martedì, 28 Giugno 2022

L’economia ai tempi della guerra

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Francesca Santoro
Classe '95. Cultrice di linguistica generale, scrittrice in erba, lettrice appassionata. Ama i bei film e le serie tv, ma non più dei suoi gatti. Teinomane convinta.

A causa dell’invasione dell’Ucraina ad opera di Putin, l’Europa e il mondo hanno subito un nuovo sconvolgimento. Uno sconvolgimento che avrà ripercussioni sul fronte dell’economia, dell’energia, della crisi umanitaria. Le sanzioni, sostenute in modo unanime, stanno avendo i loro effetti sull’economia russa. Quali saranno gli sviluppi futuri? Quali sono i cambiamenti in atto, e quali potrebbero verificarsi?

Abbiamo cercato di dare delle risposte nel Digital Talk “L’economia ai tempi della guerra” di giovedì 3 marzo, organizzato dalla Fondazione Ottimisti&Razionali (qui è possibile rivederlo). 

La difesa europea, prima e dopo

Dopo l’introduzione di Claudio Velardi, Presidente della Fondazione e moderatore dell’evento, e Massimo Micucci, Direttore di Merco Italia, Guido Crosetto, Presidente CdA di Orizzonti Sistemi Navali, ha parlato del tema della difesa in Europa e del cambiamento che attraverserà in seguito al conflitto. La difesa e gli investimenti ad essa connessi fino ad ora sono stati dei tabù nella maggior parte dei Paesi europei. Unica nota “stonata”, la Francia. L’intervento militare, prima, aveva un significato diverso e presentava delle differenze sostanziali a seconda del Paese. Per Francia, Usa e Gran Bretagna aveva un significato più “bellicoso”: fare quanto necessario per la difesa del Paese. l’Italia, invece, ha sempre adottato una politica di peacekeeping.

Tutto questo, negli ultimi dieci giorni, è cambiato radicalmente. La guerra è alle nostre porte e L’Unione Europea ha bisogno di una trasformazione totale della propria difesa. Ha già iniziato, muovendosi in modo unitario, come mai prima d’ora. Crosetto ha spiegato come l’UE abbia fornito aiuti all’Ucraina senza che formalmente fossero le singole nazioni a farlo. Gli aiuti militari vengono portati in un deposito in Polonia, da cui i partner europei ucraini attingono. In questo modo è impossibile per la Russia accusare i Paesi europei di aver esplicitamente dichiarato guerra. 

La maggiore paura è che, viste le ingenti perdite russe in pochissimi giorni – superiori, ha sottolineato Crosetto, a quelle subite dalle truppe statunitensi in tanti anni di guerra in Afghanistan – si potrebbe arrivare ad una escalation di violenza da parte di Putin. Se il Presidente Russo «scatena la macchina aerea e missilistica a sua disposizione fa dei danni spaventosi», causando anche l’intervento inevitabile degli Usa. «Il mondo non sarà più quello che conoscevamo dieci giorni fa, anche se la guerra finisse domani». Crosetto ha concluso il proprio intervento sottolineando il bisogno che l’UE faccia un passo ulteriore rispetto al PNRR, facendo, ad esempio, emissioni trentennali europei di titoli di stato

Economia e globalizzazione

«Questa guerra è la dimostrazione pratica che la globalizzazione è un processo dal quale non si può tornare indietro», ha detto Ivan Scalfarotto, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, all’inizio del suo intervento. Bisognerebbe, però, sfruttare in modo intelligente la globalizzazione e fare in modo che ci sia diversificazione. Scalfarotto ha ricordato che le prime sanzioni in occasione dell’occupazione della Crimea portarono una grossa crisi in alcuni settori produttivi perché avevano puntato solo sul mercato russo. 

Attualmente, è in atto una guerra commerciale perché il sistema SWIFT è unico. Le sanzioni stanno avendo successo perché c’è una forte interconnessione a livello planetario, e in particolare europeo, contro la Russia. 

Non possiamo pensare che essere protagonisti di una guerra così non comporti sacrifici e conseguenze, come nell’export. I pagamenti del gas finanziano la guerra a Putin e prima o poi dovremo fare i conti con questo. Non siamo autosufficienti nemmeno per quanto riguarda la produzione di grano, per cui dipendiamo per la maggior parte dall’Ucraina.

Per quanto invece riguarda l’emergenza umanitaria, Scalfarotto ha notato che il Paese maggiormente attrezzato ad accogliere i rifugiati è l’Italia. Non sarà un’impresa semplice, si contano circa 7-8 milioni di persone.

