martedì, 22 Giugno 2021

La geopolitica e Twitter: la sfida della trasparenza

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Le piattaforme digitali sono guardate ormai con sospetto e diffidenza da legislatori e opinione pubblica, soprattutto per il modello di business usato e per la gestione delle inserzioni pubblicitarie, eppure la loro utilità è fuori discussione.

Twitter ad esempio, nonostante sia meno diffuso di Facebook, negli ultimi tempi ha fatto parlare molto di sé. Biagio Simonetta, sul Sole 24 Ore del 15 aprile l’ha definito il principale strumento di comunicazione geopolitica di questi giorni, dal momento che l’attacco missilistico di Usa, Francia e Regno Unito in Siria è stato commentato e descritto dai tweet degli account di Donald Trump, Emmanuel Macron e Theresa May. Il social network dai 280 caratteri resta dunque una fonte di informazioni ufficiali per chi si occupa di politica, attualità e comunicazione.

Sarà infatti sfuggito a pochi lo scambio di tweet tra Jack Dorsey e Alex Kantrowitz dello scorso 20 aprile. Il giornalista di Buzzfeed ha infatti evidenziato che Twitter, pur avendo annunciato sei mesi fa di voler lanciare a breve un centro sulla trasparenza delle inserzioni pubblicitarie, di fatto non ha mantenuto la promessa. Repentina è arrivata la risposta del cofondatore della piattaforma, che ha ammesso l’errore e ha dato come scadenza la prossima estate.

Il 24 ottobre dello scorso anno Bruce Falck scrisse un lungo post per annunciare l’avvio, entro poche settimane, dell’Advertising Transparency Center, con lo scopo di mostrare agli utenti tutti gli annunci in circolazione sul social network compresi quelli sponsorizzati, la durata della loro condivisione e le pubblicità personalizzate sulla base del targeting.

Grazie a tali informazioni agli utenti sarebbe stata data la possibilità di segnalare inserzioni pubblicitarie inappropriate e fornire feedback negativi per migliorare il servizio. Un’attenzione particolare era riservata agli issue-based ads e alla propaganda elettorale, definita come quella relativa a un candidato o a un partito ben identificati e divulgata entro 30 giorni dalle elezioni o 60 da quelle generali, oppure in qualsiasi momento dell’anno purché espressamente favorevole.

Falck scrisse che questo genere di contenuti sarebbe stato segnalato per chiarirne la natura, inoltre sarebbero stati indicati sia l’ammontare complessivo della spesa per la campagna pubblicitaria che i dati storici di tutte le somme spese in passato e sarebbe stata svelata l’identità del soggetto finanziatore. Agli utenti veniva annunciata anche la possibilità di accedere ai dati demografici grazie ai quali viene elaborato il targeting.

Oltre alla trasparenza, Twitter prometteva anche maggiore severità nello stabilire i requisiti necessari per la pubblicazione e le limitazioni sulle opzioni di targeting. Agli inserzionisti veniva chiesto di essere identificati e di rispettare le regole, per non incappare in severe sanzioni. Le novità avrebbero riguardato prima gli Stati Uniti e poi il resto del mondo.

Qualche giorno fa però Alex Kantrowitz ha ricordato che quelli richiamati sono rimasti buoni propositi e che poco è stato realmente realizzato. In un articolo scritto per Buzzfeed, il giornalista ha ricordato che martedì scorso Twitter ha fatto scadere il termine per rispondere alle domande sollevate dall’Intelligence Committee del Senato Usa lo scorso novembre.

Una fonte della piattaforma ha tuttavia riferito al giornale che stanno collaborando con chi si occupa della questione per fornire le spiegazioni più esaustive e dettagliate possibili. Kantrowitz ha sottolineato che Facebook è più avanti di Twitter nella predisposizione di misure in grado di garantire trasparenza, sebbene il tallone d’Achille per entrambe resti quello delle “dark ads”, ovvero delle inserzioni pubblicitarie visibili soltanto dagli utenti a cui sono indirizzate e ritenute quindi responsabili di condizionare l’opinione pubblica e favorire la polarizzazione.

Intanto però che fine ha fatto l’Advertising Transparency Center? A rispondere a Kantrowitz è stato, come ricordato in precedenza, Jack Dorsey in persona in un tweet. Stavolta le misure predisposte dovrebbero arrivare entro l’estate. Il cofondatore di Twitter ha ammesso l’errore della previsione azzardata perché c’è molto lavoro da fare e soprattutto da fare bene. Non ci resta dunque che attendere i nuovi sviluppi che scopriremo in maniera presumibile direttamente dai tweet dei protagonisti.

 

di Giusy Russo

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