mercoledì, 04 Agosto 2021

La stampa della vita, nuova frontiera dell’esistenza

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Luigi Santoro
Dopo la laurea in Filosofia (anzi, Scienze Filosofiche!) alla Federico II di Napoli si è messo a studiare il tedesco, cosa che l’ha spinto oltre il baratro della follia, sul cui ciglio vagava dopo aver scritto una tesi su Adorno. Invece di proseguire con la carriera dell’insegnamento ha deciso di voler avere a che fare con il mondo aziendale; ora non lavora in azienda. Scrive molto, vorrebbe leggere di più.

Ho sempre pensato che, assieme al fuoco e alla ruota, sia stata la stampa uno dei più grandi esempi di ingegno umano. La riproduzione pressoché illimitata di materiale scritto, ma non solo – come vedremo – ha dato un significato diverso alle varie produzioni dell’uomo.

La stampa di Kojima

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Conoscete Hideo Kojima? Avete detto «nuovo acquisto del Milan in stile Honda»? Acqua, acqua. Ai nerd come il sottoscritto questo nome è più che noto: si tratta di un vero e proprio genio nel campo videoludico, un autore – c’è chi lo definirebbe “pazzo visionario”, c’è chi lo definirebbe “genio indiscusso”.
Kojima ha dato vita ad una delle opere videoludiche più discusse degli ultimi tempi, Death Stranding. Uno dei punti cardine dell’opera di Kojima è la possibilità, da parte del giocatore, di utilizzare la cosiddetta “stampante chirale”. Si tratta, per farla breve, di un metodo che consente di stampare pressoché qualsiasi cosa (che non contenga elementi organici) in pochi secondi – dalle autostrade ai vestiti, veramente di tutto.

Fantasia? Non del tutto

Stiamo parlando di un videogioco, di fantascienza, giusto? Sì e no. Ovviamente non siamo in grado (oggi) di stampare autostrade; ci dobbiamo accontentare di scuole e quartieri.

Sul serio: è del 27 giugno la notizia della prima scuola del mondo costruita grazie alla stampa 3D (di cui abbiamo parlato qui). Questo capolavoro di ingegno è avvenuto nel Malawi, nel distretto di Salima. Le sue pareti sono state stampate in circa 18 ore grazie ad una joint venture targata 14Trees, impegnata in questo tipo di soluzioni innovative per l’Africa. Uso ottimizzato di materiali, impronta di carbonio ridotta del 70% – insomma, l’avanguardia dell’edilizia a nostra disposizione.

Pensiamo a quanto possa essere utile questo tipo di stampa: innanzitutto, in una zona come il Malawi – che soffre di una gravissima carenza di infrastrutture – una scuola in più può fare la differenza. Ma immaginate cosa potrebbe significare costruire abitazioni velocemente e soprattutto a basso costo?

Dalla scuola al quartiere

Ma non serve a nulla gloriarsi dei risultati raggiunti; guardiamo al futuro. Entro la primavera del 2022 sarà realizzato, a Rancho Mirage, California, il primo quartiere stampato in 3D del mondo. Un progetto da 15 milioni di dollari completamente ecosostenibile, capace di ridurre del 95% gli scarti del processo produttivo e che darà vita ad abitazioni net zero (parliamo di 2.3 tonnellate, in termini di emissioni, risparmiate per abitazione, non per quartiere), con pannelli solari, antisismiche, ad alte performance energetiche e, per di più, resistenti agli agenti atmosferici. Un quartiere di lusso, in grande stile: piscine, più bagni e camere da letto per abitazione – in pieno stile USA, insomma, sappiamo che agli statunitensi piace fare le cose in grande. Ma questo non significa che il progetto, se avrà successo (Palari Group e Mighty Building ci contano), non possa essere successivamente ritarato per abitazioni anche meno lussuose.

Stampa 3D: dal digitale al fisico

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Il procedimento di stampa 3D parte sempre da un modello digitale, ottenuto con un software CAD; il modello viene poi rielaborato e trasformato in una serie di istruzioni che la stampante 3D segue. I materiali più comuni sono quelli plastici ma si utilizzano senza problemi metalli e le parti prodotti possono avere varie proprietà fisiche.
Di norma è richiesto un certo quantitativo di lavoro manuale in post-produzione ma è chiaro che l’intero processo produttivo è enormemente accelerato.

La possibilità di stampare case, scuole, quartieri apre la strada ad applicazioni che un tempo avremmo definito fantascientifiche ma che, ad ora, rientrano a pieno diritto nelle nostre capacità. Non so se un giorno riusciremo a stampare intere città o autostrade ma, in tutta coscienza, possiamo escluderlo? Certo, si dovrà far sempre un discorso circa costi e benefici ma, ammettiamolo, il fascino di queste ipotesi è immenso. E alla nostra portata.

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