lunedì, 15 Agosto 2022

La transizione alla prova

Da non perdere

Luigi Santoro
Dopo la laurea in Filosofia (anzi, Scienze Filosofiche!) alla Federico II di Napoli si è messo a studiare il tedesco, cosa che l’ha spinto oltre il baratro della follia, sul cui ciglio vagava dopo aver scritto una tesi su Adorno. Invece di proseguire con la carriera dell’insegnamento ha deciso di voler avere a che fare con il mondo aziendale; ora non lavora in azienda. Scrive molto, vorrebbe leggere di più.

Nella (calda) mattinata romana del 7 luglio si è tenuto il convegno “La transizione alla prova”, organizzato dalla Fondazione Ottimisti&Razionali in partnership con Edv Gestioni, ERG, Duferco Italia Holding e Proger. A ospitarci è stata la Sala Cristallo dell’Hotel Nazionale (è possibile rivedere l’evento qui).

Si è trattato di un primo incontro che fa parte di un progetto più ampio della Fondazione dal nome “La mia energia”. Il progetto mira non solo ad approfondire ma anche a divulgare i temi centrali della politica energetica italiana ed europea. Nello specifico, “La transizione alla prova” ha messo al centro del dibattito i tempi e le modalità che è realistico aspettarsi per quel che riguarda il processo di transizione energetica in Italia. A tal proposito, l’incontro si è aperto con la presentazione del professore Giuseppe Zollino (Università di Padova) di uno scenario di decarbonizzazione del settore elettrico.

Il modello

Il modello utilizzato in questa analisi è il COMESE, che sta per COsto MEdio del Sistema Elettrico ed è stato sviluppato presso il Consorzio RFX a Padova. Questo modello consente sia di simulare un sistema elettrico su base oraria sia di identificare la potenza di tutte le tipologie di unità di generazione elettrica e di tutti i sistemi di accumulo necessari a soddisfare la domanda elettrica in ogni ora del periodo temporale considerato, al minimo costo.

Il modello simula, ora per ora, il funzionamento di un sistema elettrico quando sono note, per ogni zona in cui è suddivisa l’area geografica di interesse:

  • il profilo orario della domanda;
  • la potenza installata di ogni tecnologia di generazione con il relativo profilo orario, quando esso è predeterminato (ad es. baseload), o variabile (ad es. solare ed eolico);
  • la capacità dei sistemi di accumulo disponibili;
  • la portata delle interconnessioni tra le zone, posto che ciascuna zona è simulata con il modello «a lastra di rame», ovvero come un unico nodo elettrico. 

Gli scenari

Nell’ipotesi di completa decarbonizzazione (CO2 free) del settore elettrico italiano, l’analisi modellizza la composizione del mix di fonti di generazione elettrica al 2050 attraverso sei diversi scenari.

  1. Generazione elettrica esclusivamente da fonti rinnovabili
  2. Generazione elettrica da fonti rinnovabili e impianti nucleari a fusione
  3. Generazione elettrica da fonti rinnovabili e impianti nucleari a fissione
  4. Generazione elettrica da fonti rinnovabili e idrogeno come tecnologia di accumulo
  5. Generazione elettrica da fonti rinnovabili, impianti nucleari a fusione e idrogeno come tecnologia di accumulo
  6. Generazione elettrica da fonti rinnovabili, impianti nucleari a fissione e idrogeno come tecnologia di accumulo

Il modello COMESE ha stimato, per ogni scenario, il relativo LCOTE (Levelized Cost of Timely Electricity), parametro dell’intero sistema elettrico che rappresenta il costo medio annuo di un kWh effettivamente destinato ai carichi al momento della domanda, tenendo conto dei costi di tutte le tecnologie necessarie a garantire la disponibilità di potenza elettrica nella quantità richiesta in tutte le ore dell’anno.

I risultati principali mostrano che la presenza di una quota di generazione baseload da nucleare a fissione o fusione ridurrebbe dal 20 al 30% il valore del LCOTE. In tutti gli scenari, per la decarbonizzazione del settore elettrico è richiesta l’installazione di notevole capacità da fonte rinnovabile aggiuntiva rispetto all’attuale. Con conseguenti impatti sul territorio, costi di sviluppo delle reti di trasmissione e distribuzione, e costi per il bilanciamento delle fonti non programmabili.

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Permitting, gas e strategia

L’analisi è stata poi discussa in una tavola rotonda con esperti e operatori di settore, con la moderazione di Simona Benedettini, Energy Analyst di FOR. Dell’importanza della strategia ha parlato Luca Marchisio, Head of Strategy di Terna, in riferimento all’aggiornamento degli scenari energetici che Terna dovrà pubblicare a fine luglio: “si tratta soprattutto di un piano strategico dove saranno considerati i necessari sviluppi della rete di trasmissione, le tecnologie di accumulo impiegabili e le aree disponibili per lo sviluppo di nuovi impianti rinnovabili”. A proposito di tecnologia, bisogna ricordare che deve sempre vigere il principio di neutralità tecnologica, mettendo da parte ogni ideologia in merito. Agostino Conte, di Duferco, ha ricordato come “l’elettrificazione non possa applicarsi a tutti gli usi industriali e che occorre approcciare il problema tenendo sempre presente il principio della neutralità tecnologica. Al riguardo – ha proseguito Conte – Duferco sta puntando anche sul biogas”.

C’è poi il tema del permitting, la cui centralità è stata sottolineata da Luca Bragoli, Chief Regulatory & Public Affairs Office – ERG). Centrale è anche il sistema di governance del processo autorizzativo per raggiungere i target di decarbonizzazione sia italiani sia europei. In effetti, secondo le attuali tempistiche, l’iter autorizzativo di un impianto rinnovabile richiede circa otto anni per essere portato a termine. È facile comprendere come le tempistiche estremamente lunghe mettano a rischio gli obiettivi previsti per il 2030 (che è più vicino di quanto si pensi).

Gas e sostenibilità economica della transizione

Certo, bisogna puntare sulle rinnovabili e in generale sulle fonti energetiche low carb ma demonizzare le fonti e le tecnologie già esistenti è controproducente. Michele Benini, Direttore Sviluppo Sistemi Energetici – RSE, ha ricordato come “il gas continuerà ad avere un ruolo rilevante anche dopo il 2030 per accompagnare il processo di transizione energetica”. Non a caso, a Strasburgo è stata bocciata la soluzione di rigetto sulla Tassonomia verde; in altre parole, il gas (assieme al nucleare) fa parte delle fonti considerate utili per la transizione. Tornando al settore elettrico, secondo Fabrizio Lacalandra (Assistente Tecnico Collegio ARERA), “il demand side response può essere parte delle soluzioni per promuovere la decarbonizzazione del settore elettrico garantendo al contempo la sostenibilità economica della medesima”.

Quello della sostenibilità economica è un tema centrale. Lo ha ricordato anche Chicco Testa, Presidente FISE Assoambiente: “quando si parla di transizione energetica non è possibile prescindere dai costi che essa determina per il sistema energetico e dall’impatto che questi hanno sui consumatori”. Transizione e decarbonizzazione sono le parole chiave del presente e del futuro (a medio e lungo termine) ma un occhio deve sempre sui costi.

L’incontro del 7, “La transizione alla prova”, è stato il primo di un ciclo di eventi che la Fondazione Ottimisti&Razionali vuole dedicare all’energia. Il prossimo incontro sarà focalizzato sul ruolo del gas nel processo di transizione energetica a cui seguirà un terzo evento su possibili interventi legati al funzionamento del mercato elettrico. Quindi stay tuned!

Per approfondire:

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