mercoledì, 04 Agosto 2021

Le tre “P” della Transizione Energetica

Da non perdere

Che la transizione ecologica sia una strada necessaria ormai è un dato assodato. Lo si comprende quando un certo argomento entra nel linguaggio comune, diventa un trend cui conviene affidarsi per rimanere a galla nel mare mosso del web e delle chiacchierate tra appassionati.

Ma questo dialogo, che è assolutamente necessario per salvaguardare il Pianeta e promuovere uno stile di vita sostenibile, diventa produttivo e sincero solo se parallelamente si lavora per costruire una cultura comune, e diffusa, in tema energetico. Con informazioni reali e comprovate. È necessario perché dopo la pandemia abbiamo il dovere di uscire dalle case che ci hanno protetto per costruire un Mondo nuovo, approfittando della crudele pausa cui tutti siamo stati costretti. E i cambiamenti epocali, si sa, difficilmente vengono imposti dall’alto. Si insinuano invece dal basso, come una goccia che scorre nelle rocce e lentamente scava ritagliandosi un percorso, fino a tuffarsi nel mare dove – spesso senza che ce ne si renda conto – ormai ha prodotto cambiamenti irreversibili.

Una breve riflessione su questo tema potrebbe partire da tre ipotetiche P: il Paradosso, la Percezione ed i Progetti per il futuro. 

Paradosso

Nel nostro Paese ci sono risorse e potenzialità nel campo industriale ed energetico che dovrebbero garantire non solo alti tassi di occupazione interna, ma essere attrattivi per l’importazione dall’estero di risorse umane, tecnologiche ed economiche. Basti pensare al petrolio della Basilicata, al gas dell’Adriatico, e alle condizioni favorevoli per le FER come l’idroelettrico, l’eolico, il fotovoltaico, o addirittura della geotermia, che – come suggerisce Svimez – può essere un’enorme opportunità per il rilancio socio-economico di aree a basso sviluppo. 

Eppure una inadeguata infrastrutturazione del territorio, soprattutto nel Mezzogiorno, non consente la possibilità di sviluppo di queste ricchezze. A questa poi è da aggiungere una burocrazia spesso asfissiante, che disincentiva e scoraggia investimenti di qualsiasi natura. Il risultato è che i dati della disoccupazione giovanile sono preoccupanti ma anche e soprattutto quelli della migrazione interna, dal sud al nord del Paese, e verso l’estero. Tutto ciò desertifica il Paese dalle sue intelligenze, ma soprattutto priva i giovani del diritto a rimanere nel luogo in cui si è nati, pur volendo essere cittadini globali. 

Percezione

Il secondo spunto è quello della percezione, che non necessariamente corrisponde al reale. È una percezione sbagliata pensare che restando a casa durante il lockdown non si siano prodotte emissioni perché in Europa una fetta importante di CO2 è dovuta proprio all’inefficienza dell’edilizia pubblica e privata. Era una percezione sbagliata ritenere che i consumi di petrolio sarebbero crollati, perché sono risaliti ai livelli pre pandemia. È una percezione sbagliata pensare che le rinnovabili siano infinite, perché i materiali che servono a produrre le tecnologie utili a sfruttarle non sono infiniti, e le cosiddette terre rare cambieranno gli assi delle forze geopolitiche. 

I movimenti dei giovani ambientalisti hanno avuto il pregio di mobilitare un’intera generazione attorno ad un tema civile fondamentale, qual è quello della decarbonizzazione e della lotta ai cambiamenti climatici. Ma la radicalizzazione del dibattito rischia di impedire un dialogo sincero, bollando come negazionista chiunque provi a sollevare legittime domande sul tema. Legittimo è domandarsi, per esempio, quanto costi raggiungere in così poco tempo gli ambiziosi obiettivi di passaggio alle rinnovabili. E soprattutto, chi pagherà gli alti costi che questo comporta? 

La generazione dei millennials avrà già da affrontare un enorme debito pubblico, che in Italia grava sulle spalle di ogni neonato per quasi mille euro. In questa ottica i fondi del Pnrr giocheranno una partita importante. Ma è da ragionare con onestà su quale sarà il mix energetico più adeguato a garantire stabilità, minori emissioni, e sia al contempo economicamente e socialmente sostenibile. 

Progetti per il futuro

Il terzo punto è quello dei progetti per il futuro; come il protagonista di un film di Sorrentino non poteva sottovalutare “Le conseguenze dell’amore” noi non possiamo sottovalutare le conseguenze delle scelte. E così per dare risposta al primo problema, quello del paradosso, c’è sicuramente la necessità di concentrare gli investimenti in ricerca e sviluppo – di tecnologie ma anche di politiche – che rendano competitivo il nostro Paese. La transizione che stiamo vivendo è un’enorme opportunità, che riusciremo a cogliere solo se mettiamo in campo tutto il nostro coraggio, ma soprattutto una stretta collaborazione tra pubblico e privato. 

Il secondo tema, quello della percezione, si risolve soltanto incrementando con iniziative di diffusione le notizie reali sui costi da sostenere, sui pro e i contro delle diverse tecnologie, ragionando sui fatti e non sulle tifoserie di pancia. Soprattutto con i giovani e i cittadini, gli elettori ed i consumatori del domani.

Lavoro, cooperazione e innovazione

La transizione ecologica avrà un rilevante impatto in termini occupazionali, scuotendo il mercato del lavoro dalle fondamenta, rendendo obsoleti molti posti di lavoro ma creandone al contempo di nuovi; ed il saldo finale sarà positivo. Così immaginare iniziative di orientamento e di racconto di best practice, per direzionare le scelte formative e professionali dei giovani italiani sulle reali esigenze del mercato, potrebbe essere certamente utile. 

Cooperare con le università e le scuole per risolvere il mismatch tra formazione e occupazione. Mettere a disposizione le competenze interne per migliorare l’organizzazione del settore pubblico. E lanciare il cuore oltre l’ostacolo: con la costruzione di una Valley di ricerca e sviluppo in campo energetico e digitale, magari al Mezzogiorno, così come in America avviene con la mitica Silicon Valley. Solo in questo modo si può costruire un ambiente fertile agli investimenti, allo scambio di idee, alla costruzione del futuro e delle nuove opportunità. Per permettere ai nostri ragazzi di rimanere qui, per attrarre nuove intelligenze, e far tornare chi è andato via.

Articolo a cura di Michele Vitiello

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