Il prezzo della guerra

I prezzi dell’energia sono altissimi e continuano a crescere. L’energia elettrica è arrivata a costare oltre 400 euro megawattora rispetto ai 50-60 euro precedenti alla pandemia. Il rischio, ha detto Chicco Testa, Presidente di Fise Assoambiente, è che tutto il biennio 2022-2023 comporti prezzi così alti. Si tratta di uno shock per l’economia italiana ed europea, che implica chiaramente l’aumento dei costi anche per i consumatori finali. Uno shock che verrà pagato anche in termini di inflazione, cioè la perdita di potere reale d’acquisto. Fra le conseguenze, anche un calo della competitività sia all’interno che all’esterno dell’Unione Europea. 

Le stime parlano di una perdita dell’1% del PIL, ma per Testa la perdita sarà anche maggiore se i prezzi non si stabilizzeranno. 

Anche l’idea di utilizzare l’idrogeno in luogo del gas potrebbe non essere vincente. Il prezzo è molto alto. Nonostante Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, inviti a un rilancio della transizione, è bene tenere presente il cambio di scenario. Prima, ha sottolineato Chicco Testa, discutevamo sull’inserimento di gas e nucleare nella tassonomia verde. «Ora il nucleare è l’unica fonte per cui non dipendiamo da nessuno, e il gas ha mostrato tutta la sua essenzialità». La soluzione, comunque, non è a portata di mano. L’Europa è ricca di giacimenti di gas: se l’UE annunciasse di volersi fare promotrice di un progetto immediato per sfruttare il gas nel Mediterraneo, ci sarebbe sicuramente un effetto positivo per per quanto riguarda i prezzi.

L’economia tedesca

Tonia Mastrobuoni, Giornalista de La Repubblica, ha focalizzato il suo intervento sulla situazione tedesca. Ha ricordato il discorso del cancelliere Scholz, da molti già ritenuto un discorso storico, che si è tenuto al parlamento domenica 27 febbraio. Nell’occasione, Scholz ha annunciato che saranno stanziati 100 miliardi in più alla difesa in un fondo speciale. 

Il discorso, inaspettato, ha aperto delle nuove prospettive in Germania: ora la spesa riservata alla difesa sarà del 2%; fino ad ora non superava l’1,5%, includendo anche spese per prevenzione dell’emigrazione, per la collaborazione nei Paesi africani. Ora potrebbe accelerare tutto il compasso della difesa europea, a cui era posto un freno proprio dalla Germania. Il discorso «cambierà la fisionomia della difesa europea, e potrebbe dare il “la” ad un progetto di difesa comune».

Per quanto riguarda la crisi migratoria, in una settimana ci sono stati 1 milione di profughi. L’atteggiamento generale è di accoglienza, ma sarà una grande sfida: l’UE adesso è comunque unita nel voler sburocratizzare il processo. In Germania l’immigrazione è vista come una risorsa, e i tedeschi stanno cercando di accelerare i meccanismi di tutela dei profughi: i 300mila migranti che ogni anno attraversano i confini tedeschi sono considerati fondamentali per la crescita del Paese. 

Per quanto riguarda l’economia, isolare la Banca Centrale russa è stata una misura molto efficace: la globalizzazione è sempre stata un deterrente, uno strumento per convincere i Paesi a deporre le armi e preferire vie diplomatiche. Negli ultimi sette anni Putin ha costruito un’economia di guerra, formando la famosa fortezza russa con centinaia di miliardi di riserve e fondo sovrano per proteggere il rublo – consapevole che, in caso di guerra, la moneta crolla. Il G7, compatto, ha fatto in modo che la Banca Centrale non potrà accedere a gran parte delle riserve, con conseguenze molto gravi sul rublo, che ha subito un crollo verticale. 

Dal punto di vista energetico, la Germania di Angela Merkel è stata “colpevole” di non aver diversificato le fonti. Adesso non si pensa di tornare a nucleare, carbone e gasdotti. Per Scholz, l’unica alternativa sono le energie rinnovabili, che hanno un costo così come lo ha la costruzione di gasdotti e la ricerca di giacimenti. Il piano ambizioso della Germania di abbandonare gas e nucleare è tato rallentato a causa del picco di prezzi dovuto alla guerra. Rimane, in ogni caso, la scelta di fondo di una transizione verso emissioni zero.

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