martedì, 22 Giugno 2021

La sfida dell’intelligenza artificiale. In arrivo il libro bianco di AgID

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Quella tra intelligenza artificiale e uomo più che un avvio di collaborazione sembra una sfida. Nel 2013, DeepMind Technologies pubblicò uno studio che mostrava che una rete neurale era in grado di imparare a giocare ai videogiochi degli anni ’80 con la stessa abilità degli uomini.

Qualche mese dopo Google comprò l’azienda per 400 milioni di dollari. Se ne parla su MIT Technology Review, che riporta un dato interessante: sull’apprendimento gli esseri umani sono ancora in vantaggio rispetto all’intelligenza artificiale. Per arrivare a questa conclusione Rachit Dubey e i suoi colleghi dell’University of California, Berkeley hanno analizzato proprio come viene affrontato un videogioco. In sostanza gli uomini hanno delle conoscenze pregresse che l’A.I. non ha. Anche se si utilizzasse un algoritmo di apprendimento, sarebbero necessarie molte più ore per imparare conoscenze di base che gli uomini possiedono già.

Un giocatore sa che deve evitare il fuoco e che una scala serve per salire da un punto a un altro, i dispositivi che utilizzano reti neurali o altri meccanismi simili, no. Per confermare questa ipotesi, i ricercatori hanno elaborato varie versioni del medesimo videogioco e hanno notato che minori erano le conoscenze di base richieste, più tempo impiegavano i giocatori in carne ed ossa. Il tempo necessario per completare il gioco aumentava da uno a venti minuti quando venivano rimossi i vari tipi di informazioni preliminari. Al contrario, per l’intelligenza artificiale, non cambiava granché.

Visto che i bambini da tre a cinque mesi di età imparano a riconoscere le categorie di oggetti e da 18 a 24 mesi iniziano a distinguere i singoli oggetti, chi si occupa di intelligenza artificiale vorrebbe procedere in maniera analoga e dunque gradualmente anche per le macchine. Potremmo quindi concludere che per ora gli uomini risolvono prima dei robot un gioco, ma in futuro non è detto che andrà sempre così.

Ad ogni modo, non è per i videogiochi che si vuole impiegare l’intelligenza artificiale. Quest’ultima infatti si presta a varie applicazioni, dalla sanità al sistema giudiziario, dalla scuola ai trasporti e necessita perciò di regole. Su La Stampa, Carola Frediani ci fa sapere che il 21 marzo l’Agenzia per l’Italia Digitale presenterà infatti il primo libro bianco sull’intelligenza artificiale. Il testo stilato grazie ad un gruppo di esperti mira a fornire risposte a non pochi quesiti.

L’A.I. inevitabilmente implica questioni di carattere etico o giuridico e la Pubblica Amministrazione dovrà avvalersi di sistemi che utilizzano dati neutrali. Frediani riporta il parere di Juan Carlos De Martin, professore al Dipartimento di Automatica e Informatica del Politecnico di Torino, secondo cui se ad esempio nei dati c’è discriminazione di genere, inevitabilmente ne sarà influenzato anche l’algoritmo usato per selezionare un curriculum.

Non dimentichiamo infatti che l’intelligenza artificiale potrebbe essere usata anche per selezionare e organizzare il personale. Inoltre, è necessario poter individuare i responsabili, in caso di decisioni errate prese in base ad algoritmi che hanno utilizzato dati con errori o pregiudizi. Dal momento che l’intelligenza artificiale mira ad aiutare la Pubblica Amministrazione, fornendo servizi migliori ai cittadini, le questioni affrontate nel libro bianco sono di non poco conto.

Progettata con l’intento di semplificare la vita all’uomo, l’A.I. sta in realtà ponendo tutta una serie di problemi nuovi e dai risvolti non del tutto prevedibili.

 

di Giusy Russo

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L’A.I. implica questioni di carattere etico o giuridico e la Pubblica Amministrazione dovrà avvalersi di sistemi che utilizzano dati neutrali

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