettrico, dopo il comparto del vetro/ceramica e la filiera dell’automotive, superando di gran lunga l’intensità di investimenti fatta registrare dalla metallurgia, dalla carta e stampa e dalla gomma e plastica, che vengono attualmente classificati tra gli “energivori” a differenza di quanto accade per gli operatori delle comunicazioni elettroniche.

Altrettanto importanti i risultati ottenuti sul piano ambientale, con oltre il 60% delle imprese (tra quelle che hanno fornito il dato in oggetto) ha ottenuto nell’ultimo anno risparmi emissivi superiori alle 1.000 tonnellate di CO2/anno, coerentemente con un impegno alla riduzione delle emissioni che è assunto esplicitamente praticamente dalla totalità degli operatori delle comunicazioni elettroniche.
A questo si aggiunge un piano ambizioso per modificare il mix di approvvigionamento dell’energia elettrica. In particolare, la quota di autoproduzioni da rinnovabili è prevista in aumento nel prossimo futuro, sino a coprire circa il 19% del fabbisogno complessivo, partendo dal 5% attuale.

  1. Che tipo di sostegno potrebbero ricevere le TLC dallo Stato, pur non essendo qualificate come energivore, per il ruolo strategico che ricoprono in termini di continuità e sicurezza del sistema?

Diciamo che da questo punto di vista ci sono due strade: un sostegno diretto per ridurre l’impatto della crescita dei costi dell’energia, più forte di quanto già si sta facendo; un sostegno diretto agli interventi di efficientamento energetico che permetta alle imprese di continuare ad investire in questo ambito. Entrambe le strade, trovando le risorse necessarie, andrebbero appunto perseguite anche perché non ci si può permettere un “fermo” nelle telecomunicazioni.
Questo è ancora più vero se si considera che, come sempre accade in questi casi, il tratto ancora da percorrere è quello più arduo, perché riguarda quelle centrali TLC, quei data center, quelle BTS, in generale quelle infrastrutture tecnologiche, per le quali – ad oggi – non vi è un razionale economico convincente per l’efficientamento. Ed il medesimo discorso riguarda lo sforzo nell’ambito dell’autoproduzione da rinnovabili, che comporta anche un cambio nel modello di gestione dell’approvvigionamento energetico.
Appare indispensabile, ed è ben chiaro agli operatori, che l’hanno indicato nella survey come ad altissima priorità (4,5 in media su 5 di massima rilevanza possibile), un intervento normativo di supporto ed incentivazione che tenga conto da un lato della effettiva intensità energetica del comparto e dall’altro della necessità di proseguire, ed anzi accelerare, l’efficientamento delle infrastrutture tecnologiche per la transizione digitale.

  1. Cosa comporterebbe un intervento pubblico, in termini di vantaggi? E come si potrebbe agire, in via preventiva, per anticipare gli eventuali rischi?        

I vantaggi sono evidenti e comportano il fatto che si possa continuare sulla strada di garantire al Paese le infrastrutture e le connessioni digitali necessarie per garantirci la competitività a livello europeo e non solo, allo stesso modo facendo sì che i consumi unitari di energia necessari a supportare la digitalizzazione scendano (attraverso l’efficienza) e siano coerenti con gli obiettivi di decarbonizzazione del Paese (attraverso il ricorso alla produzione da rinnovabili). Gli strumenti di verifica ci sono, così come le tecnologie, così l’unico vero rischio che si corre è quello di non fare gli investimenti necessari, ed è un rischio che non possiamo permetterci.

  1. Che tipo di rapporto c’è tra tempi e limiti della transizione digitale e la transizione ecologica? In altre parole, quale apporto di carattere generale la digitalizzazione può dare a risparmio e efficientazione ecologica in tutti gli altri settori? (in particolar modo logistica, mobilità, manifattura…)

Senza transizione digitale non si può fare transizione ecologica. È una dichiarazione evidentemente forte, ma è uno dei risultati più importanti dello studio ed è frutto di una metodica rilevazione dei legami tra le tecnologie digitali messe a disposizione dagli operatori delle comunicazioni elettroniche ed i sei pilastri della transizione ecologica (rinnovabili, efficienza energetica, mobilità sostenibile, economia circolare, comunità energetiche, infrastrutture di rete).
Sono 34 le soluzioni tecnologiche mappate nello studio che il comparto degli operatori delle comunicazioni elettroniche è in grado di supportare direttamente, mettendoli al servizio della transizione ecologica. Senza queste 34 soluzioni tecnologiche non sarebbero stati possibili i 15,7 miliardi di € di investimenti realizzati nel 2021 nell’ambito della transizione ecologica.
È però tuttavia poco frequente appunto sentirle nominare insieme e riconoscere, come si è fatto in questo studio, che la transizione ecologica è una necessità anche per gli operatori del mondo digitale, e che la transizione digitale è abilitatore indispensabile per la transizione ecologica.
Questo ruolo di abilitazione è ancora più evidente se ci si distacca per un attimo dalla fotografia “attuale”, scattata qui con dovizia di particolari, e si prova ad immaginare un futuro prossimo delle tecnologie digitali, con la diffusione dell’intelligenza artificiale e delle reti di 6° generazione e le potenzialità che esse apriranno per sistemi di generazione energetica e di mobilità sempre più distribuiti e connessi e infrastrutture e tecnologie dove la commistione tra “bit” e “watt” sarà sempre più evidente … anche perché da sempre basata sulla stessa entità fisica (l’elettrone).

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